La scelta d’un comitato

Hai già assistito tante di quelle volte alla festa di paese, quella più importante dell’anno per intenderci, e mai una volta che ti sia piaciuta davvero. Sei un ascoltatore sensibile, attento alla musica di un certo tipo, tu, pronto a criticare le decisioni del gruppo di volontari a cui spetta l’organizzazione, ma preoccupati solo a fare la scelta più comoda, più sicura, più popolare. Di fronte alla monotonia di questa situazione, inizi a provare un certo disappunto e un pensiero si fa spazio nella tua mente.

Bene, cosa aspetti?
Dai, nessuna vergogna, si è capito cosa hai per la testa. Ci sono tanti, giovani e meno giovani di te, che a un certo punto decidono di  entrare all’interno del sistema per modificarlo, non certo per sposarne i principi, e stavolta sarai uno di loro. Non che t’aspetti qualcosa di particolare da questa avventura in particolare. Sei uno che per principio non s’aspetta più niente di niente: il meglio deve ancora venire? Non proprio, tu sei convinto che il meglio sia evitare il peggio, ma in questo campo così come in pochi altri un po’ di speranza rinasce, e questo delicato piacere riaffiora nella mente. D’altronde quest’avventura può finir bene o male, ma il rischio della delusione non è poi così grave.

Dunque, quest’anno sei entrato anche tu nel comitato dei festeggiamenti di un paesino di 5000 anime, hai fatto bene.
Hai partecipato alle riunioni, hai simpaticamente importunato i tuoi compaesani con le questue, hai aiutato come hai potuto insomma, e ora arriva il momento più importante, quello per cui hai deciso di far parte del sistema, il momento emozionante della scelta. Quale scelta? Ma quella dell’artista che si esibirà nel giorno principale, dovrebbe essere ovvio!

Già alla prima riunione con gli impresari delle varie agenzie, hai individuato il genere di artista che cercavi. Seguendo questa traccia musicale hai scansato il fitto sbarramento degli Artisti Che Non Avranno Nessuna Speranza Di Metter Piede Su Questo Palco, che ti guardavano accigliati dai dvd e dai depliant cercando di intimidirti. Ma tu sai che non devi lasciarti mettere in soggezione, che tra loro s’estendono per ettari e ettari i Comici Che Non Hanno Mai fatto Ridere Nessuno, i Comici Le Cui Battute Conosciamo Ormai a Memoria, i Comici Che Sono Già Venuti Una Ventina Di Volte E Per Quest’Anno Possiamo Evitare. E così superi le retrovie, ma ti piomba addosso la cavalleria dei Cantanti Che Se tu Avessi Più Soldi Certamente Li Chiameresti Volentieri Ma Purtroppo Gli Euro Che Hai Sono Quelli Che Sono. Con abilità da felino li scansi dall’altra parte, ma ecco che si presentano di fronte i Cantanti Che nemmeno Paolo Limiti Si Ricorda Più, quelli che Credevi Morti Da Un Pezzo, gli Pseudo Cantanti di Maria De Filippi Che L’Ultima Volta Che Ne Hai Visto Uno Era A Bordo di Un Volo Low Cost A 10 Euro Senza Bagaglio Da Stiva. Sventando questo terribile assalto arrivi di fronte alla trincea nemica, ma ecco che a fare l’ultima disperata resistenza ci sono loro, i temutissimi Tributi:
Tributi Ai Vari Cantanti Deceduti Sì Ma Sempre Presenti Nei Nostri Cuori, Tributo di Antonello Cuomo Venditti Che Con Lui Vai Sul Sicuro, Tributi agli 883 Nelle Varie Fasi Prima Dopo Durante La Cura Dimagrante Del Pezzali, Tributo al Tributo Ufficiale di Celentano Perchè Il Tributo Originale Non Te Lo Puoi Permettere.
Ecco, sei riuscito a ridurre il numero di forze in campo, puoi farcela, puoi arrivare alla meta, ma a sorpresa vieni insidiato dalle imboscate dei Cantanti Regionali Che I Soldi Sarebbe Meglio Lasciarli in Sardegna e dei Cantanti Che Han Sempre Riempito La Piazza E Che Viene Tanta Gente.
Respingi l’attacco frontale, ti muovi con rapide mosse per non essere sotto tiro, ci sei quasi, ma ecco che inciampi contro la Band Regionale Vista Qualche tempo Fa Che sarebbe Ora di Riproporre… Azz.

Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni pensiero che non sia quello del tuo obiettivo. E’ venuto il momento che anche tu dica la tua. Dillo subito, agli altri: “No, non voglio sentire di nuovo i Tazenda!” Alza la voce se no non ti sentono: “Sono già venuti quattro anni fa!” Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: “Novità, ci serve una novità!”

Niente, il vociare aumenta, non ti ascoltano e il fronte si è spaccato.
Si vota 1-2-3 17 mani al cielo, ci siamo, hai vinto. No, aspetta, qualcuno si arrende all’avversario, c’è uno sbaglio, ma come? Ecco, di nuovo 1-2-3 15 pari non ci credi, non può essere, ci sono traditori tra voi, è così eh? Vorresti lanciare i Tazenda fuori dalla finestra, tra le lame affilate delle persiane, farli volare oltre il campanile, ridurli in atomi, in molecole, frammentarli, disintegrarli in impulsi luminosi, in segnali utili solo a far funzionare il tuo modem wi-fi. E’ proprio ciò che si meritano, nè più, nè meno.
Invece no: ti calmi, cerchi di ragionare. Sappiamo che sei piuttosto impulsivo, ma ormai in mezzo a queste discussioni hai imparato a controllarti.
Si riprende la votazione, la terza, l’ultima decisiva. Si spera.

Ora sei di fronte al palco.
E’ il 12 ottobre, la festa sembra essere un gran successo, c’è tanta gente, e molti giovani, e tu non riesci a levarti dalla faccia quel sorriso così compiaciuto. Brava, ce l’hai fatta.
Simone Cristicchi si avvicina, ti ringrazia, e incuriosito chiede: “Contro chi ho vinto la sfida, stavolta?”.

Comitato Villaputzu 2014, io c’ero.

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Canzone del maggio

Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credevi assolti
siete lo stesso coinvolti.

Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere
ci mordevano il sedere
lasciamoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c’eravate.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le “verità” della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

Fabrizio De Andrè

Ashtag Sanremo

E dite pure che Sanremo ormai è vecchio e logoro e non se lo fila più nessuno (almeno tra la gente che conta);

E che di ciò che pensa Celentano a voi proprio non frega niente;

E che la “canzone all’italiana” (per fortuna, o purtroppo) ormai non esiste più;

E che avreste preferito pure Pippo Baudo, ma di nuovo Morandi NO;

E che i Matia Bazar si vedono solo lì;

E pure Dolcenera;

E che i soldi del vostro canone li hanno sperperati;

E che voi il canone grazie al cielo non lo pagate;

Ma se avete snobbato l’esibizione di Patti Smith con i Marlene Kuntz andata in onda poco fa… non sapete cosa vi siete persi!  Sono stati semplicemente perfetti.

Finalmente della buona musica in tv, e addirittura a Sanremo! Wawwww.

E ora speriamo nel ripescaggio dei Marlene (con Samuel incorporato) e nella definitiva cacciata di Giggi (ma che lo scrivo a fare, tanto si sa come finisce…), per farvi capire che anche a Sanremo sta iniziando a cambiare qualcosa.

Edit: Impressioni di settembre interpretata da Cristiano e da Patti Smith è la più votata in sala stampa e si beccano un mappamondo in omaggio. Pare che sia in oro… pare. Grandissimi!

Edit 2: eheheh no, non è cambiato proprio nulla. Giggi, come un indigestione, si ripresenta sempre, i nostri seguono il loro prevedibile destino. Fanculo a chi spende soldi per far passare certa gente. A me, il televoto, non mi avrà mai.

In un giorno di maggio a Trieste

Trieste

 

Una strada trafficata, le barche ancorate nel golfo, un bianco castello che riflette le sue forme sull’acqua e lo stereo che passa Riprendere Berlino degli Afterhours.

Se fosse stata dedicata a Trieste, la canzone sarebbe stata perfetta, ma forse lo è comunque.

Dal finestrino passano veloci le immagini di questa città, caotica, rumorosa, rassicurante, pensierosa, leggera. Parrebbe quasi un quadro pennellato con colori intensi e caldi da un pittore legato alla sua passione e alla sua città: se è riuscito a creare quest’opera d’arte doveva amarla sul serio.

Perché più che nei monumenti, alcuni maestosi e alteri, altri sconfortanti e angosciosi, l’aria celestiale di Trieste va cercata nelle tinte concepite dal tramonto: nelle ombre marcate che ricoprono le linee severe dei palazzi di Piazza Unità d’Italia, nelle tonalità candide e rossicce che emergono dalle sue colline, nelle sfumature auree che impreziosiscono il molo, nei toni d’azzurro che dipingono l’Adriatico.

