Tre Passi Avanti

Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo… (o quasi!)

Archivio per la categoria “news”

10 anni di blog

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Caro Lettore,
sei capitato su Tre Passi Avanti in un giorno particolare.

Molto probabilmente sei finito qui per caso, reindirizzato da un motore di ricerca più o meno noto o da un link di una pagina sconosciuta ai più. Se hai avuto fortuna hai trovato l’argomento che cercavi, ma probabilmente non è così.

Avrai dato una veloce occhiata al titolo, starai scorrendo frasi generiche che non dicono molto per essere sinceri, ti starai soffermando sulle parole in grassetto.
Fatto un breve giro di ricognizione, ti prepari a riconoscere il filo conduttore del sito. Aspetta, no, non lo riconosci affatto. Ma, a pensarci bene, chi l’ha detto che questo blog debba avere uno stile, un tema particolare? Non perdere tempo a cercarlo, non c’è.

Scorri le pagine dell’archivio e decine di post differenti l’uno dall’altro ti si presentano davanti: Argomenti di Attualità Passata, Argomenti Stile Diario Adolescenziale Che Devi Cercare Immediatamente Il Tasto Indietro, Argomenti Che Sembrano Essere Un Inno Alla Noia, Argomenti Storici A Te Che La Scuola L’hai Finita Già Da Un Pezzo, Argomenti Sulla Sardegna Che Conosci Solo Per Averla Vista In Tv O Assaporata Dentro Un Piatto Di Pasta Condita Al Pecorino. Scappa da qui, subito, non hai nulla da perdere.
Forse sei già ritornato al fedele motore di ricerca, pronto per una nuova avventura, e io sto parlando al vento.

O hai deciso di darmi una seconda opportunità?
Bene, accomodati, qui sei il benvenuto.
Magari sei al tuo tavolo di lavoro, il portatile è circondato da carte, appoggi i gomiti sul tavolo e le mani ti tengono le tempie. Adagi la schiena alla spalliera e sposti lo schermo del computer affinché l’illuminazione sia ottimale. No aspetta, tu sei più tipo da smartphone, una lettura veloce e via, non hai tempo da perdere. Ecco dunque ora sei pronto ad attaccare le prime righe della prima pagina, cerchi di capirci qualcosa. Questo non ti piace, quello nemmeno, quell’altro forse, questo… sì.
Bene, se sei arrivato a leggere anche l’ultima frase puoi lasciare un commento, perché è da anni che non se ne vede uno. E la cosa farebbe molto piacere all’autrice. Coraggio, sappi che puoi farlo!

Dunque, mio caro Lettore conteggiato nelle statistiche, dicevamo che oggi è un giorno importante per Tre Passi Avanti e hai il privilegio – sì addirittura!- di condividere con me questo traguardo.

Oggi questo piccolo spazio sperduto nella blogosfera compie la bellezza di 10 anni che per un blog, di questi tempi, è quasi come raggiungere i cento.
10 anni di passi avanti, molti anche indietro per essere sinceri, ma ognuno di questi affrontato con la presunzione di aver realizzato qualcosa di bello, se non per gli altri almeno per me.
Grazie Lettore sconosciuto, grazie per avermi tenuto compagnia in tutto questo tempo e per avermi dato la motivazione di andare avanti.
Sempre avanti con il sorriso. E si continua…

10 anni di blog
8 maggio 2007 – 8 maggio 2017

Storiella di Halloween 2.0

Lettura non indicata alle persone sensibili.

fantasmaE’ una notte buia e tempestosa a Ussaramanna, tutti sono rinchiusi in casa a vedere l’ultima puntata di Chi l’ha visto che si preannuncia ricca di colpi di scena. Ma è anche la notte di Halloween questa, e il nostro team di spettri ha da lavorare. Tutto ad un tratto una fitta nebbia avvolge il piccolo paese, inghiottendo case, libri, auto, viaggi e fogli di giornale. Ma Tzia Peppa, completamente assorta dal caso del ragazzone, è poco interessata a ciò che succede fuori.

Qualcuno suona alla porta.
Tzia Peppa si alza controvoglia, cerca le chiavi nella tasca del grembiule e apre. Una musica angosciante si diffonde nella casa, arrivando a coprire la voce di Federica Sciarelli. Il terribile spettro Adalgiso dai lunghi capelli corvini, un tempo conosciuto con il nome di Manuel Agnelli, si presenta davanti a Tzia Peppa, che dimostrando ancora una volta la sua innata ospitalità, lo fa accomodare nella stanza buona. Ma Adalgiso non è venuto fin qui per mangiare i gueffus, non stavolta…

Inizia a cantare con tutta la sua forza, Adalgiso, testi senza un senso apparente, diabolici, maligni, dal significato irreale. Ma Tzia Peppa non ha molto tempo da dedicargli ora, abbassa il volume del microfono, corre di fronte alla tv e abbandona il povero Adalgiso a se stesso. C’è un servizio di Paola Grauso, non può intrattenere l’ospite.

