Fuga di notizie

Avete mai notato leggendo i quotidiani o ascoltando i telegiornali che esistono una serie di espressioni che vengono continuamente utilizzate dai giornalisti?

 
Cresce l’attesa; atteso vertice; grande attesa per l’incontro; zona impervia; in arrivo i giorni della merla; in arrivo il grande freddo; tempestivo intervento; vivo allarme; bottino magro; stroncato da infarto.
Lancette avanti: torna l’ora solare. Lancette indietro: torna l’ora legale.

Tragica fatalità; ammasso di rottami; lamiere contorte; squallida vicenda; netto rifiuto; una tragedia che si poteva evitare; rabbia e sgomento; efferato delitto; cresce il tragico bilancio dei morti; il paese assiste attonito; non scartiamo nessuna ipotesi.
Il rilancio del mezzogiorno; il rilancio dell’economia; monito del Papa; accorato monito del Papa; appello del Papa;  fuga di notizie; è iniziata la ripresa; la ripresa non c’è ancora; aria di crisi.
Le stragi del sabato sera; domenica di fuoco sulle autostrade; disagi per chi viaggia; smentite le previsioni.
Va avanti l’inchiesta; il no della procura; il magistrato ha disposto l’arresto.

I ragazzi della Roma bene; Milano da bere; l’Italia ponte sul Mediterraneo; i paesi che si affacciano; i paesi emergenti; le tigri asiatiche.
Ha inizio la grande kermesse; lutto nel mondo del cinema; spaccatura sui diritti tv; in campo per centrare il primo obiettivo; stagione sfortunata; ed è subito Inter; è ancora Cagliari (ehm, questa purtroppo è più rara…).

  

Un anno di digitale terrestre

 

Dal 1 dicembre, in Campania, Verissimo si potrà vedere solo con il decoder digitale terrestre.

Ambè, se è per Verissimo, consiglierei di non installarlo proprio…

 

Ma se questa magagna è toccata al Lazio e tra un po’ pure alla Campania, non dimentichiamoci che è da UN ANNO che un’altra regione sta lottando con questo discutibile apparecchio: la Sardegna.

 

Già, perché sembra che i problemi riguardanti questo passaggio si siano manifestati solo a Roma, o ancor meglio che i problemi di Roma siano più importanti dei nostri che, ripeto, ce li portiamo avanti da un anno. Ma non abbiamo né una capitale e né tanti abitanti per poter competere con il Lazio, va da sé che il nostro peso politico, o meglio digitale, sia un problema minore rispetto ad altre realtà.

 

Ma come dicono da più parti, non dobbiamo essere così retrogradi. E’ necessario aprire le braccia all’innovazione, ai canali nuovi, all’interattività, alla miglior qualità delle immagini…

Ok, va bene, ma facciamo due conti.

 

Vada pure per l’innovazione, ma l’interattività è completamente inutile perché io non ho proprio niente da interagire col decoder e dei nuovi canali tanto pubblicizzati… neanche l’ombra.

Salvo solo la qualità della visione, c’è una reale differenza tra le immagini dell’analogico e quelle del digitale, è la stessa cosa del vedere un film in VHS e in DVD, la diversità è innegabile, ma tutte le altre parole sono solo fumo.

Registrare un programma è praticamente impossibile senza un video con digitale terrestre incorporato.

E’ necessario tenere il decoder della tv acceso e ogni variazione verrà registrata, non si potrà cambiare canale, ma neanche modificare il volume (la barretta che compare verrà a sua volta registrata!) e vedere il televideo. Scompare così la classica funzionalità del videoregistratore, a meno che non ne acquistiamo uno supertecnologico. Ma per il momento non ci penso neppure.

 

Ma restringiamo il cerchio e prendiamo in esame la mia zona.

