Tre Passi Avanti

Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo… (o quasi!)

Archivio per la categoria “televisione”

Fuga di notizie

Avete mai notato leggendo i quotidiani o ascoltando i telegiornali che esistono una serie di espressioni che vengono continuamente utilizzate dai giornalisti?

 
Cresce l’attesa; atteso vertice; grande attesa per l’incontro; zona impervia; in arrivo i giorni della merla; in arrivo il grande freddo; tempestivo intervento; vivo allarme; bottino magro; stroncato da infarto.
Lancette avanti: torna l’ora solare. Lancette indietro: torna l’ora legale.

Tragica fatalità; ammasso di rottami; lamiere contorte; squallida vicenda; netto rifiuto; una tragedia che si poteva evitare; rabbia e sgomento; efferato delitto; cresce il tragico bilancio dei morti; il paese assiste attonito; non scartiamo nessuna ipotesi.
Il rilancio del mezzogiorno; il rilancio dell’economia; monito del Papa; accorato monito del Papa; appello del Papa;  fuga di notizie; è iniziata la ripresa; la ripresa non c’è ancora; aria di crisi.
Le stragi del sabato sera; domenica di fuoco sulle autostrade; disagi per chi viaggia; smentite le previsioni.
Va avanti l’inchiesta; il no della procura; il magistrato ha disposto l’arresto.

I ragazzi della Roma bene; Milano da bere; l’Italia ponte sul Mediterraneo; i paesi che si affacciano; i paesi emergenti; le tigri asiatiche.
Ha inizio la grande kermesse; lutto nel mondo del cinema; spaccatura sui diritti tv; in campo per centrare il primo obiettivo; stagione sfortunata; ed è subito Inter; è ancora Cagliari (ehm, questa purtroppo è più rara…).

  

2 parole su Morgan

Sul caso della settimana hanno detto la loro:

Pupo

Giovanardi

Floriana del Grande Fratello

Enrico Ruggeri

Annalisa Minetti

Lucio Dalla

Bersani

Joe Squillo

Giorgia Meloni

Castelli

Claudia Mori

 

Potevo io trattenermi dal dire la mia?

No.

(Vi consiglio di leggere anche qui)

 

Oggetto: Morgan dichiara in un’intervista rilasciata alla rivista Max che per curare la depressione usa la cocaina e, che al contrario di tanti farmaci, farebbe pure bene.

 

A questa frase, è seguita subito dopo l’esclusione dal festival di Sanremo, e deliranti discussioni che vagano dall’uso della droga tra i giovani, a quanto sia simpatica Kate Moss, alla differenza tra le modalità di assunzione del crack e della valeriana fino ad arrivare a quanto sarebbe stata splendida la carriera del tale di Centovetrine se non fosse caduto nel tunnel; si continua con l’oscura ipotesi che vedrebbe il giudice Santi Licheri allontanato da Forum per dipendenza da dadi Knorr, fino all’appello di poter incentrare la discussione su mariti e mogli cornuti perché, “è un problema grave e diffusissimo, ma di questo non si parla mai”.

 

Fra tutte, però, incombe una parola simbolo:

Morgan = pessimo esempio

 

Allora.

Una cosa che non tollero è questa storia del prototipo a cui ispirarsi.

Io sono convinta che una persona, un giovane e tanto meno un adulto, non vada a cercarsi un modello da seguire, o meglio, se proprio deve non andrebbe a cercarlo in una voce sentita sopra un palco, in una figura vista sul teleschermo, o osservata in un campo da calcio.

Un ragazzo, l’esempio di cui ha bisogno, dovrebbe trovarlo in famiglia, perché è dalla famiglia che deve formarsi, non da un estraneo che non ha mai incontrato in vita.

Quindi se mai questo ragazzo lo facesse, è perché un problema lo ha già.

Quando gli Articolo 31 erano in voga, e voglio ricordare che cantarono il loro inno alla marijuana proprio in Rai, io ero la prima ad ascoltarli, e mai si è pensato a loro come a un esempio. E gli Articolo, di droga, ne parlavano esplicitamente, e il loro messaggio veniva cantato da migliaia di ragazzini.

Io parto dal presupposto che un cantante, un musicista, un poeta, mi interessano come tali, per le canzoni, la musica, i pensieri che sanno creare, e non certo per cosa fanno dentro casa loro, realtà, di cui, a me, non me ne frega assolutamente niente.

 

A Sanremo, dovrebbero contare innanzitutto le canzoni.

Viene visto come un’istituzione, è vero, come qualcosa di sacro, come un’eccellenza della moralità, e non è quindi strano che abbia espresso un giudizio così pesante su un partecipante.