Per noi sardi non è un paesaggio certamente nuovo; anche qui il mare così familiare, le colline costellate da macchie di colore, il porto baciato dal sole, ma è l’atmosfera che è differente.

Dopotutto Trieste è la porta tra Oriente e Occidente, è il punto di ritrovo di tante culture diverse, nessuna delle quali, per tanto tempo, a casa propria. Soffermiamo il pensiero sugli italiani, e li rivediamo con lo sguardo rosso di passione verso l’Italia, verso quella Patria così agognata, vicina ma tremendamente lontana. Poi osserviamo i tedeschi, e li ricordiamo con lo sguardo orgoglioso verso il verde nord, con il pensiero volto alle germaniche terre; o ancora gli sloveni, con gli occhi sognanti rivolti a est, in cerca di una futura patria dorata. Sì, Trieste è stata terra di speranza. Speranza anche per chi, grondante di lacrime scure, ha visto una risiera diventar simbolo di dolore, ha maledetto quei piccoli mattoncini rossi, ha temuto quelle lugubri celle di morte ed è stato poi assorbito in quei lunghi steli che oggi incanalano l’anima del visitatore verso un atroce passato.

Tanti sguardi, tanti occhi, tante speranze così diverse racchiuse tra le tinte forti di questa città.

E si comprende allora che l’agognata Trieste, sacrificata in un piccolo angolo di terra al confine o forse, incastonata al centro dell’immenso continente europeo, in realtà non è mai stata di nessuno perché è sempre stata di tutti.

Di questi ragazzi, che affollano i tavolini della deliziosa piazza Unità d’Italia, sorseggiando l’aperitivo in attesa della notte. Ed è anche di coloro che, davvero numerosi, portano a spasso il cagnolino tra i vicoli della città, sempre abbigliati in modo impeccabile. E’ di questi signori che passeggiano sul molo, di quelle ragazze che si soffermano a leggere un libro di Svevo, di Joyce o di Saba, è di questo bimbo con in mano l’ultima saga di Harry Potter, è di colui che mi ha appena svelato che il caffè triestino è il più buono che esista.

E permettetemi, è pure un po’ mia, che oggi l’ho visitata per la seconda volta e l’ho amata ancora di più.

Risalgo in macchina, la strada è sempre più trafficata, qualche barca ha preso il largo, il castello di Miramare è ancora più bello, la radio passa Bye Bye Bombay degli After.

Se fosse stata dedicata a Trieste, la canzone sarebbe stata imperfetta. Va bene così.

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2 parole su Morgan

Sul caso della settimana hanno detto la loro:

Pupo

Giovanardi

Floriana del Grande Fratello

Enrico Ruggeri

Annalisa Minetti

Lucio Dalla

Bersani

Joe Squillo

Giorgia Meloni

Castelli

Claudia Mori

 

Potevo io trattenermi dal dire la mia?

No.

(Vi consiglio di leggere anche qui)

 

Oggetto: Morgan dichiara in un’intervista rilasciata alla rivista Max che per curare la depressione usa la cocaina e, che al contrario di tanti farmaci, farebbe pure bene.

 

A questa frase, è seguita subito dopo l’esclusione dal festival di Sanremo, e deliranti discussioni che vagano dall’uso della droga tra i giovani, a quanto sia simpatica Kate Moss, alla differenza tra le modalità di assunzione del crack e della valeriana fino ad arrivare a quanto sarebbe stata splendida la carriera del tale di Centovetrine se non fosse caduto nel tunnel; si continua con l’oscura ipotesi che vedrebbe il giudice Santi Licheri allontanato da Forum per dipendenza da dadi Knorr, fino all’appello di poter incentrare la discussione su mariti e mogli cornuti perché, “è un problema grave e diffusissimo, ma di questo non si parla mai”.

 

Fra tutte, però, incombe una parola simbolo:

Morgan = pessimo esempio

 

Allora.

Una cosa che non tollero è questa storia del prototipo a cui ispirarsi.

Io sono convinta che una persona, un giovane e tanto meno un adulto, non vada a cercarsi un modello da seguire, o meglio, se proprio deve non andrebbe a cercarlo in una voce sentita sopra un palco, in una figura vista sul teleschermo, o osservata in un campo da calcio.

Un ragazzo, l’esempio di cui ha bisogno, dovrebbe trovarlo in famiglia, perché è dalla famiglia che deve formarsi, non da un estraneo che non ha mai incontrato in vita.

Quindi se mai questo ragazzo lo facesse, è perché un problema lo ha già.

Quando gli Articolo 31 erano in voga, e voglio ricordare che cantarono il loro inno alla marijuana proprio in Rai, io ero la prima ad ascoltarli, e mai si è pensato a loro come a un esempio. E gli Articolo, di droga, ne parlavano esplicitamente, e il loro messaggio veniva cantato da migliaia di ragazzini.

Io parto dal presupposto che un cantante, un musicista, un poeta, mi interessano come tali, per le canzoni, la musica, i pensieri che sanno creare, e non certo per cosa fanno dentro casa loro, realtà, di cui, a me, non me ne frega assolutamente niente.

 

A Sanremo, dovrebbero contare innanzitutto le canzoni.

Viene visto come un’istituzione, è vero, come qualcosa di sacro, come un’eccellenza della moralità, e non è quindi strano che abbia espresso un giudizio così pesante su un partecipante.

La cosa che stride in tutto questo, però, è che quello stesso palco che non ha accettato Morgan, che poi ha spiegato e ha chiarito quelle dichiarazioni, è lo stesso che non si è fatto scrupoli ad invitare uno stupratore condannato a 3 anni di carcere, per di più neanche cantante, e a  riempirlo di soldi per un’ospitata di pochi minuti, o un Eminem che delle sue canzoni aveva fatto un catalogo di oscenità.

 

Ma Morgan ha sbagliato…

Morgan ha parlato del suo privato, in un Paese in cui è l’aspetto esteriore che conta, in cui ci si sorride tutti per poi massacrarsi alle spalle, dove si può fare tutto ma non bisogna dirlo perché se lo dici è peccato, e se stai zitto il problema è come se non esistesse. Perché sono gli occhi degli altri che creano il problema…

Così Morgan non è mai stato un esempio di cultura, di genialità e di invettiva, come doveva essere secondo i parametri della nostra società, ma adesso è diventato un esempio negativo. Ha parlato troppo, certe cose vanno tenute per sé. Questa è la regola.

 

Ma l’Italia è una grande famiglia, pronta alla strigliata, alla comprensione e al perdono se un figlio si cosparge il capo di cenere.

E così abbiamo Giorgia Meloni, che da brava “mamma” spera che Morgan diventi finalmente un esempio positivo per tutti (come lo è lei), abbiamo la Mussolini, che da “papà burbero” pretende il test anti-droga contro tutti i cantanti, abbiamo l’estrema sinistra che riprendendo i panni dello “zio simpatico” e sì, è d’accordo con il test, ma da estendere a tutta l’Italia intera (Mussolini compresa, e da fare senza preavviso, magari…), c’è il direttore di Raiuno che da “nonno severo” bacchetta, dirige e decide chi è degno della sua stirpe e chi non lo è; non manca il “prozio rompiscatole” Bruno Vespa che dall’alto della sua moralità ricorda a ditino puntato cosa è il bene e cosa è il Morgan. Poi abbiamo pure la sorella “strafatta” ma quella era Floriana del Gf e non mi ricordo o non ho capito cosa abbia detto.

 

Tutti pronti a dire la loro, dall’alto di uno studio televisivo e dai microfoni di una radio, a dispensare il perdono, a elargire consigli, a bacchettare le mani del peccatore.

Perché ora il problema da risolvere è Morgan, sono le sue dichiarazioni che hanno fatto perdere la retta via agli italiani.

Si è confessato e per questo non ha il diritto di salire su quel palco, è un cattivo.

Magari farà la fortuna di tutte le trasmissioni Rai e Mediaset, dove avrà sempre la porta aperta, con gli autori pronti a spingerlo dentro gli studi, ma il suo lavoro non lo potrà più fare, non si canta in tv dopo quello che ha detto!

Comparirà in tutti i giornali che riprenderanno continuamente l’intervista maledetta esaltandone i toni ed evidenziandola con titoli gonfiati.

Non è anche la stampa allora che esalta la situazione?

Che poi, se la sua dichiarazione fosse rimasta circoscritta nel mensile Max, diciamoci la verità, chi l’avrebbe letta?

Finirà che se Morgan accetterà il giochino delle ospitate, si riempirà il portafoglio.

 

Morgan ha sbagliato… questo è sicuro.

Ma lo sbaglio non sta nell’aver parlato apertamente di cocaina, ma nel non aver avuto la forza di allontanare lo spettro della droga dalla sua vita. Questa è una sua debolezza, e noi non abbiamo il diritto di dare giudizi.

Tutto il resto sono solo inutili chiacchiere.

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