Tralasciando i problemi iniziali, a distanza di un anno non vediamo ancora canali importanti come quello de La7 e del suo intero pacchetto; con Mediaset siamo fermi ai 3 canali tradizionali (più gli stessi in differita), non possiamo comprare le carte Premium perché non abbiamo il segnale, la Rai la scorsa settimana ha acceso i ripetitori per i canali Rai4, Storia, Cinema e tutto il resto, ma da due giorni la metà di questi è già scomparsa. E’ vero, abbiamo qualche canale in più rispetto all’analogico, peccato che questi siano dedicati esclusivamente alle televendite o alle tv locali, che ora potendosi permettere 5 canali in più ciascuna, mandano in onda spot in continuazione e le repliche del canale principale.

 

“E’ un problema che riguarda la vostra zona perché ha delle caratteristiche particolari, essendo un’area costiera circondata dai monti il segnale è fortemente compromesso”, è la spiegazione ufficiale.

Peccato che una zona turistica molto rinomata poco distante da noi, con i nostri stessi problemi morfologici, si è vista risolvere il problema con l’accensione di nuovi mux apposta per il circondario. Che d’estate sarà pur affollato di turisti, ma d’inverno è semi deserto…

A noi non è toccata la stessa benevolenza. Pare che i broadcast guardino particolarmente all’aspetto economico, e noi non siamo abbastanza appetibili.

 

A questo sommiamo il fatto che, per ironia della sorte, gran parte dei decoder venduti avevano incorporata la scheda Premium (qua inutilizzabile, ma non lo si sapeva ancora) che chiaramente faceva lievitare il prezzo complessivo! Tralasciando il fatto che i decoder si bloccano in continuazione e diverse volte cade il segnale.

Ma la colpa è solo nostra che abbiamo deciso di abitare quest’angolo di Sardegna…

 

Ma non è finita qui.

A mano a mano che altre regioni passano al digitale, i problemi si moltiplicano.

Il giorno che è toccato al Lazio, anche noi non vedevamo più gran parte dei canali, nonostante fossimo già in digitale. Così abbiamo dovuto seguire tutta la trafila, rifare la sintonizzazione da capo, come se fosse la prima volta!

Ed è da diversi giorni che i canali si spostano a piacimento o non si vedono proprio. E se il problema per me si risolve nel giro di pochi minuti, lo stesso non vale per chi non ha dimestichezza con questi aggeggi infernali, che non sono così semplici da utilizzare per chi non è abituato.

 

Un disastro insomma.

 

 

L’isola dei famosi

Non fatevi ingannare dal titolo, nelle prossime righe non si parlerà di reality per criticarne la qualità e tantomeno per tesserne le lodi.

E’ diventata una moda analizzare ogni programma televisivo esistente, ma stavolta starò ben lontana da questa tendenza, in fondo le grandi testate giornalistiche svolgono così bene questo compito…

 

Volevo invece incentrare l’argomento su una persona in particolare, il cui nome è stato più volte accostato al reality di Raidue:

 

E’ giusto che a Graziano Mesina sia data l’opportunità di parteciparvi?

 

Sappiamo tutti che Mesina è stato un bandito, ma la sua “fama” è dovuta più alle evasioni (su 20 tentate, ben 9 riuscite) come quella spettacolare dal carcere di Sassari con lo spagnolo Atienza, e alle lunghe latitanze, che al suo ruolo nei sequestri di persona. E’ stato accusato di un solo omicidio, da giovanissimo vendicò la morte di suo fratello. Il 2 luglio 1992, mentre scontava la sua pena, tornò in Sardegna per un permesso speciale e fece da mediatore nel sequestro Kassam. Il bambino venne liberato pochi giorni dopo.

Graziano Mesina è stato in carcere per quarant’anni e 6 mesi, di cui circa la metà in isolamento.

Nessun altro in Italia, neanche il peggiore dei terroristi, ha pagato un prezzo così alto.

 

Questo appena scritto non è che un riassunto della sua carriera da Balente.

Poi ci sono le piccole curiosità, quelle che forse agli occhi di molti ne fanno un bandito romantico.

Come quando rapì un bimbo per 5 ore e lo rilasciò regalandogli 1000 lire per le caramelle, o quando diede i 60 milioni guadagnati per una famosa intervista durante la latitanza, alla famiglia di un bambino poliomielitico che aveva bisogno di cure.

Una volta rinunciò a un’evasione ormai quasi compiuta solo per non far incolpare un giovane agente di custodia, “Un brav’uomo, non se lo meritava” avrebbe detto poi.