La cosa che stride in tutto questo, però, è che quello stesso palco che non ha accettato Morgan, che poi ha spiegato e ha chiarito quelle dichiarazioni, è lo stesso che non si è fatto scrupoli ad invitare uno stupratore condannato a 3 anni di carcere, per di più neanche cantante, e a  riempirlo di soldi per un’ospitata di pochi minuti, o un Eminem che delle sue canzoni aveva fatto un catalogo di oscenità.

 

Ma Morgan ha sbagliato…

Morgan ha parlato del suo privato, in un Paese in cui è l’aspetto esteriore che conta, in cui ci si sorride tutti per poi massacrarsi alle spalle, dove si può fare tutto ma non bisogna dirlo perché se lo dici è peccato, e se stai zitto il problema è come se non esistesse. Perché sono gli occhi degli altri che creano il problema…

Così Morgan non è mai stato un esempio di cultura, di genialità e di invettiva, come doveva essere secondo i parametri della nostra società, ma adesso è diventato un esempio negativo. Ha parlato troppo, certe cose vanno tenute per sé. Questa è la regola.

 

Ma l’Italia è una grande famiglia, pronta alla strigliata, alla comprensione e al perdono se un figlio si cosparge il capo di cenere.

E così abbiamo Giorgia Meloni, che da brava “mamma” spera che Morgan diventi finalmente un esempio positivo per tutti (come lo è lei), abbiamo la Mussolini, che da “papà burbero” pretende il test anti-droga contro tutti i cantanti, abbiamo l’estrema sinistra che riprendendo i panni dello “zio simpatico” e sì, è d’accordo con il test, ma da estendere a tutta l’Italia intera (Mussolini compresa, e da fare senza preavviso, magari…), c’è il direttore di Raiuno che da “nonno severo” bacchetta, dirige e decide chi è degno della sua stirpe e chi non lo è; non manca il “prozio rompiscatole” Bruno Vespa che dall’alto della sua moralità ricorda a ditino puntato cosa è il bene e cosa è il Morgan. Poi abbiamo pure la sorella “strafatta” ma quella era Floriana del Gf e non mi ricordo o non ho capito cosa abbia detto.

 

Tutti pronti a dire la loro, dall’alto di uno studio televisivo e dai microfoni di una radio, a dispensare il perdono, a elargire consigli, a bacchettare le mani del peccatore.

Perché ora il problema da risolvere è Morgan, sono le sue dichiarazioni che hanno fatto perdere la retta via agli italiani.

Si è confessato e per questo non ha il diritto di salire su quel palco, è un cattivo.

Magari farà la fortuna di tutte le trasmissioni Rai e Mediaset, dove avrà sempre la porta aperta, con gli autori pronti a spingerlo dentro gli studi, ma il suo lavoro non lo potrà più fare, non si canta in tv dopo quello che ha detto!

Comparirà in tutti i giornali che riprenderanno continuamente l’intervista maledetta esaltandone i toni ed evidenziandola con titoli gonfiati.

Non è anche la stampa allora che esalta la situazione?

Che poi, se la sua dichiarazione fosse rimasta circoscritta nel mensile Max, diciamoci la verità, chi l’avrebbe letta?

Finirà che se Morgan accetterà il giochino delle ospitate, si riempirà il portafoglio.

 

Morgan ha sbagliato… questo è sicuro.

Ma lo sbaglio non sta nell’aver parlato apertamente di cocaina, ma nel non aver avuto la forza di allontanare lo spettro della droga dalla sua vita. Questa è una sua debolezza, e noi non abbiamo il diritto di dare giudizi.

Tutto il resto sono solo inutili chiacchiere.

 .

Un anno di digitale terrestre

 

Dal 1 dicembre, in Campania, Verissimo si potrà vedere solo con il decoder digitale terrestre.

Ambè, se è per Verissimo, consiglierei di non installarlo proprio…

 

Ma se questa magagna è toccata al Lazio e tra un po’ pure alla Campania, non dimentichiamoci che è da UN ANNO che un’altra regione sta lottando con questo discutibile apparecchio: la Sardegna.

 

Già, perché sembra che i problemi riguardanti questo passaggio si siano manifestati solo a Roma, o ancor meglio che i problemi di Roma siano più importanti dei nostri che, ripeto, ce li portiamo avanti da un anno. Ma non abbiamo né una capitale e né tanti abitanti per poter competere con il Lazio, va da sé che il nostro peso politico, o meglio digitale, sia un problema minore rispetto ad altre realtà.

