Frammenti di dissenso -parte 2-

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[Parte 1]

Terminiamo il nostro excursus sul dissenso, prendendo in esame il periodo dal 1936 al 1941. In questa fase evidenziamo, tra tutte, tre importanti tappe storiche, eventi che hanno finito con l’avere ripercussioni profonde nell’animo della popolazione:

  • Luglio 1936 inizio della Guerra civile spagnola;
  • 1° settembre 1939 scoppio della Seconda guerra mondiale;
  • 10 giugno 1940 entrata in guerra dell’Italia.

La Guerra di Spagna fu qualcosa di più di una guerra civile, fu un evento bellico che si caricò di un forte significato ideologico, fu il primo scontro tra democrazia e fascismo.
Per questo motivo la guerra spagnola ebbe ampia risonanza anche in Sardegna, e forte fu l’attenzione dei Prefetti e dei questori nel segnalare ogni reazione della popolazione:

14 settembre 1936, il giornale “Arbeiter Zeitung” di Basilea scrive che un gruppo di operai cagliaritani ha inviato 200 franchi al “Grido del popolo” di Parigi a favore di combattenti italiani antifascisti nella guerra di Spagna.
24 aprile 1937. Fermato e denunciato un cagliaritano per avere propalato notizie tendenziose sulla guerra di Spagna.
9 maggio 1937. Relazione del Questore di Sassari: “Gli avvenimenti spagnoli hanno interessato e interessano anncora vivamente queste popolazioni perchè non pochi volontari Sardi – ufficiali e soldati – militano tra le truppe di Franco mentre poche eccezioni, che qui non hanno seguito, sono andate tra le file dei rossi”.
Maggio 1937. Arrestato a Mores un cittadino “socialista”, per aver “manifestato simpatia per i miliziani spagnuoli esprimendo il desiderio di combattere contro i nazionalisti”. Assegnato al confino per 5 anni.

Sempre presente l’esempio di Emilio Lussu:

Luglio 1936, in possesso di un bracciante desulese vengono rinvenuti, a Bonorva, cinque foglietti manoscritti con frasi contro il fascismo e a favore di Lussu. Il materiale è stato distribuito da un pastore ex-confinato, anche lui di Desulo, cui viene trovata anche una cartolina inviatagli da Lipari dallo stesso Lussu, quando vi era confinato. Proposto per una nuova assegnazione al confino.
9 aprile 1937. Nella lunga relazione presentata dal Questore di Cagliari si segnala l’individuazione, a Serramanna, sul muro della casa del fascio e nella stazione, le scritte “Viva Lussu – Viva la libertà – Viva Lenin”: seguirà spedizione punitiva di fascisti cagliaritani che obbligano “- d’accordo con quel Segretario politico e il Podestà – 4 individui ritenuti antifascisti a bere l’olio di ricino”; a Cagliari alcuni fascisti hanno accompagnato al Gruppo “Fois” 7 persone ritenute antifasciste “obbligandole a bere dell’olio di ricino”.
11 marzo 1937. Il giudice conciliatore di Genoni esalta Emilio Lussu “sino a dire che avrebbe piuttosto rinunziato alla tessera del Fascio che alla sua ammirazione per Lussu”. Assegnato al confino per 3 anni.
1 marzo 1939. Arresto del pittore Carmelo Floris, di Olzai, e del muratore Giovanni Gadoni “per avere accettato l’incarico da Emilio Lussu di riorganizzare” il Psd’A in Sardegna. Antonio Dore, comunista, già confinato, è arrestato e denunciato per lo stesso motivo a Firenze il 7 marzo.