Un’altra volta annunciò al direttore di un carcere di massima sicurezza che sarebbe scappato. Evase il giorno dopo.

O come quando da ragazzino mostrò già il suo lato più audace: promise, in cambio di una sigaretta, di saltare da una roccia ad un’altra. Ci riuscì, ma se avesse sbagliato sarebbe caduto in uno strapiombo di 80 metri. Per nulla.

E le donne di Mesina… Divenne un mito per loro, fino alla fine della carcerazione continuava a ricevere lettere di ammiratrici da tutta Europa. Per una di queste, una ragazza di Vigevano, non rientrò dopo un permesso: li trovarono assieme nell’appartamento della donna.

Si racconta che durante la latitanza, camuffato, giocasse a carte con un maresciallo e che in un’altra occasione riuscì a scappare durante un controllo indossando l’abito femminile tipico di Orgosolo.

In tutta la Sardegna ricordano ancora quando da latitante, Mesina mandò una lettera al giornalista sportivo Gianni Brera per ringraziarlo del sostegno accordato al Cagliari nella stagione in cui conquistò lo scudetto, o quando Gigi Riva riceveva le sue cartoline, che distruggeva immediatamente…

 

Chi era allora Mesina? Sicuramente un bandito che si è macchiato di azioni vergognose.

Nessuno può smentirlo, lo è stato e su questo non ci sono dubbi. Non è stato mai condannato all’ergastolo ma lo ha ricevuto per la somma di tre diverse condanne, 24, 8 e 6  anni, caso unico in Italia.

 

Ma adesso, chi è Mesina? Un uomo libero, un uomo che ha scontato la sua pena, un uomo che, a quanto sembra, si è pentito. Un uomo a cui è stata concessa la grazia dal presidente Ciampi, un uomo che ha ricevuto l’appoggio del grande  Indro Montanelli, uno dei pochi che riuscì a conoscerlo veramente.

 

Perché per capire Mesina bisogna andare oltre la semplice visione del criminale comune, è necessario capirne la vita, quella particolarissima realtà in cui è vissuto, in cui si è plasmato. La Sardegna di quegli anni, la Barbagia in particolare, quella fitta rete di mistero che è parte di quelle terre, la famosa Balentia, l’orgoglio sardo, la diffidenza e la contrarietà all’imposizione del potere estraneo, la terribile legge delle chiudende che venne imposta al popolo e che sradicò le antiche tradizioni, portando solo povertà e rabbia.

Un sistema locale sicuro e collaudato come quello delle terre libere venne completamente sfracellato da una legge estranea che non conosceva la realtà sarda e che compromise irrimediabilmente l’economia della regione. L’unico guadagno fu la povertà.

Basti pensare che il polo industriale di Ottana venne creato proprio per favorire nuovi posti di lavoro in modo da arrestare l’impennata della criminalità e far quindi rinascere l’economia della zona ormai a pezzi.

E da queste imposizioni nacque l’ostilità verso il potere e chiunque lo rappresentasse, verso l’Arma in particolare, verso chi osava governare da  lontano, verso chi non riusciva a capire la realtà e a rispettare il popolo.
E purtroppo questo clima ha finito col creare situazioni assolutamente fuori dalla logica umana.

A Orune, un ragazzo che era stato fermato da un carabiniere per un controllo, il giorno dopo andò a casa dell’agente e lo ammazzò con un colpo in testa. “Mi aveva chiesto i documenti” disse al processo. Mancanza di rispetto, il movente.

Un fatto mostruoso e ingiustificabile.

 

Ma ha forse ragione Cossiga quando dice che i continentali non possono capire i sardi?

Si tratta di culture, civiltà, modi di vita diversi, difficili da comprendere, che il tempo però sta cambiando lentamente, sta avvicinando, con un ex bandito di Orgosolo che vorrebbe addirittura finire in tv…
Ora, tralasciando il fatto che già la partecipazione al reality potrebbe essere un ulteriore punizione, pensate che un ex bandito debba avere questo privilegio? E’ un uomo libero, è vero, ma ha pur sempre un passato poco invidiabile.