 

Ma come dicono da più parti, non dobbiamo essere così retrogradi. E’ necessario aprire le braccia all’innovazione, ai canali nuovi, all’interattività, alla miglior qualità delle immagini…

Ok, va bene, ma facciamo due conti.

 

Vada pure per l’innovazione, ma l’interattività è completamente inutile perché io non ho proprio niente da interagire col decoder e dei nuovi canali tanto pubblicizzati… neanche l’ombra.

Salvo solo la qualità della visione, c’è una reale differenza tra le immagini dell’analogico e quelle del digitale, è la stessa cosa del vedere un film in VHS e in DVD, la diversità è innegabile, ma tutte le altre parole sono solo fumo.

Registrare un programma è praticamente impossibile senza un video con digitale terrestre incorporato.

E’ necessario tenere il decoder della tv acceso e ogni variazione verrà registrata, non si potrà cambiare canale, ma neanche modificare il volume (la barretta che compare verrà a sua volta registrata!) e vedere il televideo. Scompare così la classica funzionalità del videoregistratore, a meno che non ne acquistiamo uno supertecnologico. Ma per il momento non ci penso neppure.

 

Ma restringiamo il cerchio e prendiamo in esame la mia zona.

Tralasciando i problemi iniziali, a distanza di un anno non vediamo ancora canali importanti come quello de La7 e del suo intero pacchetto; con Mediaset siamo fermi ai 3 canali tradizionali (più gli stessi in differita), non possiamo comprare le carte Premium perché non abbiamo il segnale, la Rai la scorsa settimana ha acceso i ripetitori per i canali Rai4, Storia, Cinema e tutto il resto, ma da due giorni la metà di questi è già scomparsa. E’ vero, abbiamo qualche canale in più rispetto all’analogico, peccato che questi siano dedicati esclusivamente alle televendite o alle tv locali, che ora potendosi permettere 5 canali in più ciascuna, mandano in onda spot in continuazione e le repliche del canale principale.

 

“E’ un problema che riguarda la vostra zona perché ha delle caratteristiche particolari, essendo un’area costiera circondata dai monti il segnale è fortemente compromesso”, è la spiegazione ufficiale.

Peccato che una zona turistica molto rinomata poco distante da noi, con i nostri stessi problemi morfologici, si è vista risolvere il problema con l’accensione di nuovi mux apposta per il circondario. Che d’estate sarà pur affollato di turisti, ma d’inverno è semi deserto…

A noi non è toccata la stessa benevolenza. Pare che i broadcast guardino particolarmente all’aspetto economico, e noi non siamo abbastanza appetibili.

 

A questo sommiamo il fatto che, per ironia della sorte, gran parte dei decoder venduti avevano incorporata la scheda Premium (qua inutilizzabile, ma non lo si sapeva ancora) che chiaramente faceva lievitare il prezzo complessivo! Tralasciando il fatto che i decoder si bloccano in continuazione e diverse volte cade il segnale.

Ma la colpa è solo nostra che abbiamo deciso di abitare quest’angolo di Sardegna…

 

Ma non è finita qui.

A mano a mano che altre regioni passano al digitale, i problemi si moltiplicano.

Il giorno che è toccato al Lazio, anche noi non vedevamo più gran parte dei canali, nonostante fossimo già in digitale. Così abbiamo dovuto seguire tutta la trafila, rifare la sintonizzazione da capo, come se fosse la prima volta!

Ed è da diversi giorni che i canali si spostano a piacimento o non si vedono proprio. E se il problema per me si risolve nel giro di pochi minuti, lo stesso non vale per chi non ha dimestichezza con questi aggeggi infernali, che non sono così semplici da utilizzare per chi non è abituato.

 

Un disastro insomma.

 

 

L’isola dei famosi

Non fatevi ingannare dal titolo, nelle prossime righe non si parlerà di reality per criticarne la qualità e tantomeno per tesserne le lodi.

E’ diventata una moda analizzare ogni programma televisivo esistente, ma stavolta starò ben lontana da questa tendenza, in fondo le grandi testate giornalistiche svolgono così bene questo compito…

 

Volevo invece incentrare l’argomento su una persona in particolare, il cui nome è stato più volte accostato al reality di Raidue:

 

E’ giusto che a Graziano Mesina sia data l’opportunità di parteciparvi?

 

Sappiamo tutti che Mesina è stato un bandito, ma la sua “fama” è dovuta più alle evasioni (su 20 tentate, ben 9 riuscite) come quella spettacolare dal carcere di Sassari con lo spagnolo Atienza, e alle lunghe latitanze, che al suo ruolo nei sequestri di persona. E’ stato accusato di un solo omicidio, da giovanissimo vendicò la morte di suo fratello. Il 2 luglio 1992, mentre scontava la sua pena, tornò in Sardegna per un permesso speciale e fece da mediatore nel sequestro Kassam. Il bambino venne liberato pochi giorni dopo.

