10 anni di blog

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Caro Lettore,
sei capitato su Tre Passi Avanti in un giorno particolare.

Molto probabilmente sei finito qui per caso, reindirizzato da un motore di ricerca più o meno noto o da un link di una pagina sconosciuta ai più. Se hai avuto fortuna hai trovato l’argomento che cercavi, ma probabilmente non è così.

Avrai dato una veloce occhiata al titolo, starai scorrendo frasi generiche che non dicono molto per essere sinceri, ti starai soffermando sulle parole in grassetto.
Fatto un breve giro di ricognizione, ti prepari a riconoscere il filo conduttore del sito. Aspetta, no, non lo riconosci affatto. Ma, a pensarci bene, chi l’ha detto che questo blog debba avere uno stile, un tema particolare? Non perdere tempo a cercarlo, non c’è.

Scorri le pagine dell’archivio e decine di post differenti l’uno dall’altro ti si presentano davanti: Argomenti di Attualità Passata, Argomenti Stile Diario Adolescenziale Che Devi Cercare Immediatamente Il Tasto Indietro, Argomenti Che Sembrano Essere Un Inno Alla Noia, Argomenti Storici A Te Che La Scuola L’hai Finita Già Da Un Pezzo, Argomenti Sulla Sardegna Che Conosci Solo Per Averla Vista In Tv O Assaporata Dentro Un Piatto Di Pasta Condita Al Pecorino. Scappa da qui, subito, non hai nulla da perdere.
Forse sei già ritornato al fedele motore di ricerca, pronto per una nuova avventura, e io sto parlando al vento.

O hai deciso di darmi una seconda opportunità?
Bene, accomodati, qui sei il benvenuto.
Magari sei al tuo tavolo di lavoro, il portatile è circondato da carte, appoggi i gomiti sul tavolo e le mani ti tengono le tempie. Adagi la schiena alla spalliera e sposti lo schermo del computer affinché l’illuminazione sia ottimale. No aspetta, tu sei più tipo da smartphone, una lettura veloce e via, non hai tempo da perdere. Ecco dunque ora sei pronto ad attaccare le prime righe della prima pagina, cerchi di capirci qualcosa. Questo non ti piace, quello nemmeno, quell’altro forse, questo… sì.
Bene, se sei arrivato a leggere anche l’ultima frase puoi lasciare un commento, perché è da anni che non se ne vede uno. E la cosa farebbe molto piacere all’autrice. Coraggio, sappi che puoi farlo!

Dunque, mio caro Lettore conteggiato nelle statistiche, dicevamo che oggi è un giorno importante per Tre Passi Avanti e hai il privilegio – sì addirittura!- di condividere con me questo traguardo.

Oggi questo piccolo spazio sperduto nella blogosfera compie la bellezza di 10 anni che per un blog, di questi tempi, è quasi come raggiungere i cento.
10 anni di passi avanti, molti anche indietro per essere sinceri, ma ognuno di questi affrontato con la presunzione di aver realizzato qualcosa di bello, se non per gli altri almeno per me.
Grazie Lettore sconosciuto, grazie per avermi tenuto compagnia in tutto questo tempo e per avermi dato la motivazione di andare avanti.
Sempre avanti con il sorriso. E si continua…

10 anni di blog
8 maggio 2007 – 8 maggio 2017

 

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Buona pace al selfie

Mi sono regalata la mia prima reflex qualche mese fa, e sono ancora in piena fase sperimentale.

Impazzisco per tutti questi pulsantini, le varie impostazioni, i termini quasi incomprensibili con cui ho a che fare e le centinaia di foto da scartare perchè troppo mosse, troppo sfocate, troppo luminose, troppo scure…
Una delle poche cose che ho imparato è che nelle mie foto c’è sempre qualcosa in eccesso.

Ma questa macchinetta è così bella che non può non conquistarti e, cosa importante, con la reflex è impossibile farsi un selfie.
Io l’adoro solo per questo.

Il tifoso sconfitto

calcio...

Oggi, in una classica domenica di campionato, ho maturato un pensiero profondo che merita di essere condiviso.