 

”Vorrei andare all’Isola dei Famosi. Ho pagato per le mie colpe. Non bastano i quaranta anni e sei mesi di galera che ho scontato? Oggi, in Italia, c’è gente che si è macchiata di orrendi delitti e dopo qualche anno di carcere, puntualmente, appare in televisione. La mia è invece soltanto la storia di un povero Cristo, che da giovane ha imboccato una strada sbagliata, in una terra selvaggia e abbandonata da tutti e che però ha scontato interamente la sua lunga pena, ha ottenuto il perdono delle persone offese e ora vive tranquillo e onestamente . Perchè non potrei partecipare a un reality?

27 ottobre 2009, Graziano Mesina.

 

 

Per saperne di più vi consiglio la lettura del libro:

Sequestro di persona, Pino Scaccia, Editori Riuniti 2000

.

 

Un decoder, all’improvviso

 

 

In esclusiva per i miei lettori, in via del tutto eccezionale, ripercorrerò i retroscena dello storico passaggio alla tv digitale che ha catapultato la Sardegna sul tetto d’Europa.

Alla facciaccia vostra, abitanti di un mondo ristretto, arcaico e primitivo.

 

Per voi, estranei alla modernità e alla tecnologia di un certo livello, adotterò un metodo d’analisi particolare. Verranno presi in esame diversi sms arrivati al cellulare della sottoscritta e da questi si cercheranno di carpire gli stati d’animo dei telespettatori di fronte allo storico passaggio al digitale.

I messaggi selezionati ricalcano, dunque, l’aria che si respira nella nuova isola digitale.

 

I mittenti, per questioni di privacy, rimarranno anonimi.

 

 

Ore 9.17      16 ottobre 2008  [L’analogico è stato staccato mezz’ora prima]

“Ma dimmi. Mediaset è sparito anche da te? Ma è sparito causa tempo o è già partito sul digitale? E’ la volta buona che mi converto alla radio”.

 

In questo messaggio leggiamo le perplessità dell’utente, sommate a un pizzico di incredulità e scetticismo. L’utilizzatore cerca disperatamente di trovare delle ipotesi alternative al cambiamento, che però si rivelano del tutto insensate: c’è un totale rifiuto nell’accettare la realtà dei fatti. La parola “sparito” viene usata con insistenza, la domanda si ripete due volte, quasi a sottolineare la difficoltà del momento.

La parte finale indica un trauma dovuto all’innovazione e una minaccia velata di abbandono del sistema televisivo.

Domanda: A cosa si convertirà l’utente alla rivelazione che tra qualche tempo anche la radio passerà al sistema digitale?

 

 

Ore 9.31     16 ottobre 2008

“Hai provato il decoder? Fammi sapere, prendo solo 6 canali…”

 

Questo sì che è un messaggio di speranza. Non si assiste a nessun rifiuto e l’utente si è dimostrato piuttosto svelto ad accettare la rivoluzione in atto. Piccola nota di incertezza è la parola “solo” e i puntini di sospensione finali: anche in questo caso c’è un certo timore e un piccolo distacco verso l’innovazione.

 

 

Ore 14:01     16 ottobre 2008   [Le trasmissioni in digitale sono in funzione dalla mattina]

“Adesso funziona il bastardo. Decoder di merda”

 

Questo utente dimostra invece  una scarsa propensione alla tecnologia se solo alle 14, dopo una lunga mattinata infruttuosa, è riuscito a collegare l’antenna e ad accendere il tasto On sull’apparecchio in questione. Dalla frase è possibile dedurre l’alto tasso di stress provocato dal passaggio al digitale mentre persiste una forte contrarietà e ostilità verso il “nuovo”. Per accentuare il doloroso distacco dal vecchio sistema vengono a tal proposito utilizzate parole come –bastardo- e –merda-.