Graziano Mesina è stato in carcere per quarant’anni e 6 mesi, di cui circa la metà in isolamento.

Nessun altro in Italia, neanche il peggiore dei terroristi, ha pagato un prezzo così alto.

 

Questo appena scritto non è che un riassunto della sua carriera da Balente.

Poi ci sono le piccole curiosità, quelle che forse agli occhi di molti ne fanno un bandito romantico.

Come quando rapì un bimbo per 5 ore e lo rilasciò regalandogli 1000 lire per le caramelle, o quando diede i 60 milioni guadagnati per una famosa intervista durante la latitanza, alla famiglia di un bambino poliomielitico che aveva bisogno di cure.

Una volta rinunciò a un’evasione ormai quasi compiuta solo per non far incolpare un giovane agente di custodia, “Un brav’uomo, non se lo meritava” avrebbe detto poi.

Un’altra volta annunciò al direttore di un carcere di massima sicurezza che sarebbe scappato. Evase il giorno dopo.

O come quando da ragazzino mostrò già il suo lato più audace: promise, in cambio di una sigaretta, di saltare da una roccia ad un’altra. Ci riuscì, ma se avesse sbagliato sarebbe caduto in uno strapiombo di 80 metri. Per nulla.

E le donne di Mesina… Divenne un mito per loro, fino alla fine della carcerazione continuava a ricevere lettere di ammiratrici da tutta Europa. Per una di queste, una ragazza di Vigevano, non rientrò dopo un permesso: li trovarono assieme nell’appartamento della donna.

Si racconta che durante la latitanza, camuffato, giocasse a carte con un maresciallo e che in un’altra occasione riuscì a scappare durante un controllo indossando l’abito femminile tipico di Orgosolo.

In tutta la Sardegna ricordano ancora quando da latitante, Mesina mandò una lettera al giornalista sportivo Gianni Brera per ringraziarlo del sostegno accordato al Cagliari nella stagione in cui conquistò lo scudetto, o quando Gigi Riva riceveva le sue cartoline, che distruggeva immediatamente…

 

Chi era allora Mesina? Sicuramente un bandito che si è macchiato di azioni vergognose.

Nessuno può smentirlo, lo è stato e su questo non ci sono dubbi. Non è stato mai condannato all’ergastolo ma lo ha ricevuto per la somma di tre diverse condanne, 24, 8 e 6  anni, caso unico in Italia.

 

Ma adesso, chi è Mesina? Un uomo libero, un uomo che ha scontato la sua pena, un uomo che, a quanto sembra, si è pentito. Un uomo a cui è stata concessa la grazia dal presidente Ciampi, un uomo che ha ricevuto l’appoggio del grande  Indro Montanelli, uno dei pochi che riuscì a conoscerlo veramente.

 

Perché per capire Mesina bisogna andare oltre la semplice visione del criminale comune, è necessario capirne la vita, quella particolarissima realtà in cui è vissuto, in cui si è plasmato. La Sardegna di quegli anni, la Barbagia in particolare, quella fitta rete di mistero che è parte di quelle terre, la famosa Balentia, l’orgoglio sardo, la diffidenza e la contrarietà all’imposizione del potere estraneo, la terribile legge delle chiudende che venne imposta al popolo e che sradicò le antiche tradizioni, portando solo povertà e rabbia.

Un sistema locale sicuro e collaudato come quello delle terre libere venne completamente sfracellato da una legge estranea che non conosceva la realtà sarda e che compromise irrimediabilmente l’economia della regione. L’unico guadagno fu la povertà.

Basti pensare che il polo industriale di Ottana venne creato proprio per favorire nuovi posti di lavoro in modo da arrestare l’impennata della criminalità e far quindi rinascere l’economia della zona ormai a pezzi.

E da queste imposizioni nacque l’ostilità verso il potere e chiunque lo rappresentasse, verso l’Arma in particolare, verso chi osava governare da  lontano, verso chi non riusciva a capire la realtà e a rispettare il popolo.
E purtroppo questo clima ha finito col creare situazioni assolutamente fuori dalla logica umana.

A Orune, un ragazzo che era stato fermato da un carabiniere per un controllo, il giorno dopo andò a casa dell’agente e lo ammazzò con un colpo in testa. “Mi aveva chiesto i documenti” disse al processo. Mancanza di rispetto, il movente.