Con l’autarchia economica e con lo spettro di una guerra imminente, il dissenso si fece sempre più forte:

30 giugno 1936, manifestini di carta rossa affissi in piazza Municipio ad Iglesias. Ne viene denunciato come autore un minatore di 24 anni, che viene proposto al confino.
5 luglio 1936, “Manifestazione sediziosa, con affissione di manifestini sovversivi incintanti all’odio di classe e al dispregio del Fascismo”, nella miniera di Bacu Abis. Sei operai sono stati assegnati al confino di polizia”.
31 gennaio 1937. Fischietta, a Cagliari, l’Internazionale e la Marsigliese. Diffidato.
8 marzo 1937, un minatore di Bacu Abis pronuncia frasi offensive contro il regime. Assegnato al confino per 3 anni.
18 marzo 1937. Durante la notte qualcuno traccia scritte sovversive e falce e martello sulla parete della casa del fascio di Serramanna e nella ritirata del locale scalo ferroviario. I fascisti obbligano a bere l’olio di ricino l’ex-comunista Bonaventura Pinna, ritenuto “se non l’autore, almeno l’ispiratore” delle scritte. Deferito alla commissione provinciale per il confino, ammonito.
25 aprile 1937. L’on. Angelo Corsi viene ferito ad Iglesias da un fascista, perchè, secondo quello – dice il Questore – “per non salutare il gagliardetto del Fascio aveva svoltato le spalle”.
1 maggio 1937. Durante la notte viene issata una bandiera rossa sul Monte Mannu, che sovrasta l’abitato di Guspini. Arrestate 30 persone, di cui 3 vengono diffidate.
25 maggio 1938. Durante la notte, in vari punti di Cagliari, vengono affissi manifestini a stampa contro il Fuhrer, contro Mussolini, l’occupazione dell’Austria e l’intervento italiano in Spagna.
Ottobre – Novembre 1938. A Nuoro e Bari Sardo, in diverse occasioni, la parola “Mussolini” o l’effigie del Duce vengono imbrattate con sterco di bue. Quattro diffidati a Bari Sardo.

Anche l’abbigliamento poteva diventare un problema:

22-23 marzo 1937. Vari fascisti avvicinano, a Cagliari, persone che indossano cravatte nere o rosse o a fondo rosso “e persino – dice il Questore – bambine vestite di rosso, ordinando loro di togliersi tali indumenti”.
6 giugno 1937. Due minatori di Monteponi, in gita dopolavoristica a Oristano, vengono fermati (e poi rilasciati) perchè portano cravatte rosse.

Non sempre era il colpevole a essere punito:

4 luglio 1937. Iglesias: alcuni fascisti si scontrano con un gruppo di persone che, fuori dall’abitato, cantano una canzone sovversiva. Un fascista spara tre solpi di rivoltella. Otto fermati: tre (uno dei quali è il ferito) assegnati al confino, cinque diffidati (ma non lo sparatore).

Con il decreto regio del 1938, il fascismo pose delle limitazioni all’ascolto delle radio estere finchè, con lo scoppio della guerra, ascoltare Radio Londra divenne illegale:

4 settembre 1937. A Guspini, nella casa dell’autista Eugenio Massa (fascista dal 1923) si riuniscono il dottor Luigi Murgia, 61 anni, l’avv. Riccardo Lisci, 60 anni, e Ettore Manis, per ascoltare “alla radio comunista di Barcellona un messaggio del fuoriuscito Velio Spano che combatte coi rossi in Spagna”. Denunciati e assegnati al confino: Massa per 3 anni, gli altri per 1 anno ciascuno.
24 ottobre 1938. Cinque persone arrestate a Cagliari per aver ascoltato la radio della Spagna rossa. Il padrone di casa è assegnato al confino per due anni, gli altri per uno.
30 agosto 1939. L’OVRA segnala che a Cagliari, in un bar, si ascoltano le stazioni radio estere “antitaliane”. Ritirata la licenza per un mese.
25 novembre 1940. A Cagliari agenti dell’OVRA sentono distintamente, dalle finestre di un appartamento a pianterreno di via San Benedetto, le trasmissioni di Radio Londra. Il padrone di casa, un industriale, conferma che il figlio diciassettenne riceve spesso la trasmissione “perchè ne ha parlato in casa”. Diffidati entrambi.
9 dicembre 1940. Arrestato a Bacu Abis un operaio che “organizza la ricezione clandestina di trasmissioni di stazioni estere.” Sequestrata la radio.
Maggio 1941. Sequestrati nella provincia otto apparecchi radio di proprietà di altrettanti cittadini sorpresi ad ascoltare le trasmissioni di Radio Londra.