 

 

Ore 18.30     16 ottobre 2008

“Possibile che non si capisca nulla? Perché cavolo il decoder si blocca? E’ una gran fregatura. Comunque la Rai c’è e pure 7 videolina… boh”

 

Analizziamo attentamente questo messaggio. L’utente è in forte crisi. Le due domande polemiche sono seguite da una secca risposta che non lascia adito all’incertezza. Il termine “fregatura” sta ad indicare una presa di posizione netta, un rifiuto totale alla tecnologia: il passato, l’antico è sempre il migliore. Una piccola apertura viene dal termine “comunque”: nonostante tutto, l’utente si consolerà con la Rai (un fortunato tra pochi), e ci tiene a sottolinearlo, diventando però più umile quando ricorda, sconsolato, di poter ricevere non uno ma altri 6 canali di un’emittente regionale. Questo dettaglio provoca un ulteriore stress emotivo.

 

 

Ore 20:51     16 ottobre 2008   

“La Rai non si vede ancora… In compenso il libretto delle istruzioni ha una sua utilità: schiaccia benissimo le zanzare”.

 

L’ora di invio è importantissima in questa frase, per analizzare al meglio gli stati d’animo. Alle 20:51 sono già passate diverse ore dall’avvento del digitale, e l’utente pare essersi rassegnato. Al disagio provocato dalla non visione della Rai, viene contrapposta una buona dose di ironia arrivando addirittura ad inventare un nuovo utilizzo del libretto, un tempo ostico e crudele, oggi simpatico e piacevole. Da notare però che il rapporto con la novità non è ancora dei migliori: il libretto viene usato come arma impropria, in cui i corpicini, ali e sangue renderanno ormai difficoltosa la lettura del manuale. La mattanza denota uno stato di rivincita, sfociata in un atto di violenza,  da parte dell’utente.

 

 

A voi trarre le conclusioni.

Ci invidiate, eh?

Voglio andare a Roma

 

Volevo esserci anche io quest’anno!

 

Sarò costretta a guardare gli Afterhours, i Subsonica, i Ramblers, la Banda e i Marlene per l’ennesima volta da uno schermo tv; e sono stanca di dover vedere le facce euforiche dei ragazzi inquadrati dalla telecamera, di contare le bandiere dei 4 mori e chiedermi in continuazione perché IO non riesco ad andare a Roma… non è possibile.

 

Quest’anno lo desideravo in modo particolare e ho pure pensato seriamente di prendere quel cavolo di aereo e fare la pazzia di andare a Roma solo per il concerto, ma la mia razionalità mi ha frenata e dunque, oggi, sono a casa a chiedermi perché non ho seguito quell’attimo di follia che sicuramente mi avrebbe permesso di vivere una giornata straordinaria.

 

Volevo trascorrere il primo maggio in quella piazza… Vista anche la situazione particolare che si è creata dopo le elezioni, sarebbe stato il modo migliore per festeggiare questa ricorrenza così importante, stare assieme a tanta gente, divertirmi e ascoltare la musica che adoro.

 

Non so se si è capito ma ci tenevo davvero, davvero tanto…

 

E’ una delle poche occasioni in cui mi rammarico di non vivere in “continente”, di non poter prendere un treno come tutti e non dover spendere un casino di soldi solo per andare fuori dalla mia regione. Se Luca Barbareschi proponesse per la sua Sardegna la costruzione di un ponte mobile Olbia-Roma lo spalleggerei volentieri.

Questo dà l’idea di come mi senta in questo momento, prometto di tornare in me appena si concluderà il concerto.

 

In tutta questa infinita tristezza che mi affligge, 2 sono le note positive a cui mi appiglio in queste ore:

  • L’imminente uscita del nuovo lavoro degli Afterhours (un gruppo per cui vale la pena comprare il cd originale);
  • Il concerto di Liga a Cagliari, che ha deciso di aggiungere questa data al suo tour (è un segno del destino, stavolta non posso perderlo).

 

Un grazie speciale a Sara che ha cercato in tutti i modi di convincermi a prendere quel dannato aereo e che so si divertirà anche per me!

Saremo più forti della sfiga quest’anno? Liga ci aspetta!

 

Buon 1 maggio a tutti!

 

Ai tempi di Mauro Repetto…

Ho passato l’intero pomeriggio di domenica a risistemare quaderni, libri e album da disegno che andavano dalla prima elementare fino alle superiori.