Un fatto mostruoso e ingiustificabile.

 

Ma ha forse ragione Cossiga quando dice che i continentali non possono capire i sardi?

Si tratta di culture, civiltà, modi di vita diversi, difficili da comprendere, che il tempo però sta cambiando lentamente, sta avvicinando, con un ex bandito di Orgosolo che vorrebbe addirittura finire in tv…
Ora, tralasciando il fatto che già la partecipazione al reality potrebbe essere un ulteriore punizione, pensate che un ex bandito debba avere questo privilegio? E’ un uomo libero, è vero, ma ha pur sempre un passato poco invidiabile.

 

”Vorrei andare all’Isola dei Famosi. Ho pagato per le mie colpe. Non bastano i quaranta anni e sei mesi di galera che ho scontato? Oggi, in Italia, c’è gente che si è macchiata di orrendi delitti e dopo qualche anno di carcere, puntualmente, appare in televisione. La mia è invece soltanto la storia di un povero Cristo, che da giovane ha imboccato una strada sbagliata, in una terra selvaggia e abbandonata da tutti e che però ha scontato interamente la sua lunga pena, ha ottenuto il perdono delle persone offese e ora vive tranquillo e onestamente . Perchè non potrei partecipare a un reality?

27 ottobre 2009, Graziano Mesina.

 

 

Per saperne di più vi consiglio la lettura del libro:

Sequestro di persona, Pino Scaccia, Editori Riuniti 2000

 

Grazie a noi ci sono meno disoccupati in giro

Non sono stati i numerosi impegni improrogabili ad allontanarmi da questo spazio virtuale quanto, piuttosto, una poltroneria fulminante che mi ha ostacolata nello scrivere due frasi di fila (è anche vero che se ne avessi scritta almeno una di senso compiuto non avrei esitato a riproporvela, ma mancava pure quella).

 

Ma ora parliamo di cose serie.

Dopo scrupolose osservazioni ho deciso di aprire la pagina dedicata all’invidia:

nell’ultimo mese, la sottoscritta ha avuto il piacere di assistere alle esibizioni canterine della vera gente che conta in questo Paese immondo: i VipS, direttamente dai reality show!

Un Wowww lo vogliamo aggiungere?

 

La prima, in ordine di mole, direttamente dal divano di casa sua, è stata la famosissima Linda.

Sì, dai, Linda…

Quella che è andata a Sanremo… …

… Quella che ha cantato Sole Fuoco Terra e Mare …

… Quella di Music Farm…

… Quella grassa!

Nonostante tutto il resto, l’analisi sommaria mi porta a qualificarla come “abbastanza simpatica”, “abbastanza brava” e “abbastanza sconosciuta per fare una serata nel mio paese”.

 

La seconda, direttamente dal sottoscala di Maria de Filippi, è stata Marta Rossi.

Sì, dai, Marta…

Quella di Amici…

… L’amica di Marco Carta…

Quella che ride in continuazione…

… Quella che non ha ancora un disco tutto suo e non capisci perché debba fare un concerto con le canzoni degli altri!

Nonostante tutto il resto, l’analisi sommaria del secondo VipS mi porta a qualificarla come “abbastanza antipatica”, “abbastanza vanitosa”, “abbastanza superficiale”, “abbastanza piccolina” e “abbastanza inutile”.

 

Il terzo, direttamente dal salotto buono di Califano, è stato Pago.

Sì, dai, Pago…

Quello che è andato a Music Farm…

… Quello che ha vinto Music Farm…

Quello che era sposato con Miriana, poi si sono separati, e poi si sono rimessi insieme e risposati…

 … Quello bono!

Nonostante tutto il resto, l’analisi sommaria del terzo VipS, mi porta a qualificarlo come “abbastanza bravo”, “abbastanza folle”, “molto figo” e “molto simpatico” (d’altronde è sardo!).

 

I quarti, direttamente dall’incrocio per la statale 131, sono stati Christian Cocco e i Tenorenis.

Sì, dai, Cocco…

Quello che è andato a La Sai l’ultima…

… Quello di Striscia la Notizia…

Quello di Ajoooo!

Nonostante tutto il resto, l’analisi sommaria del quarto VipS, mi porta a qualificarlo come “abbastanza passabile”, “abbastanza scontato”, “abbastanza pesante”, “abbastanza banale”  (stranamente, è sardo!).

 

Il quinto, rimasto direttamente nel suo monolocale, doveva essere Italo Aresti.

Italo chi?…

…Aresti?…

… … …E chi è?

Non ci è dato saperlo, purtroppo.

 

La sua serata è stata volgarmente annullata per il maltempo.