Lo scrivo ora, dopo l’ennesima sconfitta immeritata: è troppo facile fare il tifo per le grandi squadre, potersi rallegrare, cioè, all’occorrenza, per uno scudetto, per una qualsiasi coppa, per un’ottima posizione in classifica.
Tifare per la Juve, per l’Inter, per il Milan significa provare euforia, felicità, qualche volta un po’ di rabbia quando si interrompe il record di vittorie consecutive. Poi, se dovesse andar male una stagione, andrà sicuramente meglio la prossima, se non c’è la Champions, c’è la Uefa. Insomma, si può scegliere per cosa gioire, un motivo ci sarà sempre.

Per me… tutto è diverso. Io seguo il Cagliari. Afferrate il concetto?
Qualcuno di voi vorrà ben compiangermi (è così facile), immaginando le sofferenze di una disgraziata che puntualmente vede la sconfitta materializzarsi all’ultimo minuto con la fortunata di turno e con la classifica che … sì, niente, insomma: non si smuove neppure a pagarla; e vorrà pure indignarsi pensando alle ingiustizie del calcio, ai torti arbitrali nei confronti delle piccole, alla svendita dei calciatori migliori, che tanto male possono causare a una povera tifosa di basso rango. Ebbene, accomodatevi, c’è posto per tutti. Ma badate bene, non si tratta propriamente di autocommiserazione.
E allora?

Voglio semplicemente soffermarmi sulla figura del sostenitore.
In questa vita costellata da ripetitive sconfitte calcistiche, ho scoperto che ci sono tifosi e tifosi: quelli che soffrono (sempre) e quelli che gioiscono (spesso).
In questa moltitudine di emozioni è possibile trovare i veri appassionati. Saranno mica quelli che conoscono solo l’ebbrezza della vittoria? Assolutamente no. L’idea che mi sono fatta è che i veri amanti del calcio andrebbero ricercati nella prima categoria, che chiameremo degli sconfitti, perchè loro nel seguire la propria squadra ricevono ben poco in cambio e sicuramente non vengono ricompensati con continue vittorie e coppe.

Siamo noi che conosciamo benissimo il sapore amaro della sconfitta, con quel triplice fischio che è quasi sempre una condanna. Non alziamo nessuna coppa al cielo, a parte quella del gelato, e a fine stagione festeggiamo solo per esserci ancora, soddisfatti per aver allontanato anche stavolta lo spettro della B.
E come siamo lunsigati dei complimenti sulla Gazzetta quando riusciamo a fermare una Grande, con tanto di salvataggio ossessivo degli articoli sul Pc!

Ecco, le nostre emozioni sono così diverse da chi twitta con Buffon o con Totti, perchè noi twittiamo con Cossu o con Brighenti, che al massimo escono con le cugine della velina. E non gliene importa a nessuno.
E se Radja comunica di essere passato alla Roma, i tifosi gli augurano il meglio, sperando che fra una quindicina d’anni possa venire a chiudere la carriera proprio qui. Mica siamo così stolti da pensare di ricomprarlo più in là per rafforzare la squadra… no, no, vai, diventa un campione goditi il successo e poi, se non hai altro da fare, ricordati di noi. E quanta emozione nel vedere che lo stesso Radja mentre si appresta ad affrontare le partite che contano, indossa un calzino con il simbolo della vecchia squadra. Brividi e relativi ringraziamenti per questo gesto così intimo e profondo. Portaci con te Radja, non nel cuore, sarebbe troppo, in un piede ci va bene comunque.

Eh sì, ci facciamo tenerezza da soli, noi grandi tifosi di una piccola squadra, che per vedere un replay della partita alla Domenica Sportiva dobbiamo aspettare le 2 di notte. Per sentire che poi, la nostra vittoria era dovuta a un calo fisico degli avversari, a poca concentrazione, a un modulo sbagliato: insomma, non siamo noi a vincere, sono gli altri a perdere.
Ma noi siamo pochini, contiamo poco,
non come l’Inter o la Roma che sono squadroni con tifosi sparsi per l’Italia, loro!

Ed è verissima questa cosa, gli appassionati di Juve e Inter sono in ogni angolo. E che rabbia sentire i tuoi concittadini “Ah, ma io tifo Juve”, quando Torino non sanno neppure dov’è: e li vedi festeggiare di fronte alla tv quando lo squadrone vince e con che orgoglio fanno sventolare la bandiera bianconera sul balcone, in uno sperduto paese della Sardegna… Felicità a me sconosciute, queste! Eh già, tu sei un grande, caro mio, tu che vai a cercare la facile vittoria e puoi vantarti con gli amici “Vi abbiamo schiacciato anche stavolta”, ma che senso ha?

Forse non c’è proprio nessun senso nel mondo del calcio, dove le piccole giocano per stare in basso e le grandi sono sempre lassù, dove i vincitori sono sempre gli stessi e gli altri stanno lì a guardare. Dove ciò che conta sono i soldi, i grandi nomi, i titoli e le vittorie. Ma ogni volta che la partita sta per iniziare, pensi che davvero i giocatori sono 11 per parte, che realmente il pallone è rotondo, che forse oggi è la volta buona per fare qualche punticino e chissà che non si riesca a fare un passo avanti in classifica. E ci ricadi di nuovo, accendi la radio e senti il benvenuto del cronista: cori in sottofondo, fischio dell’arbitro e si riparte. Rete!

Non era la nostra, chiaramente. Abbiamo perso anche stavolta, siamo abituati è vero, però…
Che faccio, cambio??

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Olimpiadi Vancouver 2010

Il presidente del Consiglio attacca pesantemente:

“Voglio l’assoluzione piena, è invenzione pura, noi non c’entriamo niente con tutto questo. Ci sono dei giudici talebani che vogliono scalfire l’immagine del nostro Paese. Basta, è arrivata l’ora delle riforme, non possiamo andare avanti così, lo dobbiamo agli italiani.”

 

La disastrosa spedizione italiana all’olimpiade di Vancouver, come si può leggere dai giornali, ha dunque pesantemente colpito il nostro Premier che sentitosi accusato ingiustamente, umiliato nel profondo, avvilito nell’anima e scoraggiato nello spirito, ha promesso a tutti gli italiani un’importante riforma da attuare al più presto per uscire dalla profonda crisi che sta attanagliando gli atleti azzurri.

Conscio dell’importante ruolo che ricopre per il suo Paese, ha deciso con un coraggioso slancio di benevolenza di occuparsi in prima persona del problema che rischia di oscurare l’immagine italiana nel mondo, così come fece già 2 anni fa per gli europei di calcio e di cui quest’estate avremo i primi importanti risultati.

 

Trattandosi di una situazione di piena emergenza, il nostro Premier ha deciso che pieni poteri saranno dati a Bertolaso a cui spetterà l’incarico di rimettere letteralmente in piedi l’acciaccata spedizione azzurra. Sarà dunque suo compito quello di organizzare le sedute massaggi e fisioterapiche, a cui si dice affiancherà una professionista testata dal capo della protezione civile in persona.

 

L’intero staff con un durissimo comunicato stampa ha inoltre smentito le malignità sulla pattinatrice azzurra.

Appurato che il talento la Kostner lo ha, eccome, i suoi allenamenti, leggermente modificati, continueranno ad sostenuti economicamente dalla federazione sportiva. Constatata che la sua figura migliore è quella della “scivolata di sedere”, verrà promossa nella nazionale di curling di cui non ricoprirà il semplicistico ruolo di capitano bensì quello ancora più importante e a lei più consono di testatrice di Stone, il disco fatto di puro granito scozzese che per omaggiare la grande campionessa verrà abbellito di gonnellino e paiettes.

 

Sistemata la Kostner, rimangono ancora da risolvere i problemi degli atleti praticanti sport più classici, vale a dire sci di fondo, alpino, nordico, il cui problema, secondo l’avvocato Ghedini, è stato riscontrato nella dieta alimentare completamente inadeguata.

Un importante scossone allora è stato dato al sistema ristorazione, reo di non aver saputo proporre regimi nutrizionali consoni a degli sportivi. Il cuoco ufficiale verrà sostituito dal signor Beppe Bigazzi che avrà il compito di curare i menù riproponendo le antiche ricette di una volta, preparate con prodotti genuini e carni fresche, provenienti direttamente dal giardino di casa.

 

Scalpore hanno destato alcune valutazioni poco attendibili dei giudici di gara, ricordiamo soprannominati dallo stesso premier come talebani, che avrebbero danneggiato pesantemente la spedizione italiana.

Alla luce di queste profonde accuse, si è acceso il dibattito sul miglior sistema di voto:

  • Il senatore Di Girolamo si è detto entusiasta all’idea di far votare tutti i giudici all’estero attraverso il voto per corrispondenza, che a detta del senatore sarà pur visto come antiquato ma pur sempre utile e affidabile.
  • Morgan, che si era subito candidato come giudice volontario con la sola condizione di poter cantare la sua canzone in mondovisione, interpellato dalle tv nazionali, si è detto molto dispiaciuto dall’ennesima esclusione, anche perché di gare e sport non ci capirà molto, ma della polvere bianca abbastanza. 

Alla fine, ha prevalso l’unico metodo attendibile e conosciuto.

Il peso dei giudici verrà limitato al 50% mentre per la restante parte entrerà di scena il pubblico con il televoto e la voce di Maria in sottofondo a determinarne l’inizio e la fine.

 

Per creare un maggior seguito di appassionati, entreranno a far parte della squadra di sci alpino Marco Carta, in quello di fondo Valerio Scanu e il posto lasciato libero dalla Kostner verrà occupato da Alessandra Amoroso.

Il cognato di Bertolaso si impegnerà a costruire una pista di sci a La Maddalena per permettere al vincitore di Sanremo di allenarsi al meglio in casa propria.

Marco Carta per non pesare sul bilancio, potrà restare a Pirri dove verrà raggiunto da un allenatore. In attesa di una nevicata su Monte Urpinu, verrà omaggiato di una console Nintendo Wii.

Ancora incerto è il destino di Alessandra Amoroso, anche se, per rilanciare la musica italiana nel mondo, si vocifera che danzerà sulle note di Italia Amore Mio con il principe che canterà l’intera canzone in diretta.

 

Brillante è stata definita da Emilio Fede l’idea del presidente del Consiglio, che servirà a ridare lustro all’Italia, a infondere coraggio agli atleti e a far riscoprire ai connazionali il senso di appartenenza alla patria. Consapevole infatti di essere amato, rispettato e acclamato in tutto il mondo, sarà proprio Silvio Berlusconi ad immolarsi per il popolo italiano e a fare da portabandiera per i colori azzurri.

Per questo motivo, ma soprattutto per rendere omaggio al Premier dell’enorme sforzo compiuto, le medaglie per l’Italia saranno personalizzate.

In bocca al lupo!

 

medaglia

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In edicola

Sentito in tv.

 

“Noi amiamo Silvio” è in edicola al prezzo speciale di 9.90 euro.

 

Ora, che sia una bella persona è noto a tutti, così come non possiamo negare che stiamo pur sempre parlando di un uomo rispettabile, laborioso, intelligente al punto giusto, apprezzabile in ogni ruolo che ricopre. E non storcete il naso perché è la pura verità. Bisogna avere il coraggio di ammetterlo.

E poi sì, diciamolo, è pure affascinante nonostante quella vergognosa leggenda che lo vedrebbe tappo a tutti costi.

 

Fatto sta che questo libro in uscita parla di lui, con tanto di foto riguardanti vita privata, vita pubblica e vita familiare. Con poster a grandezza naturale, immagino.

 

Se è dato ormai per assodato che uno della propria vita possa farne quello che vuole, è altrettanto vero che questo non gli dà il potere di rompere le scatole a noi, che con le sue continue smanie di protagonismo non vogliamo più aver niente a che fare.

Adesso chiunque abbia quattro gatti che lo seguono ha il diritto di fare un libro su di sé?

E dopo il libro magari usciranno i piatti su Silvio, le tazze, i bicchieri, i pigiami e qualsiasi altra cosa in cui ci stia il suo nome. Ma stiamo scherzando?

Chi si crede di essere?

Neanche il nostro Premier, con tutti i difetti che ha, si sarebbe abbassato a tanto…

 

 

Insomma… caro e piccolo Silvio Muccino, a nome di TUTTI gli italiani… vedi di darti una calmata!

 

In un Mare di notizie

La giornata dedicata alla Sardegna, festeggiata nell’isola il 28 aprile, quest’anno vedrà come manifestazione centrale la presentazione della nuova bandiera sarda che sarà rimodernata per l’occasione.

Molti sono quelli che hanno storto il naso, rivendicando il diritto al rispetto dell’amata bandiera, altri si sono lasciati trasportare dalla curiosità e consci della necessità di una svecchiata si sono detti favorevoli al cambiamento.

 

“Se le province fossero rimaste 4 e ognuna avrebbe avuto un moro, avrei tenuto la vecchia bandiera, ma ora che le province sono 8, che facciamo? Metà testa per una?”

Ha risposto così il sig. Puddu, macellaio di Iglesias -una delle nuove province sarde-, che ha fatto leva sul proprio orgoglio di cittadino non rappresentato.

 

E non è il solo a pensarla in questo modo.

“8 mori e non se ne parla più” ha ribadito la sig.ra Porceddu parrucchiera dei Vip di Sanluri, che, a taccuino riposto, ci ha confessato di aver fatto una raccolta firme per vedere riproposto nella bandiera il contorno facciale del Cavalier Berlusconi.

 

Ma se il sig. Puddu e la sig.ra Porceddu plaudono all’iniziativa del nuovo consiglio regionale, altrettanto non lo si può dire del sig. Pinna, il famoso sciatore del Gennargentu:

“E’ da anni che tengo alto il nome della Sardegna su tutte le piste del mondo. Non potrei mai cambiare il simbolo dalla mia tuta. Se cambiassero lo sfondo bianco con uno più scuro, potrei riconsiderare la mia idea, ma se parliamo di aggiungere un moro non è assolutamente fattibile. La crisi non risparmia neppure il mio campo, chi dovrebbe accollarsi le spese per il cambiamento della divisa?”.

 

Dura è stata la reazione di Gigi Riva, simbolo di una squadra, di una città ma ancor più di una regione intera:

“Ho rifiutato la Juventus per star qua, ho rinunciato a scudetti e champions, a tanti soldi per amore di questa gente, ma se dovessero mettere  frontali quei 4 signori e no, mi riprendo lo scudetto e me ne vado a ad allenare il Napoli”.

La minaccia di Rombo di Tuono non ha lasciato indifferenti le alte sfere, che, secondo indiscrezioni, avrebbero assicurato al gruppo degli Sconvolts che i mori rimarranno di profilo.

 

Tra le innumerevoli prese di posizione non possiamo tralasciare quella di Marco Carta, che senza essere stato contattato ha comunque preteso di dire la sua attraverso un comunicato ufficiale di cui riportiamo il testo integrale:

“Ciao, sono Marco Carta e ho vinto Sanremo. Volevo dire che è colpa di Soru che dopo aver distrutto la spiaggia del Poetto vuole distruggere anche il nostro simbolo e io voglio continuare a difendere la vecchia bandiera dei 3 mori”.

 

Enigmatica è stata la risposta della Canalis, che alla domanda di una sua dichiarazione sui 4 mori ha detto:

Io questi 4 ragazzi non li conosco, non li ho mai conosciuti, volete infangare il mio nome proprio ora che, guarda caso, ho riallacciato i rapporti con Bobo”.

 

La battaglia tra i vari movimenti dunque si fa sempre più aspra, e tra mozioni ufficiali, proteste, prese di posizione e slogan la discussione è più che mai aperta.

 

In una sfarzosa cerimonia di inaugurazione, il Premier Berlusconi e il governatore Cappellacci, in una sala rigorosamente priva di spifferi, avranno l’onore di soffiare per primi sulla bandiera per ricreare il movimento del vento e battezzare ufficialmente il nuovo simbolo della terra sarda che verrà poi issato sul vulcano di Villa Certosa.

 

“Presidente Berlusconi, ha qualcosa da dichiarare?”

“Spero di non prendere la tosse per non sciupare un momento così emozionante, anche se l’opposizione vorrebbe il contrario e Franceschini mi ha più volte starnutito in faccia. Sempre la solita sinistra.”

 

Ma allora chi vincerà?

L’avrà vinta l’innovazione o la tradizione?

Il Sig. Puddu o il sig. Pinna?

La sfida è aperta.

 

 

 

Pesce d’aprile