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Mincemeat: storia del falso sbarco in Sardegna.

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I piani ideati dagli Alleati per conquistare la Sardegna durante la Seconda guerra mondiale furono offuscati dall’avventurosa operazione segreta denominata “Mincemeat”, ovvero “Carne tritata”; terminato il conflitto, il piano divenne così famoso da diventare argomento di romanzi e film, mentre le altre operazioni finirono nel dimenticatoio.

L’operazione Mincemeat doveva, nei piani degli anglo-americani, far credere ai tedeschi e agli italiani che lo sbarco sarebbe avvenuto non in Sicilia, ma in Sardegna e, cosa a dir poco incredibile, le forze dell’Asse finirono col crederci davvero.

Tutto iniziò il 30 aprile 1943 quando un pescatore portoghese recuperò un cadavere con indosso l’uniforme inglese, un giubotto della Raf e, legata alla cintura, una misteriosa valigetta. Le autorità spagnole lo identificarono come il maggiore William Martin grazie ai documenti presenti; causa della morte un incidente aereo. Nella valigetta furono trovate alcune lettere dirette ai comandi inglesi.

Le autorità spagnole consegnarono ai servizi segreti nazisti tutte le carte ritrovate e, dopo le proteste del consolato, i documenti vennero restituiti agli inglesi. Le buste apparentemente sembravano intatte, ma non era così. Mancavano delle piccole ciglia poste appositamente per svelare un eventuale manomissione. I tedeschi erano caduti nella trappola e la finta operazione alleata aveva raggiunto la giusta destinazione: Berlino.

Due divisioni tedesche furono così spostate in Sardegna e Corsica, altre sette dalla Sicilia alla Grecia. La Sicilia rimase scoperta, difesa solo da truppe demoralizzate, male equipaggiate e senza sistemi antisbarco.
L’offensiva in Sicilia iniziò il 12 giugno 1943 con la conquista dell’isola di Pantelleria; un mese dopo, il 10 luglio, i primi contingenti sbarcavano in Sicilia e in poche settimane si impadronirono dell’isola, senza difficoltà.

Ma come si era arrivati a tanto?

Nella valigetta del maggiore William Martin erano contenuti i falsi piani segreti degli alleati.
Una lettera faceva riferimento a uno sbarco in Grecia e indicava falsamente come finto obiettivo la Sicilia, accennando ad un altro attacco contemporaneo nel Mediterraneo. I falsi obiettivi erano chiari ma non troppo appariscenti, inoltre venivano indicati due assalti chiamati operazione Husky (che è il vero nome dell’attacco alla Sicilia, ma che nella lettera veniva riferito alla Grecia in modo che se i tedeschi avessero intercettato messaggi contenente tale nome, avrebbero pensato alla manovra citata nella lettera) e operazione Brimstone (riferita ad un punto non precisato del Mediterraneo).
Il secondo messaggio parlava di un passaggio in Nord Africa in preparazione del successivo assalto nella “patria delle sardine”, con riferimento alla Sardegna e dunque al piano Brimstone.

I tedeschi una volta intercettate le informazioni, pensarono che gli sbarchi sarebbero avvenuti in Sardegna e in Grecia e, in preparazione a ciò, spostarono mezzi e truppe, lasciando sguarnito il vero obiettivo.

william_martinMa non solo le missive erano una totale invenzione. Persino il maggiore William Martin non era mai esistito.
Il corpo rinvenuto dai pescatori era quello dello scozzese Glyndwr Michael, un senzatetto di 34 anni, morto suicida a seguito di un’ingestione di veleno per topi, che gli aveva gonfiato i polmoni proprio come quelli di un annegato. Rimase per  mesi in una cella frigorifera, prima di essere vestito da ufficiale e scaricato dal sottomarino britannico al largo di Huelva. Per rendere più reale il tutto, vennero infilati nelle sue tasche dei biglietti per il teatro, un sollecito bancario per uno scoperto di 80 sterline, la fotografia della fidanzata Pam, lettere d’amore e una lettera dell’affezionatissimo padre, senza dimenticare il necrologio che venne pubblicato sul Times.

La lapide posta in suo ricordo nel cimitero di Huelva riporta la frase:
“Qui giace Glyndwr Michael, che servì come il maggiore William Martin nei Royal Marines”.

Il senzatetto scozzese, senza saperlo, aveva servito il suo paese salvando migliaia di vite. Ci pensò la morte a innalzarlo al ruolo di eroe.

 

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I piani segreti per occupare la Sardegna (1940-1943)

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Sarebbe potuto essere “operazione Yorker“, o più probabilmente “piano Garotter“, o magari “Brimstone”… e invece no, nessuno di questi progetti andò in porto, ma tutti e tre prevedevano la liberazione della “fortezza Europa” passando per la Sardegna, ancor prima di pensare allo sbarco in Normandia e prima che si realizzasse lo sbarco in Sicilia.

Ma facciamo un passo indietro.

La Seconda Guerra Mondiale era già iniziata da un anno quando, alla fine del 1940, si iniziò a pianificare la conquista dell’isola con l’operazione Yorker. Nella primavera del ’40 Hitler controllava già una buona parte dell’Europa centro-settentrionale, il 14 giugno conquistava Parigi e in autunno era costretto a rinviare, a causa della resistenza inglese, l’occupazione della Gran Bretagna. Il 10 giugno anche l’Italia decideva di entrare in guerra affianco all’alleato tedesco.

Fu in questo contesto che gli Alleati (già nel 1940 Roosevelt si impegnò a sostenere economicamente la Gran Bretagna, l’unico Paese rimasto a combattere contro la Germania) progettarono la conquista della Sardegna, per controllare le rotte del Mediterraneo e indebolire l’Asse con l’uscita di scena dell’Italia.

L’operazione Yorker, datata gennaio 1941, prevedeva che alcuni convogli sulla rotta Gibilterra-Malta-Egitto avrebbero dovuto virare a Nord verso la Sardegna, per poi sbarcare a Portoscuso, Muravera, Oristano e Alghero, mentre gli avieri avrebbero preso il controllo degli aeroporti. Conquistato poi il porto di Cagliari, il principale obiettivo, e sbarcato il grosso delle truppe e dei mezzi, dagli aeroporti sarebbero partiti gli aerei per bombardare i porti nel continente e respingere i rinforzi. Il piano, previsto per la primavera dello stesso anno, venne però accantonato perchè troppo rischioso.

All’operazione Yorker seguì ben presto un nuovo progetto: il piano Garotter.
Il piano Garrotter si rifaceva sostanzialmente al progetto Yorker, ma era focalizzato sulla sola conquista di Cagliari. Anche questa operazione verrà messa da parte, troppe poche le informazioni in mano agli Alleati riguardanti il territorio circostante, mancarono soprattutto le ricognizioni fotografiche per la scarsità di aerei.

Il 1942 fu l’anno dell’ideazione dell’operazione Brimstone, i cui destini finirono con l’incrociarsi alla riuscita del piano Husky, ovvero allo sbarco in Sicilia del 1943.
Se le forze alleate avessero trovato in Sicilia una resistenza accanita, a tal punto da rallentare notevolmente l’avanzata e mettere a repentaglio la riuscita dell’operazione, l’alternativa sarebbe stata un nuovo sbarco in Sardegna (piano Brimstone) e uno in Corsica (piano Firebrand). In questo modo si sarebbero utilizzati gli aeroporti isolani per attaccare più frequentemente gli obiettivi dell’Italia centrale e settentrionale e, al tempo stesso, sarebbero state bloccate le divisioni tedesche presenti, impedendo loro di spostarsi in altre aree.
Il piano per la conquista della Sardegna prevedeva che, una volta sbarcata nella costa quartese, la V Armata americana avrebbe dovuto continuare l’avanzata verso nord in preparazione dello scontro con la 90ª Panzergrenadier e la Divisione “Nembo”, dislocate tra Sardara e San Gavino. Ma tutto ciò non fu necessario in quanto l’operazione Brimstone non venne mai attuata.
Lo sbarco in Sicilia, infatti, avvenne senza troppi problemi, con le truppe italiane demoralizzate ormai sicure dell’inevitabile sconfitta e una popolazione che, in buona parte dei casi, accolse gli alleati come liberatori.

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Per approfondire si consiglia la lettura:

La Sardegna nella strategia mediterranea degli Alleati durante la seconda guerra mondiale (1940-1943). I piani di conquista. Mariarosa Cardia.

 

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