Qualche volta, il destino, sorride pure a noi.

 

 Pago

[Pacifico Settembre in concerto]

 

Un decoder, all’improvviso

 

 

In esclusiva per i miei lettori, in via del tutto eccezionale, ripercorrerò i retroscena dello storico passaggio alla tv digitale che ha catapultato la Sardegna sul tetto d’Europa.

Alla facciaccia vostra, abitanti di un mondo ristretto, arcaico e primitivo.

 

Per voi, estranei alla modernità e alla tecnologia di un certo livello, adotterò un metodo d’analisi particolare. Verranno presi in esame diversi sms arrivati al cellulare della sottoscritta e da questi si cercheranno di carpire gli stati d’animo dei telespettatori di fronte allo storico passaggio al digitale.

I messaggi selezionati ricalcano, dunque, l’aria che si respira nella nuova isola digitale.

 

I mittenti, per questioni di privacy, rimarranno anonimi.

 

 

Ore 9.17      16 ottobre 2008  [L’analogico è stato staccato mezz’ora prima]

“Ma dimmi. Mediaset è sparito anche da te? Ma è sparito causa tempo o è già partito sul digitale? E’ la volta buona che mi converto alla radio”.

 

In questo messaggio leggiamo le perplessità dell’utente, sommate a un pizzico di incredulità e scetticismo. L’utilizzatore cerca disperatamente di trovare delle ipotesi alternative al cambiamento, che però si rivelano del tutto insensate: c’è un totale rifiuto nell’accettare la realtà dei fatti. La parola “sparito” viene usata con insistenza, la domanda si ripete due volte, quasi a sottolineare la difficoltà del momento.

La parte finale indica un trauma dovuto all’innovazione e una minaccia velata di abbandono del sistema televisivo.

Domanda: A cosa si convertirà l’utente alla rivelazione che tra qualche tempo anche la radio passerà al sistema digitale?

 

 

Ore 9.31     16 ottobre 2008

“Hai provato il decoder? Fammi sapere, prendo solo 6 canali…”

 

Questo sì che è un messaggio di speranza. Non si assiste a nessun rifiuto e l’utente si è dimostrato piuttosto svelto ad accettare la rivoluzione in atto. Piccola nota di incertezza è la parola “solo” e i puntini di sospensione finali: anche in questo caso c’è un certo timore e un piccolo distacco verso l’innovazione.

 

 

Ore 14:01     16 ottobre 2008   [Le trasmissioni in digitale sono in funzione dalla mattina]

“Adesso funziona il bastardo. Decoder di merda”

 

Questo utente dimostra invece  una scarsa propensione alla tecnologia se solo alle 14, dopo una lunga mattinata infruttuosa, è riuscito a collegare l’antenna e ad accendere il tasto On sull’apparecchio in questione. Dalla frase è possibile dedurre l’alto tasso di stress provocato dal passaggio al digitale mentre persiste una forte contrarietà e ostilità verso il “nuovo”. Per accentuare il doloroso distacco dal vecchio sistema vengono a tal proposito utilizzate parole come –bastardo- e –merda-.

 

 

Ore 18.30     16 ottobre 2008

“Possibile che non si capisca nulla? Perché cavolo il decoder si blocca? E’ una gran fregatura. Comunque la Rai c’è e pure 7 videolina… boh”

 

Analizziamo attentamente questo messaggio. L’utente è in forte crisi. Le due domande polemiche sono seguite da una secca risposta che non lascia adito all’incertezza. Il termine “fregatura” sta ad indicare una presa di posizione netta, un rifiuto totale alla tecnologia: il passato, l’antico è sempre il migliore. Una piccola apertura viene dal termine “comunque”: nonostante tutto, l’utente si consolerà con la Rai (un fortunato tra pochi), e ci tiene a sottolinearlo, diventando però più umile quando ricorda, sconsolato, di poter ricevere non uno ma altri 6 canali di un’emittente regionale. Questo dettaglio provoca un ulteriore stress emotivo.

 

 

Ore 20:51     16 ottobre 2008   

“La Rai non si vede ancora… In compenso il libretto delle istruzioni ha una sua utilità: schiaccia benissimo le zanzare”.

 

L’ora di invio è importantissima in questa frase, per analizzare al meglio gli stati d’animo. Alle 20:51 sono già passate diverse ore dall’avvento del digitale, e l’utente pare essersi rassegnato. Al disagio provocato dalla non visione della Rai, viene contrapposta una buona dose di ironia arrivando addirittura ad inventare un nuovo utilizzo del libretto, un tempo ostico e crudele, oggi simpatico e piacevole. Da notare però che il rapporto con la novità non è ancora dei migliori: il libretto viene usato come arma impropria, in cui i corpicini, ali e sangue renderanno ormai difficoltosa la lettura del manuale. La mattanza denota uno stato di rivincita, sfociata in un atto di violenza,  da parte dell’utente.