 

Non è stato un vero e proprio viaggio tra i ricordi, anche perché ero pur sempre sotto la minaccia di un: “Muoviti o getto tutto al fuoco”, che non lasciava presagire nessun tipo di vacanza, villeggiatura o semplicemente gita emozionale, tranquilla e in pace, verso l’infanzia.

 

Non ho potuto però tralasciare la lettura dei miei primi pensierini (scritti a 6 anni) rigorosamente inventati che già denotavano una sorta di pazzia nella sottoscritta, con la maestra che incuriosita si informò con un misto di invidia della bella vita avventurosa che si conduceva in famiglia.

 

Il tema sulla nonna, fantastico aggiungo, nella quale la descrivo come una dolce e cara nonnina a cui purtroppo “E’ morto il marito ma è contenta ugualmente” ed è veramente una brava persona “Almeno credo, perché compra sempre qualcosa ai marocchini”.

 

La mia totale mancanza di propensione al disegno, facilmente individuabile sia dai primi scarabocchi fatti all’asilo fino alle “opere” del corso di artistica dove per me il vero concetto di arte era semplicemente un foglio bianco.

Con un po’ di vanto devo dirvi che non ero niente male nell’Astrattismo, anche perché era facile fare 2 macchie di colore e dare un’interpretazione mistica che lasciava di stucco la mia prof di artistica che ci credeva davvero, nonostante la ritrosia degli altri docenti che cercavano, invano, di farla rinsavire.

 

Se nel lato artistico non ero capita, riuscì ad ottenere grandi soddisfazioni, come il resto della classe, per il lato tecnico. Famose restano tuttora le Abbondanti Descrizioni dei Triangoli Equilateri, ogni giorno, per 3 anni, la sola cosa che facevamo; le misurazioni nel cortile della scuola (che tra l’altro è stata pure distrutta; piccolo particolare: studiavamo dentro un grande edificio fatto d’amianto) con l’obbligo di girovagare fin quando non suonava la campana.

Un grande, prof. Dessì merita la citazione in questo blog.

Con lui, era sempre ricreazione!

 

Le mie prof di lettere che sia alle medie sia alle superiori non hanno saputo darmi quelle basi che forse mi avrebbero reso la vita un po’ più semplice in facoltà, ma che in compenso hanno saputo darmi degli ottimi spunti sul pettegolezzo e sul gossip che effettivamente, pensandoci bene bene, mi sono comunque servite per questo blog.

 

Aver sistemato i miei quaderni, leggiucchiato qualche frase, mi ha fatto ricordare quanto meravigliosa sia stata la mia infanzia, quanti amici e quante persone abbiano fatto parte della mia vita da allora, alcune con il tempo si sono allontanate e oggi rimangono solo ricordi e foto, altre amicizie sono state piacevolmente ritessute negli ultimi tempi e altre mai messe in discussione.

Ma perché tutto non può essere facile come allora?

 

Io un giretto in 4^ o 5^ elementare lo farei volentieri, se non fosse altro per non comprare più quaderni con le copertine degli 883 (con Mauro Repetto incluso) o con le tizie di Non è la Rai.

 

Sì, il viaggio è assolutamente necessario.

Eh???

Prendo come spunto il ritorno alla vittoria del Cagliari (iniziavamo a preoccuparci…) per ripescare l’argomento calcistico, stavolta in una versione meno rigorosa e analitica ma più…  spensierata.

Ecco alcuni sprazzi di interviste sportive celebri… per la serie: in questi casi mi sento un genio pure io! 

 

 

"Quando fui estromesso esprisi, espretti, esprimetti la mia perplessità"

(Pippo Marchioro)

 

"Direi, forse, senza dubbio, forse che per vincere oggi ci è mancato un uomo, più che un uomo direi un uomo…"
(Giovanni Trapattoni, dopo l’infortunio a Lothar Matthaeus a Vienna in Rapid Vienna-Inter 2-1, Coppa Uefa 1990/91)

 

"Bugno e Chiappucci saranno, anzi Bugno e Chiappucci dovrebbero:meglio usare il connazionale"  

(Adriano De Zan)

 

"Il cinquecentenario colombiano è una delle cose che capitano solo qualche volta all’anno"

(Alberto Tomba)

 

Domanda di un giornalista spagnolo ad Altobelli nel ritiro dell’Italia a Spagna ’82: "Tu eres casado? (sei sposato?)".
Risposta: "Certo, che sono gasato, il mondiale ti carica tantissimo!".
(Spillo Altobelli, giugno 1982)

 

"E’ un gol che dedico in particolare a tutti"  

(Toto Schillaci)

 

"Sono pienamente d’accordo a metà col mister"
(Luigi Garzya, difensore del Lecce)

 

"Non mettiamo il carro davanti ai buoi, ma lasciamo i buoi dietro al carro"

(Giovanni Trapattoni)

"Apro una piccola parente"  

(Jose Altarini)

 

"Questa Inter è come un carro armato a vele spiegate"
(Spillo Altobelli)

 

"Per la mia carriera devo ringraziare i miei genitori, specialmente mio padre e mia madre"
(Spillo Altobelli)

 

"Trapattoni non si discute: e’ il migliore allenatore d’Europa e, forse anche d’Italia"
(Mauro Bellugi)

"La ricordate la storia di Golia e del gigante? È come nel film "Il sesto potere"; (in realtà "Il quarto potere" ndr). Le tensioni sono aumentate al mille… di più, all’un per mille!. Penso alla tutela della struttura societaria che vada tutelata. La vita ci dà martellate sui calli. Bisogna costruire mattoni per essere solidi come il cemento armato".

(Giovanni Trapattoni, Convention TIM, 4 febbraio 2001)

 

"E voglio così porre fine alla polemica tra me ed il sottoscritto".
(Fabio Noaro, telecronista)

Giornalista (riguardo la convocazione in Nazionale): "Totti, carpe diem…".
Totti: "Lo sai che io non parlo inglese"

Galeazzi: "I tifosi hanno esposto uno striscione con scritto: hic sunt leones"
Parietti: "Bravo Giampiero, vedo che hai già imparato il portoghese!"
(Alba Parietti, nel collegamento per Portogallo-Italia)

"Io penso che per segnare bisogna tirare in porta"
(Boskov)

"Il piede continua a farmi male: andrò dal piediatra"
(Franco Causio)

 

"E’ vero, abbiamo perso, ma non posso proprio amputare niente ai miei ragazzi!"
(Renzo Ulivieri)

Leggendo la formazione sul poster: "Accosciati… e quando l’abbiamo comprato questo?"
(Cavaliere Pignatelli Presidente del Taranto ’90)

"Certo, non ho un fisico da bronzo di Rialto"
(Totò Schillaci)

"Ma come hai fatto a sbagliare? Ti ho fatto un cross che era una pennellata! Sembrava un quadro di Pirandello!"
(Franco Causio)

"Cameriere questo prosciutto sa di pesce!" (Ndr: era salmone affumicato)
(Antonio Scibilia, ex presidente Avellino calcio)

 

Presidente: "Fummo andati in Brasile e comprammo Juary…"
Giornalista sorridente: "Siamo…"
Presidente un po’ spazientito: "Dicevo che fummo andati in Brasile a comprare…"
Giornalista con sorriso mal trattenuto: "Presidente… SIAMO!"
Presidente con tono iracondo: "Ma che si’ venuto pure tu?"
(Antonio Scibilia, ex presidente Avellino, ad una tv locale)

Intervista a Massimino (l’ex presidente del Catania):
Giornalista: "Presidente, adesso con tutti questi giocatori nuovi mancherà certamente amalgama…"
Massimino: "Dimmi Gigi (nome del giornalista.. Ndr) in che squadra sta Amalgama che lo compero!"

"Mi hai tolto la palla di bocca" 

 (Alba Parietti)

"Il propagarsi o l’essere protagonista comunque sulla base quotidiana dei mezzi di comunicazione è un’esigenza che molti hanno, ma che è altamente inflazionistica"

(Giovanni Trapattoni)

"C’è maggior carne al fuoco al nostro arco, anche se l’arco lancia le frecce"

(Giovanni Trapattoni)