Adalgiso non crede ai suoi occhi. Mai nessuno gli aveva fatto un affronto del genere. Nel lontano 1837 Tziu Luigi era morto di stenti dopo aver sentito la prima strofa di Dea, e Tziu Sebresti era diventato un appassionato di canzoni neomelodiche giapponesi appena gli aveva cantato all’orecchio 1.9.9.6..
Il povero Adalgiso abbandona la casa gonfio di rabbia, ma non prima di aver chiamato in suo aiuto il primo spettro di pura razza italica della storia: Gotino.

Gotino è uno spettrino davvero carino. Fa parte dell’antica casata del marchese Formaggino, tipi che avevano colonizzato l’Etiopia a suon di lenzuola volanti, per dirvi. Fantasma all’apparezza rispettabile, ottimo lavoratore, tasse pagate in anticipo, vacanze sempre e solo a Nord del fiume Po, vuole dare il suo contributo alla serata di terrore.

Il nostro spettro non ha tempo di bussare alla porta, sceglierà un’entrata ad effetto, la stessa che tante vittime ha mietuto in questi anni. Vestito di un lungo lenzuolo nero, moschetto e manganello in mano, muovendosi al passo romano inizia a percorrere tutta la casa con lamenti lancinanti proprio mentre sta partendo il servizio di Pino Rinaldi.
Questo è davvero troppo. Tzia Peppa apre lo scaffale e gli porge lo spray Italicum, usato come trattamento sintomatico di stati infiammatori associati al dolore del tratto oro-faringeo italiano, da usare lontano dai pasti. Gotino rimane impressionato dalla gentilezza di Tzia Peppa, vorrebbe spaventarla almeno un pochino, prova a fare una piccola barricata nell’andito per impedirgli l’accesso al resto della casa, ma l’influenza l’ha debilitato troppo, rinuncia e va via.

gianloreto-carboneTzia Peppa, libera dagli ospiti, può finalmente concedersi l’ultimo servizio di Gianloreto Carbone, ma qualcosa non va per il verso giusto. Il segnale sparisce, tzia Peppa cambia freneticamente canale, ed ecco che da quello che sembrava lo studio di Porta a Porta esce lui, lo zombie Renziello. Tzia Peppa lo prende a colpi di bastone, ricambia a Chi l’ha visto dove nel frattempo è ritornato il caro Gianloreto, ma ormai lo spettro è di fronte a lei, e non sembra avere buone intenzioni.

E’ una situazione troppo angosciante per Tzia Peppa. Renziello inizia a vomitare fiumi di parole scandendo continui Sì tra termini quali referendum e strofe incomprensibili di Fedez e J.Ax. Tzia Peppa, che sarebbe anche interessata a capire perchè lo spettro Renziello si è preso così a cuore la questione Costituzione, da brava padrona di casa si incammina verso il frigo a prendere della Sambuca per l’ospite, ma chiusa la portiera troppo forte sveglia il terrificante elettrodomestico. Un No urlato a squarciagola da Tzia Peppa gela il volto di Renziello. Cerca di svegliarsi dal torpore in cui è caduto, ha un mancamento, si accascia sulla poltrona e inizia a compitare delle insane parole che danno via a un incantesimo: A R I G G, G I G R A, I R G G A, R A G G I.

A questo punto tutti i frigoriferi d’Italia al grido di “andiamo a raffreddare”, si risvegliano, escono dagli appartamenti e, percorrendo le vie di Roma capeggiati da Renziello, invadono le strade dei vivi e il parlamento dei morti, mentre Tzia Peppa può finalmente tornare di fronte alla tv a seguire il saluto finale della Sciarelli.

 

Le false Carte di Arborea

Tra i falsi storici più noti che riguardano la Sardegna, un posto di rilievo spetta alle Carte d’Arborea, documenti che nulla hanno a che fare con la nota Carta de Logu della giudicessa Eleonora.

Quando, nel 1845, il direttore della Biblioteca universitaria di Cagliari Pietro Martini ricevette dalle mani del frate Cosimo Manca un’antica pergamena, non ebbe la minima esitazione nel credere che quello strano documento illeggibile e dalle dimensioni così inusuali potesse finalmente far luce sul passato più oscuro della Sardegna. Da quel momento in poi, continui nuovi ritrovamenti di pergamene, codici e fogli diedero vita a un ingegnoso castello di menzogne in grado, per qualche tempo, di creare una pagina di storia totalmente fittizia e immaginaria.

Le Carte d’Arborea, così chiamate perché rimandavano al palazzo dei giudici d’Arborea, si riagganciavano cronologicamente alla figura della nota Eleonora e della sua corte, contribuendo, durante il periodo delle preziose scoperte, a rafforzarne il mito e l’immagine gloriosa.
Ma la parte più interessante riguardava non tanto i nuovi personaggi portati alla ribalta, quanto piuttosto, il fatto che in Sardegna fosse presente una produzione letteraria in italiano già nella seconda metà del Trecento, a dispetto dei vecchi studi che la rimandavano addirittura alla fine del Cinquecento. Questo fatto portava a ricostruire la guerra tra Aragona e Arborea come una stagione di resistenza, anche culturale, all’influenza iberica, rafforzata dagli stretti legami tra la Sardegna e la penisola italiana.

Altre sei pergamene si aggiunsero alla prima due anni più tardi, provenivano sempre dalle mani del frate Manca e destarono particolare interesse soprattutto per la presenza del Ritmo di Deletone, il documento più antico. Il Ritmo spiegava il modo in cui i sardi, alla fine del VII secolo, riuscirono a liberarsi dal dominio bizantino riuscendo poi a istituire i quattro Giudicati. Tutto questo poté avvenire grazie all’insurrezione portata avanti da Gialeto, fino ad allora completamente sconosciuto agli studiosi, che divenne poi giudice di Cagliari e spartì ai suoi fratelli i Giudicati di Arborea, Gallura e Torres. Grazie al Ritmo di Deletone, ora, era possibile far luce sulla misteriosa quanto buia origine dei Giudicati, un vero e proprio enigma che pareva essersi risolto proprio con le preziose Carte.
Innumerevoli nuovi documenti vennero scoperti in modo più o meno avventuroso negli anni a seguire, e tutti sembravano aver fatto chiarezza su importanti questioni come la vita civile al tempo della corte d’Arborea, le prime attività letterarie in italiano nell’isola e, come già accennato, l’origine dei Giudicati.

Per l’interpretazione di questi misteriosi quanto incomprensibili fogli, Martini si affidò allo scrivano cagliaritano Pillito, considerato un abile paleografo, che prestava servizio presso l’Archivio Patrimoniale della città.
Facile risultava per Pillito decifrare ogni singola pergamena, nonostante la scrittura dei testi apparisse illeggibile anche agli occhi dei più esperti, e tanto bastò a Martini per magnificare le grandi capacità del paleografo. Martini, del resto, giustificava quello stile alquanto originale proprio con l’incapacità dei vari popoli di trascrivere l’antico romano e fu in definitiva proprio la grossolanità della compilazione a convincerlo dell’autenticità delle Carte, caratteristica che invece sarebbe stata fondamentale per decretarne la totale falsità.
Scrupolosi esami avrebbero accertato come molte delle pergamene fossero effettivamente antiche e provenissero, con tutta probabilità, proprio dagli archivi cagliaritani che, è utile ricordarlo, in quegli anni erano caratterizzati da uno stato di quasi abbandono. Non rappresentava dunque un problema trovare il materiale per redigere le Carte, mentre molto più complessa risultò essere, come si è visto, la loro effettiva realizzazione.
Dagli inizi, quindi, l’archivista cagliaritano fu uno dei grandi protagonisti nella vicenda delle Carte d’Arborea, sia trascrivendone i testi ma anche contribuendo alla loro divulgazione, sebbene preferì sempre occupare un ruolo di secondo piano sulla scena.
Non poche furono le tracce che portarono a identificare nella persona del Pillito l’autore dei falsi, anche se incerto risulta ancora oggi l’obiettivo di questa macchinazione. Poco plausibili motivi come carriera e denaro, rimangono in piedi spiegazioni più romantiche, come quella di aver voluto elevare la grandezza degli archivi e, ancor di più, il desiderio di creare un passato glorioso per la sua cara isola.

Le Carte d’Arborea custodivano un vero e proprio tesoro perché concretizzavano i sogni e le speranze di chi, da sempre, accarezzava l’idea di un’illustre storia nazionale per la Sardegna.
In molti, con le dovute differenze, speravano che la Sardegna prima delle dominazioni fosse stata italiana e che avesse potuto vantare una civiltà politica e letteraria all’avanguardia, ma se gli studiosi sardi arrivarono a magnificare la liberazione contro l’invasore, parlare del sardo come lingua nazionale ed esaltare la corte d’Arborea, non lo dovevano a una loro idea politica. Il loro unico desiderio era quello di creare un profondo interesse nei confronti della storia sarda troppo a lungo trascurata e, perché no, anche poter essere legittimati come studiosi nell’ambito culturale italiano.
Ma le Carte non avevano sostenitori solo nell’isola, potevano vantarne anche al di fuori. Alberto La Marmora, Carlo Baudi di Vesme riuscirono addirittura a far accogliere le pergamene all’Accademia delle Scienze di Torino.
E’ utile ricordare che fu proprio dalla capitale del Regno che nel Settecento si cercò di limitare nell’isola le trattazioni di storia per poter allentare i legami e i valori culturali della civiltà spagnola presenti nel nuovo possedimento sardo. E anche in questo contesto vanno collocate le Carte d’Arborea, che cercarono di dare una risposta ai tanti dubbi e ai vuoti presenti nella storiografia sarda. Illusioni, sogni e speranze finirono poi col infrangersi mestamente in seguito alla sentenza dell’Accademia di Berlino.

Acceso sostenitore delle Carte d’Arborea, Baudi di Vesme riuscì ad assicurarsi da Theodor Mommsen la promessa di far analizzare le pergamene all’Accademia delle Scienze di Berlino, al fine di ottenere una loro piena legittimazione.
Fu nel marzo del 1869 che ebbe inizio la fitta corrispondenza tra i due studiosi, le cui lettere da una parte svelavano le incertezze del Mommsen di fronte ai documenti sardi, e dall’altra le speranze e i timori del Baudi di Vesme.
La commissione esaminò solo una parte delle pergamene, privilegiando il lavoro paleografico, ma tanto bastò per arrivare ad una conclusione netta, che venne poi ufficializzata il 31 gennaio 1870 quando fu reso pubblico il verdetto.
Le Carte, sentenziava chiaramente la relazione finale, erano tutte false.
Ingenua, grossolana, volgare era stata la contraffazione e questa sentenza così pesante non poté che coinvolgere tutti quegli studiosi che fino ad allora l’avevano fortemente appoggiata. Baudi di Vesme, dal canto suo, non esitò a dichiararsi poco convinto da quel giudizio, ma la gran parte degli eruditi sardi finì con l’accettare il verdetto anche per non peggiorare ulteriormente la già scarsa considerazione che nutriva nei loro confronti l’ambiente scientifico.

La dura sentenza dell’Accademia di Berlino non rallentò minimamente la tendenza alla commemorazione dei sardi illustri, che proprio alla fine del secolo ebbe un’importante impennata con le rievocazioni di Eleonora e del fantasioso Gialeto.

Ma le Carte d’Arborea continuavano comunque a suscitare una forte attrazione e, sebbene non vi fossero più dubbi sulla loro falsità, continuavano ad avere numerosi sostenitori. Besta, dal canto suo, sostenne con un articolo apparso su “Archivio Storico Sardo” l’autenticità di alcune pergamene, inserite appositamente tra le false per far avvalorare l’intero blocco.

Le Carte d’Arborea nella loro fantasia avevano ricostruito un’immagine della Sardegna più negativa rispetto alla realtà che stava emergendo dagli ultimi veri ritrovamenti. E dopo aver appurato l’inganno del Ritmo di Deletone, la pagina più silenziosa della storia sarda continuava a rimanere il capitolo sull’origine dei giudicati.

L’ultimo degli studiosi ad aver avuto qualche flebile contatto con il clima delle Carte d’Arborea fu, nel secondo dopoguerra, l’archeologo Giovanni Lilliu, scopritore dell’imponente fortezza Su Nuraxi a Barumini e autore degli importanti studi su “La civiltà dei Sardi”.
Fu Lilliu a definire quella delle false pergamene una pagina imbarazzante per la storiografia sarda, voltando definitivamente le spalle a una vicenda che tanto polverone aveva sollevato tra gli illustri capitoli di storia antica.

Per approfondire l’argomento si consiglia:
Theodor Mommsen nell’isola dei falsari, Luciano Marrocu, CUEC

La Ville Lumière

Stavo di fronte alla tv, quel venerdì sera.
E non chiedermi cosa ho provato quando ho visto le prime immagini. Rabbia, preoccupazione, angoscia, dolore? So solo che guardavo impietrita la gente affollata nello stadio, i tavolini divelti, quelle luci blu.
E poi il Bataclan. Durante un concerto rock… potevo esserci io, poteva esserci un’amica, potevi esserci tu lì dentro, a cantare, saltare, ballare. E’ accaduto allo stadio, al ristorante, al concerto, al bar. Luoghi vivi. Sì, intimi per te e per me.

129 cittadini del mondo hanno perso la vita in questo bellissimo paese chiamato Francia.
La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, che è stata elaborata durante la Rivoluzione francese, rappresenta ancor oggi uno dei più alti riconoscimenti della libertà e della dignità umana, quella libertà che consiste nel potere di fare ciò che non nuoce ai diritti altrui. Già lo si pensava nel 1789, a Parigi, e neppure andava di moda!
Ma oggi, a distanza di 226 anni si cerca, nuovamente, di mettere in discussione un concetto così importante.

Tra le vittime degli attentati avvenuti a Parigi, compaiono anche diversi musulmani, assassinati da un gruppo di criminali annebbiati dal fanatismo religioso, lo stesso fanatismo che nel Medio Oriente uccide ragazze musulmane che vogliono andare a scuola, donne accusate di adulterio o che si rifiutano di indossare il velo. Che si muoia in Francia, in Tunisia, in Libano o nel resto del mondo non importa, sempre morte è.

Questa inaudita violenza ci ha portati a guardare con diffidenza al mondo islamico, ancora con più preoccupazione rispetto a prima. A titoli di giornali xenofobi, a interviste discutibili, si affianca la voglia di chiarezza, la necessaria ricerca del nemico da abbattere una volta per tutte, che arriva a prendere le sembianze di un mostro impalpabile. Tutti ormai parlano di terrorismo islamico, mettendo in evidenza il legame tra l’Islam e il terrore. Ma sono stati dei criminali ad uccidere. Non è stata una religione, non è stato un paese, non sono stati gli islamici tutti, così come non sono stati gli italiani tutti a mettere le bombe alla stazione di Bologna o a uccidere Falcone e Borsellino. Sono criminali che hanno nomi e cognomi terreni, e che si elevano a una sorta di dio immaginario, che nulla ha a che vedere con la vera religione.
Gli imam che in questi giorni hanno intonato la Marsigliese a Parigi, sono musulmani nemici dell’Occidente o sono francesi nemici dell’Isis?

Sai, l’Islam proibisce l’uccisione di civili, donne, uomini, bambini che siano. Chiunque uccida se stesso sarà punito per l’eternità nel fuoco dell’inferno. Questa è la religione islamica. Tutto il resto è un’interpretazione errata, folle, è fanatismo omicida.
Il fondamentalista terrorista è contro i principi fondamentali dell’uomo. Contro la democrazia, contro i diritti delle donne, contro l’istruzione, contro tutto ciò in cui io e te crediamo, libertà, fratellanza, uguaglianza. Il nemico da combattere è allora l’organizzazione, è l’idea che semina morte, non la religione usata come scudo, come punto d’unità per l’indiscriminata violenza.
E nonostante tutta la rabbia, il dolore, la preoccupazione che abbiamo provato alla visione di quelle immagini provenienti dalla Francia, non dovremmo dimenticare che il mondo continua anche fuori dal dorato confine Occidentale. Capiremmo così che la verità è ancora più ampia di ciò che ci vogliono far intendere.

Perchè le vittime di questo nuovo odio, e la cosa forse ti stupirà, sono soprattutto musulmane… Che ruolo ha, allora, la religione?

Liberté, Egalité, Fraternité

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Solidarité

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Storiella di Halloween

Lettura non indicata alle persone sensibili.

E’ una notte buia e tempestosa a Quartucciu, tutti sono rinchiusi in casa, anche i Nonna Isa hanno già spento le insegne e ritirato i carrelli.
Tzia Maria, una giovane donna di 38 anni, è arrivata in città da pochi minuti, e vedendo quest’atmosfera così inquietante si pente subito della scelta fatta.
Il taxi la lascia di fronte all’hotel più famoso del posto, il Shiningtoll che, nonostante tutto, sembra agli occhi della ragazza tranquillo e ospitale.
Ad aprire la porta due gemelline vestite uguali, Sharon e Raffiella, una più brutta dell’altra. Maria non si lascia certo intimorire dal loro aspetto, sono pur sempre due tenere bimbe, e le segue mentre si incamminano per il lungo corridoio.
La bambina con le trecce, si blocca di fronte alla stanza 1408, l’unica ancora libera in tutto l’hotel, inizia a emettere sordide grida malefiche e si allontana, non prima che Tzia Maria le allunghi una bustina di “Galvingol” contro il reflusso gastrico.

Rimasta sola, la nostra protagonista spalanca la porta.
Non crede ai suoi occhi: è davvero la stanza 1408, la camera più paurosa di tutta Quartucciu, abitata da tre inquietanti presenze sin dal 1550 a.c..

[Se solo avesse avuto un po’ più di fortuna le sarebbe toccata la vicina stanza 1409, abitata dal simpatico Fantasma Formaggino, ma noi oggi abbiamo bisogno di una storia terrificante, molto horror…]

Appena arrivata, sistema la sua nuova scrivania come è solita fare: penna a destra del quaderno, pinzatrice a sinistra e bottiglione di vino al centro. E’ una brava scrittrice Tzia Maria, ha già qualche idea sul nuovo soggetto e senza perdere tempo inizia a redarre il suo romanzo.
Quartucciu è il posto ideale per scrivere, lei adora l’ambiente intimo e tranquillo della campagna sarda, e guardate che se ne intende di geografia, non è come noi che non sappiamo neanche dov’è Norbello.
Ma torniamo alla storia.

Ecco che improvvisamente, da dietro la porta compare il Signor Spettrometro che lancia secchiate di sangue alla povera donna. Tzia Maria urla, si dispera e piange: lo Spettro ha cancellato una pagina appena scritta. Cosa fare? Fortunatamente ha in borsa il famoso “Mastro Lindo Vanish” smacchiatore che, con una sola passata, fa risplendere il foglio e dona alla stanza una delicata fragranza di limoni di Castiadas. Purtroppo il signor Spettrometro è allergico agli agrumi e, a causa dei continui starnuti, è costretto a scappar via. Nel frattempo chiama rinforzi, ed ecco che appare lo spettro Geppetto, un simpatico falegname con un figlio un po’ strambo, Presidente del Consiglio dei Ministri.

La vendetta di Geppo si consumerà di notte.

Contrario agli accoltellamenti, il malefico spiritello porta con sè solo le sue catene, utili a strangolare la povera donna. Purtroppo la nostra scrittrice ha dimenticato la valigia davanti alla porta, Geppetto cade malamente, sveglia Maria che un po’ dispiaciuta per l’incidente, gli porge il famoso brillantante “Oxi ActionGhost” che dona un’incredibile brillantezza a tutti gli oggetti in metallo. Geppetto tutto sommato è soddisfatto del dono, ringrazia e corre a lucidare le sue catene.

[Credete che sia finita qui? E no… Ne manca ancora uno, erano tre abbiam detto…]

Ora è il turno dello Spettro Ridge Forrester, il più figo di tutti. Lega la sua mascella sbilenca con un po’ di fil di ferro, giusto per non far rumore, e si avvicina silenziosamente armato di martello alle caviglie di Maria che dorme, ancora, nel suo letto.
Frantumare le sottili gambette della nostra, sentire le sue urla disperate e compiere la profezia di Halloween! Un’altra vittima immolata in nome della grande strega madre Stephanie.

Ma chi si immaginava che un bambino con il triciclo dovesse passare proprio ora nell’andito, svegliando tutti gli ospiti dell’albergo? Tzia Maria si sveglia improvvisamente, saluta Ridge Forrester in modo malizioso e pare anche scoccare una scintilla di intesa tra i due…
Purtroppo, a rovinare il tenero momento, arrivano le gemelle con una cartella di Equitalia in mano, la consegnano a Ridge (pare si trattasse di un conto sospetto in un noto ristorante) che dalla preoccupazione diventa bianco come un umano e non riesce a trattenere una frase che sembra quasi una maledizione: Oexp Xepo Poxe Expo.
A questo punto tutti i morti d’Italia al grido di “A noi il Giappone” si risvegliano, escono dalle tombe e, biglietto allo scheletro, si incolonnano verso Rho Fiera, invadendo il mondo dei vivi e gli accessi di Triulza e Fiorenza.

Expo

Ebbene sì, ci sono stata anche io.

Grazie ai biglietti omaggio ottenuti tramite uno sponsor, ho potuto ammirare questa gigantesca fiera che, devo dire, mi è piaciuta parecchio. Tantissima gente, troppa, lunghissime code, esagerate, pochi soldi spesi, davvero.

La mia esperienza, insomma, è stata totalmente positiva. C’è una sorta di cattiva informazione che gravita attorno all’Expo. C’è chi, portafoglio alla mano, dice di aver speso un capitale tra ingressi, cibo e quant’altro. In realtà, già da agosto, era possibile trovare biglietti a data aperta scontati del 60-70%, senza contare quelli omaggio offerti da enti e sponsor.
Per il cibo certo, se eri intenzionato a mangiare al ristorante giapponese non potevi pretendere di spendere pochi euro, ma già una pizza o un panino li pagavi quasi quanto il market sotto casa.
L’acqua era totalmente gratis. Grazie alle colonnine sparse per tutto il sito, l’avevi a disposizione fredda, liscia o gassata. Più comodo di così.

Poi sì, c’era la questione code…
Gente in fila ovunque. Anche per il bagno.
Però ho avuto la fortuna di incontrare, durante queste lunghissime attese, persone davvero simpatiche, quindi il tempo scorreva abbastanza velocemente.

File ingresso Expo

Dati alla mano, ho visitato l’Expo 4 volte, una sessantina i padiglioni visti, alcuni bellissimi, altri molto meno.
Il Padiglione Zero è quello che mi ha conquistata maggiormente.
Era il padiglione iniziale, il suo obiettivo era quello di condurti al tema del cibo come energia per la vita, il tema centrale dell’Expo. Ci è riusciuto in pieno. Magnifico, davvero emozionante.

Padiglione Zero

Padiglione Zero, interno

E poi c’era l’Albero della Vita. Immenso. Chissà che fine farà, dopo l’Expo.

albero della vita

La Corea del Nord e la Corea del Sud, unite in un unico padiglione super-tecnologico. Il tema del cibo trasmesso dai robot. Natura e artificio si fondono.

Corea

E poi gli Stati Uniti. Si possono riassumere con Obama che ci dà il benvenuto. Molto più bello esternamente, con i suoi giardini verticali. Per il resto, il nulla.
Al contrario, molto più interessante il Kuwait. Percorso iniziale tra la sabbia, la pioggia come fonte di vita ti dava il saluto iniziale, per poi far spazio all’immenso sole sullo sfondo. Coinvolgente dall’inizio alla fine. Ah, quasi dimenticavo, ho anche potuto assaggiare l’acqua dolce del Kuwait, dal sapore stranissimo!

Kuwait

Un altro paese molto interessante, il Qatar. Il padiglione era una sorta di spirale che il visitatore percorreva dall’alto verso il basso. Al centro, una sorta di albero della vita che grazie a incredibili giochi di luce si illuminava raccontando la sua storia, in una sala totalmente buia.

Qatar

Per visitare la Francia la fila era, stranamente, molto piacevole in quanto diventava una sorta di passaggiata tra orti e giardini. Una volta entrati nel padiglione vero e proprio, uno spazio aperto molto grande e luminoso, la parte più interessante si trovava sul soffitto, una sorta di mercato rovesciato.

francia

Che ingresso, la Polonia!
Fatta totalmente di cassette di legno, questa angusta entrata lasciava poi lo spazio a un grazioso giardino nel piano superiore.

polonia

La mattina ci rechiamo in fretta e furia al padiglione del Giappone. Era un giorno feriale, un banale martedì di fine settembre.

giappone

4 ore e 30? Lasciamo perdere. Decidiamo di dedicarci ai padiglioni vicini, con file più sopportabili. Arriva l’ora di pranzo, la gente si fionda nei punti ristoro, si riposa sui prati e mentre i padiglioni si svuotano, le file nei ristoranti diventano esagerate. Controlliamo il cartello del Giappone e con grande sorpresa leggiamo 1 ora e 50. Riusciamo così a visitare questo benedetto luogo mentre gli altri visitatori si strafogano di cibo, gli stessi che poi faranno ore e ore di fila poco dopo. Ma a pancia piena.
Che dire, del Giappone, ne parlano tutti. Tecnologia in ogni angolo, luci, video, suoni che creavano un atmosfera molto coinvolgente, giochi con la prospettiva che ti lasciavano a bocca aperta, descrizione minuziosa e accattivante del cibo tipico e infine, il famoso ristorante del futuro. Un’immensa sala buia con tavoli e sedie, piatti interattivi e bacchette vere con cui mangiare… le immagini sul piatto, chiaramente. Bellissimo. Una visita durata quasi un’ora.

vinitaly

Purtroppo, non ho sopportato la fila per il padiglione Italia, non finiva mai e soprattutto non c’erano indicazioni sui tempi di attesa. Nel Cardo, zona italiana, ho visitato solo Vinitaly senza, tra l’altro, neppure assaggiare un sorso di vino.

Molti paesi, come quelli più poveri dell’africa nera, per mancanze di risorse hanno utilizzato il loro spazio esclusivamente per vendere i loro oggetti tipici. Altri, come l’Ecuador, finivano per intrattenerti con una lezione di geografia sul Paese, con tanto di video e cartina esplicativa. Il Vietnam, bellissimo dall’esterno, internamente era una piccola delusione, ma è qui che si vendevano i famosi cappelli di paglia che andavano alla grande, non solo dentro l’Expo ma anche fuori.

In conclusione, cos’è che ha attirato milioni di persone a questo evento?
Avevi sicuramente la sensazione di girare il mondo, lì dentro, ma è stato davvero solo questo?

Decumano

Je suis le “respect”

Il rispetto prima di tutto.

Rispetto nei confronti di se stessi, nei confronti degli altri.
Rispetto delle religioni, del pensiero altrui, dei sentimenti.
Rispetto delle idee, delle scelte, della cultura.
Rispetto della giustizia, dei diritti miei e tuoi.
Rispetto della dignità umana, della vita, e anche della morte.

 

Acchiappiamo uno sceicco

Cellino vuole il Leeds, e si è stufato del giocattolino sardo, questo si è capito.

Cellino ha deciso di vendere? Questo non si capisce.

Ma ancor di più, non si capisce chi stia scarabocchiando questa storia fantasiosa sulla squadra, importunata ora da cinesi, americani e sceicchi in ordine cronologico sparso. La questione più seriosa è stata, da una parte, il continuo rincorrersi di date, e dall’altra, la pseudo sicurezza della stampa di un nuovo proprietario arabo, lo sceicco qatariota che prima ha acquistato la Costa Smeralda, e ora sarebbe intenzionato ad accaparrarsi il Cagliari.
La cosa è fatta, Cellino aspetterebbe il 14 febbraio per ufficializzare… ma il giorno di S. Valentino arriva e passa, e non succede nulla.
E’ solo questione di ore, continuano a dire, appena si saprà il vincitore delle regionali avrete in nome del compratore. Va bene che lo spoglio è stato di una lentezza indicibile, ma non è durato settimane, e ancora silenzio assoluto. Nel frattempo un noto giornale di finanza afferma che gli sceicchi non sono assolutamente intenzionati ad acquisire una squadra di calcio italiana e tantomeno sarda. Apriti cielo: tifosi che, inferociti, commentano la falsa notizia e si dicono sicuri di un contratto già depositato e firmato da un celebre notaio cagliaritano.

Ma non è finita qui. Su alcuni blog compare una vignetta ironica in cui Ibrahimovic racconta che il suo sogno è sempre stato quello di giocare al Cagliari, e nel frattempo certa stampa ipotizza il prossimo ricco mercato della squadra isolana. Diversi giornali parigini, traendo spunto dal chiacchiericcio italiano, danno spazio alle loro preoccupazioni sull’eventuale passaggio del loro Ibra al Cagliari e la situazione diventa sempre più grottesca.

Fatto sta che, a oggi, dei qatarioti non c’è neppure l’ombra, dei cinesi nemmeno e degli americani, chi lo sà.

E noi stiamo lì lì per retrocedere. Alla faccia dello sceicco, incurante del nostro destino.

Elezioni Regionali

La mia influenza è stata alta. L’affluenza non altrettanto.

A causa del mio malanno mi sono presentata al seggio imbottita di anti-infiammatori, un controllo antidoping mi avrebbe fatto escludere dalla votazione.  Avrò azzeccato il simbolo giusto annebbiata com’ero dai fumi dell’Oki?

Certo è che la scheda, grande come l’intero banco del seggio, non ha aiutato: mezz’ora per cercare il simbolo giusto e tre quarti d’ora per ripiegare il foglio. Immaginate il lenzuolo di un letto singolo? Ci siamo quasi.
Potrebbe essere stata la votazione più lenta della vita, in effetti. Decine e decine di cerchietti tutti uguali si differenziavano solo dalle varie sfumature del verde, i nomi dei candidati avranno avuto carattere 6, non c’era nessuna distinzione evidente tra le varie liste.

Un ottimo modo per aggiungere confusione alla confusione. E un ottimo modo per invalidare tanti voti.
Se prima il risultato tra i leader era incerto, ora non mi stupirebbe vedere il trionfo del signor Sanna.

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