 

 

A voi trarre le conclusioni.

Ci invidiate, eh?

Detesto di più la Pellegrini o la Kostner?

“Mia nonna, peresempio (sì, tutto attaccato) mi chiede sempre: Ma non sei stanca, non ti stufi?
Anche per fare un esame ti serve lo studio, l’allenamento mentale.

Per studiare ho bisogno di un metodo preciso che sto imparando adesso, perchè il tutor ti aiuta a scoprire anche le risorse che hai dentro di te.

(Ecco, spero con tutto il cuore che questo cavolo di tutor ti costringa a studiare giorno e notte senza permetterti di sprecare altro tempo per questi insulsi spot)

Tante cose sono possibili, basta volerlo.”

(Appunto… sparisci!)

L

Indovina chi è

tL’immagine emblematica di Bolt che conquista oro e primato nei 100 metri;

 

tL’immenso Phelps che per l’ottava volta ottiene a Pechino la medaglia d’oro;

 

Ma non meno importanti sono tl’argento nel canottaggio e negli 800 della Filippi.

.

.

.

.

All’attenzione di chi di dovere:

 

Per favore, Vi Prego, anche se siamo in piene vacanze ferragostane qualcuno abbia la pietà di sintonizzare la ricezione di Rai2 che sta tenendo in scacco circa 20.000 persone dell’intera zona.

20.000 anime che ormai da 48 ore ingiuriano, oltraggiano e inveiscono contro l’immagine fissa di questo pover uomo che altra colpa non ha avuto, che quella di rubare involontariamente la scena allo sport con la sua unica espressione maligna,  fastidiosa e a tratti pure sobillatrice.

 

Basta, non se ne può più, e sì che ci siamo persi l’insulso spettacolo della Nazionale Under 21, ma ora basta…

 

Ma poi, chi cavolo è questo tizio?

Non ci sono certezze, ma si vocifera sia un importante personaggio della pallavolo internazionale…

Visto che ormai i suoi lineamenti li conosciamo meglio di Berlusconi, vogliamo sapere come mandarlo a quel paese senza sbagliare nominativo.

Grazie a chi saprà aiutarci.

 

t

Liberatelo

 

Parola di Mayer!

Presa da un repentino desiderio di pettegolezzo televisivo e attanagliata dal dubbio di scoprire se Pacifico Settembre avesse veramente messo da parte l’atto di separazione con la coniuge, ieri ho fatto l’insano gesto di comprare un ignoto settimanale: in copertina la conduttrice di Domenica In avvinghiata a un delfino.

 

Ho dribblato abilmente un istante di forte esitazione, derivato da un senso di ripugnanza notevole verso la Bianchetti e con il coraggio a due mani ho cercato di guardare oltre. Nel momento in cui mi apprestavo a passare le monete alla commerciante, una strana forza contraria mai avvertita prima d’ora si stava impossessando delle mie braccia, mentre il delfino in copertina sgranava gli occhi e con tutto il suo amore verso il genere umano, con uno sguardo ai limiti della compassione, cercava di farmi desistere dall’acquisto.

 

Ma il delfino è più intelligente di me?

Probabilmente sì, visto che il giornale me lo sono portato a casa nonostante tutto.

 

Devo ammettere però che grazie a questo giornale oggi mi sento una persona migliore, vedo tutto con occhi diversi pieni di speranza e gioia, e la mia autostima è cresciuta a livelli impensabili fino a qualche giorno fa. Solo grazie a te, Sandro Mayer.

 

Ma veniamo alle notizie… curiosoni!

 

Si inizia con la pubblicazione delle lettere scritte proprio al direttore.

Maria De Filippi descritta come un Dio in terra, come mamma di tutte le mamme, l’unica al mondo che capisca il mondo dei giovani e un appello a Maurizio Costanzo affinché si senta orgoglioso di avere al suo fianco un marito come Maria.

 

Schivato, con la stessa velocità con cui Vale Rossi ha vinto l’ultimo Gp di Francia, il servizio della Bianchetti truccata come nemmeno Platinette oserebbe accettare, si lascia spazio alla politica.

 

Con il titolo: “E facci vedere il tuo ministero” il servizio di apertura spetta a Mara Carfagna.