Sarà stato davvero uno scherzo o un tentativo di discolpa? Poco importava, il risultato era lo stesso:

23 gennaio 1937. A Ilbono un contadino analfabeta, non avendo potuto ottenere di recarsi come operaio in A.O.I. (Africa Orientale Italiana, n.d.r.), si fa scrivere da un compaesano, camicia nera della Coorte di Isili, una lettera diretta al “capo del governo rosso in Ispagna, Caballero” per farsi arruolare nelle truppe repubblicane (!). La lettera è intercettata dalla censura: sebbene sia chiaro che si tratta d’uno scherzo, i due sono assegnati al confino per 3 anni.

Noto avvenimento antifascista, già ricordato nell’articolo “I primi combattenti sardi nella guerra civile spagnola”:

17 marzo 1937. A Nuoro l’insegnante elementare Mariangela Maccioni, nota antifascista, e la signora Graziella Sechi, moglie dell’ing. Dino Giacobbe, sono arrestate “per avere esaltato la figura dell’anarchico Dettori Giovanni, morto combattendo fra i rossi in Ispagna”. Rilasciate il 13 maggio, la signora Giacobbe viene diffidata, Mariangela Maccioni viene, il 27 maggio, “presentata alla Commissione Provinciale per i provvedimenti di polizia” che la diffida. Successivamente, la Maccioni sarà espulsa dai ruoli scolastici.

Il controllo sistematico della comunicazione portò a intercettare molte lettere che esprimevano il malcontento e il dissenso nell’Italia fascista:

8 maggio 1937. La censura segnala una lettera, spedita da Bosa da una suora, che racconta al suo corrispondente in Francia che “a Bosa hanno bruciato le fotografie del Re, della Regina e di Mussolini e vi è stata una vera rivoluzione e a Cagliari hanno issato un drappo rosso sui bastoni della città e alla testa di un corteo”.
Febbraio 1940. Una lettera inviata a Lussu da Bitti viene intercettata dalla censura. Una lunga indagine scoprirà che si tratta di un tentativo di coinvolgere nell’accusa di complotto antifascista le persone più influenti del paese.

Molti sono gli antifascisti sardi che decidevano di emigrare a Parigi o partire per la guerra spagnola. La Corsica era il passaggio obbligato per i sardi che lasciavano l’isola:

12 luglio 1938. Due pescatori di Marceddì emigrano clandestinamente in Corsica per arruolarsi nelle milizie rosse. Un loro compagno, che li ha convinti, viene arrestato insieme con uno dei due, ritornato dalla Corsica.
28 gennaio 1938. Relazione del Questore di Sassari: gli espatri clandestini verso la Corsica, tentati o mandati ed effetto dal settembre del 1937, sono 20.

Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale aumentava la preoccupazione della popolazione…

12 ottobre 1939. Un sacerdote di Monserrato “conduce propaganda contro la guerra con velate critiche all’operato del regime, ha cominciato a tenere discorsi con amici e conoscenti esaltando la Francia, sparlando del regime e criticando anche le provvidenze economiche adottate dal governo”. E’ pedinato dall’OVRA fin dall’aprile.
7 ottobre 1939. Relazione del Questore di Sassari: lo stato d’animo della popolazione ha subito, nell’ultima decade di agosto, “una sensibile depressione”, riavendosi però alla dichiarazione italiana di non belligeranza.
20 novembre 1939. Arrestata a Sassari una cuoca che ha più volte pronunciato frasi offensive contro il capo del Governo. Ammonita.
1 maggio 1939. Relazione del Questore di Nuoro: “La notizia dell’azione militare in Albania, assolutamente inattesa, ha suscitato evidenti ondate di giubilo. L’orientamento della politica nazionale diretto a definire la supremazia dell’Italia nel Mediterraneo non ha qui oppositori”.
23 aprile 1939. Fermato a Seui un sardo che afferma, in un locale pubblico, che “l’Italia non può sostenere la guerra per deficienza di mezzi” e che “l’impero” francese sulla Tunisia è “legittimo”. Diffidato.
28 maggio 1940. Il viceparroco di Oschiri don Francesco Giua pronuncia frasi contro la guerra. Denunciato, assegnato al confino.
9 marzo 1941. Scritte antifasciste sui muri a Bonarcado: “W l’Inghilterra e fuori l’Italia. Stiamo morendo di fame”.
27 dicembre 1941. Relazione del Questore di Sassari: ” I recenti avvenimenti internazionali d’importanza storica, tra cui la estensione della guerra agli S.U.A. non hanno influito gran che sullo spirito della popolazione che ne segue gli sviluppi con calma sempre fiduciosa nella vittoria finale. Una certa apprensione ha ingenerato invece la perdita dell’Abissinia e l’attuale andamento della battaglia della Marmarica”.

… e iniziavano le prime privazioni (non solo alimentari):

6 ottobre 1939. Relazione del Questore di Nuoro: “Soddisfacente preparazione spirituale delle masse”, che “continuano a dare prova di assoluta fiducia nel Duce, rivelando encomiabile serenità nel seguire le vicende internazionali”. La situazione economica è stazionaria. “L’eliminazione del caffè dal generale consumo è stata avvertita, ma non ha causato alcun malcontento”.
29 luglio 1940. Relazione del Questore di Cagliari: raccolto del grano scarso; abbondante invece la produzione frutticola; attivissima l’attività estrattiva. “I diminuiti rifornimenti dal Continente hanno ineluttabilmente fatto alzare i prezzi”. “Notevolissimo aumento del costo della vita, acuito anche, talora, dalla mancanza di generi di prima necessità quale il sapone. Quando questo genere non arriva dal Continente, data la scarsezza delle assegnazioni, si tende ora a fabbricarlo in famiglia, adoperando l’olio di ulivo, e da ciò la rarefazione anche di tale prodotto. […] Notevole impressione ha prodotto il razionamento del pane nei pubblici esercizi, che fa temere il razionamento generale”. “Il clero locale non è soverchiamente incline alla politica. Qualche apprezzamento, in prediche, contrario alla Germania, effetto della propaganda dell’Osservatore romano è stato stroncato”.
24 dicembre 1940. Relazione del Questore di Nuoro: la riduzione alle assegnazioni di grano duro impedisce la fabbricazione della “carta da musica”, “vi è stata al riguardo qualche sporadica e sintomatica manifestazione”. “Una delle cause di grave disagio è la mancanza assoluto di commercio della suola. Inoltre i contadini e i pastori che in passato usavano per le riparazioni delle calzature la cosidetta suola di gomma, che ora non esiste, vanno già per la maggior parte, adulti e bambini, completamente scalzi, con conseguenze che indubbiamente si ripercuoteranno nella salute delle popolazioni”.

Anche l’antifascismo, durante la guerra, si rafforzò ulteriormente:

24 giugno 1941. Sì è avuto sentore – dice il Questore di Cagliari – di un tentativo di costituzione di un nucleo antifascista nell’Università. Si dovrebbe chiamare MURA (Movimento Universitario Rivoluzionario Antifascista). Pare che l’iniziativa sia partita dall’Università di Sassari.
25 settembre 1941. Rapporto del Questore di Cagliari. “Fra i sardisti – affetti tutti da pessimismo circa i risultati finali della guerra – pare siano sorte speranze di vedere attuate le loro ideologie. Da ciò forse derivano le voci, ogni tanto ricorrenti, di uno “sbarco” del noto Lussu Emilio in Sardegna. Ma codesto movimento, peraltro molto modesto, non credo debba destare impressioni. I Sardi, in fondo, sono tutti sardisti, nel senso che sentono, nell’intimo, assai forte l’orgoglio della propria terra e della propria razza. Ma sono egualmente buoni patrioti e posso aggiungere – dice il Questore – che, per quanto riguarda il carattere del cagliaritano, v’è gran passo fra sentimento e azione”.
29 ottobre 1941. A Cagliari l’OVRA procede all’arresto di “un gruppetto di antifascisti che avevano ripreso contatti a scopo politico”. Due assegnati al confino, quattro ammoniti, uno diffidato”.

Particolare la forma di protesta dell’avv. Mura:

31 gennaio 1941. A Sassari l’avvocato Giovanni Antioco Mura è ripreso da un cancelliere del Tribunale perchè insiste a incollare le marche da bollo (con l’effige del re) a testa in giù. L’avvocato Stefano Saba ribatte al cancelliere: “Non ti conviene, le cose possono cambiare, domani ci sarà un altro partito e comanderà lui”. I due avvocati sono proposti per la diffida.

La censura colpiva anche la stampa cattolica:

A gennaio e febbraio 1941 continui sono i sequestri del settimanale cattolico “Libertà” per articoli ritenuti incompatibili con lo spirito della Nazione in guerra.

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Per una più ampia lettura sulle relazioni dei prefetti e dei Questori delle province sarde è possibile consultare il testo sotto indicato, fonte delle citazioni riportate:

  • Cronologia del malessere (1927 – 1941) a cura di Manlio Brigaglia, “L’antifascismo in Sardegna”, di Brigaglia, Mancone, Mattone, Melis.

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La voce della verità

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Durante il Secondo conflitto mondiale a far aumentare l’avversione al fascismo, a volte inconsapevole, in una opposizione sempre più aperta, contribuirono i bombardamenti delle città, la scarsità di risorse alimentari, le notizie sconvolgenti che arrivavano dal fronte. In questa situazione la radio di regime non poteva più soddisfare la ricerca di verità degli italiani e l’ascolto di trasmissioni clandestine divenne sempre più diffuso, benchè proibito, in tutto il Paese.

Radio Londra iniziò ad essere trasmessa in lingua italiana dalla BBC a partire dalla crisi di Monaco, nel 1938. Già allora, con il decreto regio del 1938, il fascismo pose delle limitazioni all’ascolto delle radio estere finchè, con lo scoppio della guerra, ascoltare Radio Londra divenne illegale.

La polizia era impegnata costantemente nella ricerca di chi, anche all’interno delle mura domestiche, seguisse le trasmissioni non allineate al regime e più volte il Tribunale Speciale arrivò a giudicare numerose persone, come l’impiegato cagliaritano Giovanni Musu condannato a una pena di cinque anni.

Se a Radio Londra una delle voci più celebri per gli ascoltatori divenne quella del colonnello Stevens, per gli ascoltatori antifascisti dell’EIAR i discorsi più interessanti erano quelli pronunciati da “lo spettro”, una voce misteriosa che per lungo tempo rimase senza nome.
A partire dal settembre 1941, durante la trasmissione “Commenti ai fatti del giorno” di Mario Appelius, famigerato propagandista del regime, le conversazioni dei giornalisti venivano costantemente interrotte dalla “voce della verità”, che  ribatteva alle loro affermazioni e spiegava la vera realtà della guerra.
Era la voce del sardo Luigi Polano, già membro del Partito comunista e poi agente del Komintern, incaricato da Togliatti di gestire l’emittente clandestina del partito e di inserirsi sulla stessa frequenza dell’EIAR, cosa che riuscì a fare. Da dove avvenissero le trasmissioni è ancor oggi un mistero: nè Polano, che rievocava con allegria orgogliosa quell’esperienza, nè Togliatti, che fu l’artefice di questa operazione, hanno mai voluto rivelarlo.

Dirà poi D’Onofrio: “Tra le tanti ipotesi sulla loro dislocazione, non mancarono quelle che Radio Milano Libertà (e Polano) trasmettessero dalle Alpi o da impianti mobili spostantisi da una regione all’altra del Paese”.
Ma il segreto è ancora tale.

Ciò che è noto, è che fino al giorno della liberazione di Roma, avvenuta il 4 giugno 1944, la radio clandestina tenne in allarme l’Eiar e il regime, senza che Mussolini fosse mai riuscito a bloccare o a rintracciare l’origine della trasmissione antifascista.

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Fuga da Lipari

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Emilio Lussu riuscì a evadere dal confino di Lipari alla fine del luglio del 1929 con altri due celebri amici: Carlo Rosselli e Fausto Nitti, anch’essi condannati a cinque anni di deportazione.
Importante nella preparazione della fuga fu la presenza della moglie di Rosselli, l’inglese Marion Cave, che ottenne l’autorizzazione di abitare con il marito a Lipari. Grazie al suo passaporto inglese potè viaggiare liberamente senza controllo, riuscendo a mantere i contatti con gli oppositori già rifugiatisi all’estero.

Le menti dell’operazione furono Gaetano Salvemini, Alberto Tarchiani e Alberto Cianca, aiutati da Raffaele Rossetti (protagonista, nel 1918, dell’affondamento della Viribus Unitis, fiore all’occhiello della Marina militare austriaca), Italo Oxilia (che aveva guidato il motoscafo per la fuga di Turati e Pertini) e Gioacchino Dolci (operaio repubblicano, compagno di deportazione dei tre, che avendo scontato la pena era già espatriato in Francia).

Il progetto di evasione prevedeva che Lussu, Rosselli e Nitti, scelto un angolo della costa meno controllato, avrebbero dovuto nuotare fino al largo, dove sarebbero stati raggiunti da un’imbarcazione “amica”.
Per ben quattro volte, però, come raccontò Lussu, dal mare non arrivò nessuno.
In un caso il problema fu il motoscafo “Sigma IV”, i cui motori così pesanti rischiarono di far affondare l’imbarcazione che fu così costretta a rientrare a Tunisi appena dopo la partenza. I tre fuggitivi dovettero così abbandonare momentaneamente l’azione, con le guardie fasciste che, fortunatamente, non si accorsero di nulla.

Il quinto tentativo riuscì il 27 luglio 1929, in una notte di luna nuova.

Anche stavolta Lussu, Rosselli e Nitti riuscirono a eludere il controllo delle guardie e a raggiungere il largo a nuoto. Stavolta, dopo una pasmodica attesa, il motoscafo “Dream V” arrivò con a bordo Italo Oxilia e Gioacchino Dolci che seguirono i punti luminosi indicati da Lussu. Il motoscafo riuscì a entrare nel porto a motori e fari spenti, senza essere visto dalle guardie.

Il primo a salire a bordo fu Nitti, seguito da Rosselli e Lussu.
Nel motoscafo, oltre a una grande riserva di carburante, per volere di Lussu furono sistemati anche fucili e bombe a mano.
Ma l’uso delle armi non fu necessario.
Con le sue trenta miglie orarie, frutto dei motori truccati, il Dream virò rapido e si lanciò in mare aperto senza che nessuno a Lipari si accorgesse di nulla.
Man mano che il motoscafo andava, l’isola diventava un incubo sempre più lontano mentre il sogno della libertà conquistata diventava sempre più vicino.

Nel frattempo scattò l’allarme a Lipari, ma ormai era troppo tardi. I fuggitivi erano al largo, impossibile raggiungerli.

L’indomani, nel primo pomeriggio, il motoscafo arrivava a destinazione: Tunisi.
Da Tunisi, passando per Marsiglia, Lussu, Nitti e Rosselli, assieme a Tarchiani, raggiunsero in treno Parigi dove fuori alla Gare de Lyon trovarono ad attendergli Gaetano Salvemini, Filippo Turati e Alberto Cianca.

Pochi giorni dopo nasceva Giustizia e Libertà, movimento che avrebbe dato un contributo importantissimo alla Resistenza italiana.

La fuga dei tre oppositori fu un grandissimo successo per tutto l’antifascismo italiano; trovò spazio nei giornali di mezzo mondo, rafforzò il dibattito democratico.
Fu il simbolo dell’esistenza di un’Italia che non si piegava al fascismo, di quell’Italia che grazie ai nuclei clandestini e alla voce degli esuli, stava dando vita alla lotta contro il nazifascismo.

La fuga rappresentò invece una vera umiliazione per il regime fascista.
I servizi segreti erano al corrente che a Lipari si stava programmando un tentativo di evasione, ma non riuscirono a far nulla per impedirlo.
Solo il 9 agosto la notizia trovò spazio sul “Popolo d’Italia“, il giornale di Mussolini: “Nella notte dal 27 al 28 luglio sono evasi da Lipari i confinati ex deputato Emilio Lussu, prof. Carlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti”.
Tutto qui. E fu in qualche modo obbligato a farlo visto che la notizia, ormai, faceva il giro del mondo.

Mussolini cercò di rivalersi in un modo o nell’altro. E così la moglie di Rosselli, incinta, venne arrestata in Valle d’Aosta, ma a seguito del clamore suscitato in Inghilterra ottenne un’immediata liberazione. Nello Rosselli, accusato di aver organizzato la fuga del fratello, venne confinato a Ustica.
La clamorosa fuga del 1929 finì con inasprire ulteriormente la detenzione in tutte le zone di confino, e a Lipari in particolare, dove la Milizia prese il posto della polizia.

Per quel che riguarda il futuro dei tre fuggiaschi, questo è ormai noto ai più.
Lussu prima partecipò alla Guerra civile spagnola nel fronte antifranchista, con funzioni di dirigente politico della Colonna Rosselli. Leader prima di Giustizia e Libertà e poi del Partito d’Azione, partecipò attivamente alla Resistenza romana. Nel 1945, fu Ministro dell’assistenza postbellica nel primo governo di unità nazionale dell’Italia libera e poi ancora eletto più volte senatore. Si ritirerà dalla vita politica nel 1968.

Anche Nitti fu uno dei fondatori di Giustizia e Libertà.
Partecipò alla Guerra civile spagnola e tornato in Francia fu internato nel campo di Argelès-sur-Mer. Durante la Seconda guerra mondiale fu uno dei promotori della rete spionistica clandestina per la Francia libera e, dopo essere stato arrestato, fu deportato dai nazisti verso il campo di concentramento di Dachau. Durante il viaggio però, riuscì a compiere un’altra avventurosa evasione e si aggregò alla Resistenza francese grazie al quale ottenne la medaglia per la Resistenza. Eletto consigliere comunale a Roma, aderì alla Massoneria.

Rosselli, fondatore del movimento Giustizia e Libertà assieme a Nitti e Lussu, fu subito attivo nella Guerra spagnola sostenendo le forze repubblicane. Celebre divenne il discorso pronunciato alla Radio di Barcellona nel novembre del 1936: “Oggi qui, domani in Italia”, divenuto il motto degli antifascisti italiani.
Tragica fu la sua fine.
Nel giugno del 1937, mentre si trovava a Bagnoles-de-l’Orne per delle cure termali, venne raggiunto dal fratello Nello che probabilmente era stato seguito dai suoi aguzzini sulle tracce del fratello. Il 9 giugno, con un pretesto, vennero fatti scendere dall’automobile e colpiti con raffiche di pistola dai miliziani della Cagoule, formazione dell’estrema destra, su mandato ricevuto da Galeazzo Ciano.
Carlo morì sul colpo, Nello venne finito da un’arma da taglio.

Sulla tomba, l’epitaffio di Calamandrei:

“Giustizia e Libertà. Per questo morirono, per questo vivono”.

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Per approfondire l’argomento si consiglia la lettura:

  • “Marcia su Roma e dintorni” di Emilio Lussu
  •  “La catena” di Emilio Lussu
  •  http://www.storiaxxisecolo.it/antifascismo/antifascismo2c.html

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I piani segreti per occupare la Sardegna (1940-1943)

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Sarebbe potuto essere “operazione Yorker“, o più probabilmente “piano Garotter“, o magari “Brimstone”… e invece no, nessuno di questi progetti andò in porto, ma tutti e tre prevedevano la liberazione della “fortezza Europa” passando per la Sardegna, ancor prima di pensare allo sbarco in Normandia e prima che si realizzasse lo sbarco in Sicilia.

Ma facciamo un passo indietro.

La Seconda Guerra Mondiale era già iniziata da un anno quando, alla fine del 1940, si iniziò a pianificare la conquista dell’isola con l’operazione Yorker. Nella primavera del ’40 Hitler controllava già una buona parte dell’Europa centro-settentrionale, il 14 giugno conquistava Parigi e in autunno era costretto a rinviare, a causa della resistenza inglese, l’occupazione della Gran Bretagna. Il 10 giugno anche l’Italia decideva di entrare in guerra affianco all’alleato tedesco.

Fu in questo contesto che gli Alleati (già nel 1940 Roosevelt si impegnò a sostenere economicamente la Gran Bretagna, l’unico Paese rimasto a combattere contro la Germania) progettarono la conquista della Sardegna, per controllare le rotte del Mediterraneo e indebolire l’Asse con l’uscita di scena dell’Italia.

L’operazione Yorker, datata gennaio 1941, prevedeva che alcuni convogli sulla rotta Gibilterra-Malta-Egitto avrebbero dovuto virare a Nord verso la Sardegna, per poi sbarcare a Portoscuso, Muravera, Oristano e Alghero, mentre gli avieri avrebbero preso il controllo degli aeroporti. Conquistato poi il porto di Cagliari, il principale obiettivo, e sbarcato il grosso delle truppe e dei mezzi, dagli aeroporti sarebbero partiti gli aerei per bombardare i porti nel continente e respingere i rinforzi. Il piano, previsto per la primavera dello stesso anno, venne però accantonato perchè troppo rischioso.

All’operazione Yorker seguì ben presto un nuovo progetto: il piano Garotter.
Il piano Garrotter si rifaceva sostanzialmente al progetto Yorker, ma era focalizzato sulla sola conquista di Cagliari. Anche questa operazione verrà messa da parte, troppe poche le informazioni in mano agli Alleati riguardanti il territorio circostante, mancarono soprattutto le ricognizioni fotografiche per la scarsità di aerei.

Il 1942 fu l’anno dell’ideazione dell’operazione Brimstone, i cui destini finirono con l’incrociarsi alla riuscita del piano Husky, ovvero allo sbarco in Sicilia del 1943.
Se le forze alleate avessero trovato in Sicilia una resistenza accanita, a tal punto da rallentare notevolmente l’avanzata e mettere a repentaglio la riuscita dell’operazione, l’alternativa sarebbe stata un nuovo sbarco in Sardegna (piano Brimstone) e uno in Corsica (piano Firebrand). In questo modo si sarebbero utilizzati gli aeroporti isolani per attaccare più frequentemente gli obiettivi dell’Italia centrale e settentrionale e, al tempo stesso, sarebbero state bloccate le divisioni tedesche presenti, impedendo loro di spostarsi in altre aree.
Il piano per la conquista della Sardegna prevedeva che, una volta sbarcata nella costa quartese, la V Armata americana avrebbe dovuto continuare l’avanzata verso nord in preparazione dello scontro con la 90ª Panzergrenadier e la Divisione “Nembo”, dislocate tra Sardara e San Gavino. Ma tutto ciò non fu necessario in quanto l’operazione Brimstone non venne mai attuata.
Lo sbarco in Sicilia, infatti, avvenne senza troppi problemi, con le truppe italiane demoralizzate ormai sicure dell’inevitabile sconfitta e una popolazione che, in buona parte dei casi, accolse gli alleati come liberatori.

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Per approfondire si consiglia la lettura:

La Sardegna nella strategia mediterranea degli Alleati durante la seconda guerra mondiale (1940-1943). I piani di conquista. Mariarosa Cardia.