Foto scabrose, peccaminose e immorali sono quelle che accompagnano tutto l’articolo: primo piano con Mengacci, foto di gruppo con Galeazzi e il Maestro Mazza, tutto suggellato dalle confessioni di Magalli sulla vera vita condotta dalla Carfagna! Da censura.

Per fortuna viene ricordato anche l’importante ruolo che è riuscita a ritagliarsi nella politica italiana come Ministro delle Pari Opportunità  e foto più tradizionali e attinenti appaiono a corredo delle altre: una A di anarchica sulla spalla destra, catene sul collo e sui polsi, reggiseno in bella vista e una rete da pescatore addosso tra borchie e cinture in pelle.

 

Una frase in alto alla pagina per spiegare il tutto: “La straordinaria carriera di Mara Carfagna”.

Sta a voi indovinare tra i 2, quale sia il titolo più veritiero apparso sul giornale…!

 

Poi è la volta dei drammi.

Due pagine intere dedicate al terremoto in Cina e quattro alla scomparsa del fratello di Floriana del “Grande Fratello” (sempre con i fratelli questa riesce ad apparire nei giornali) con relativo reportage fotografico del successivo incontro; articolo di una pagina sul macabro omicidio della ragazza  gettata nel pozzo e subito dopo la tristezza e la malinconia che accompagnano la signora Carmela d’Alessio nelle sue vacanze a Capri; confessione del passato torbido e losco di Sergio Assisi: a Napoli purtroppo ho dovuto fare il cameriere e il bigliettaio.

 

Angolo della posta: Marina Ripa di Meana scrive al marito. In grassetto, alla fine del servizio, una nota: al momento di andare in stampa Carlo Ripa di Meana non ha letto la lettera che gli ha scritto la moglie Marina. Nei prossimi numeri vedremo se risponderà oppure no.

 

Un ultimo sguardo alla politica estera con:

  • il matrimonio della figlia dell’ex di Sarkozy;
  • lo sposalizio del nonno di Carla Bruni;
  • le nozze di Helmut Kohl;
  • La cerimonia nuziale di una figlia di Bush.

200 pagine di pura informazione.

 

La prossima volta investo l’euro al Superenalotto, diventata milionaria fonderò una rivista tutta mia, manderò in rovina Sandro Mayer e libererò il delfino bistrattato dalla Bianchetti.

Si accettano numeri fortunati.

Voglio andare a Roma

 

Volevo esserci anche io quest’anno!

 

Sarò costretta a guardare gli Afterhours, i Subsonica, i Ramblers, la Banda e i Marlene per l’ennesima volta da uno schermo tv; e sono stanca di dover vedere le facce euforiche dei ragazzi inquadrati dalla telecamera, di contare le bandiere dei 4 mori e chiedermi in continuazione perché IO non riesco ad andare a Roma… non è possibile.

 

Quest’anno lo desideravo in modo particolare e ho pure pensato seriamente di prendere quel cavolo di aereo e fare la pazzia di andare a Roma solo per il concerto, ma la mia razionalità mi ha frenata e dunque, oggi, sono a casa a chiedermi perché non ho seguito quell’attimo di follia che sicuramente mi avrebbe permesso di vivere una giornata straordinaria.

 

Volevo trascorrere il primo maggio in quella piazza… Vista anche la situazione particolare che si è creata dopo le elezioni, sarebbe stato il modo migliore per festeggiare questa ricorrenza così importante, stare assieme a tanta gente, divertirmi e ascoltare la musica che adoro.

 

Non so se si è capito ma ci tenevo davvero, davvero tanto…

 

E’ una delle poche occasioni in cui mi rammarico di non vivere in “continente”, di non poter prendere un treno come tutti e non dover spendere un casino di soldi solo per andare fuori dalla mia regione. Se Luca Barbareschi proponesse per la sua Sardegna la costruzione di un ponte mobile Olbia-Roma lo spalleggerei volentieri.

Questo dà l’idea di come mi senta in questo momento, prometto di tornare in me appena si concluderà il concerto.

 

In tutta questa infinita tristezza che mi affligge, 2 sono le note positive a cui mi appiglio in queste ore:

  • L’imminente uscita del nuovo lavoro degli Afterhours (un gruppo per cui vale la pena comprare il cd originale);
  • Il concerto di Liga a Cagliari, che ha deciso di aggiungere questa data al suo tour (è un segno del destino, stavolta non posso perderlo).

 

Un grazie speciale a Sara che ha cercato in tutti i modi di convincermi a prendere quel dannato aereo e che so si divertirà anche per me!

Saremo più forti della sfiga quest’anno? Liga ci aspetta!

 

Buon 1 maggio a tutti!

 

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: