Tre Passi Avanti

Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo… (o quasi!)

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Relax zen sardo 2

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23 luglio 1994

Il mio amato cagnolino, oggi avrebbe compiuto 20 anni.

Chicco...Adoro questa foto che lo rappresenta nel modo a lui più congeniale, pronto ad abbaiare per qualcosa che, evidentemente, non gli andava bene, ed erano tante.

Ha sempre ambito al ruolo di padrone di casa, in costante competizione con mia madre che fu costretta a cedergli lo scettro diverse volte. Gli era stato proibito di salire sul divano nuovo e apparentemente sembrava aver accettato questa regola. Peccato che solo dopo diverso tempo, insospettiti, scoprimmo che non aspettava altro di vederci uscire fuori di casa per salirci sù… Fu necessaria un’azione a sorpresa per coglierlo sul fatto: dopo aver chiuso il portoncino a chiave (riconosceva bene il rumore della serratura), nel silenzio più assoluto rientrammo in casa e lui era lì, addormentato tra i cuscini ben sistemati, e sapendo di essere stato scoperto non ci fece le solite feste ma rimase imbronciato per diverso tempo… lui, il colpevole! Ci aveva fregati, di nuovo.

O come quando iniziò a giocare con il suo sonaglio preferito alle 4 di notte, svegliando tutti e facendo infuriare mia mamma che, per punizione, gli ritirò il giochino per una settimana intera.

Potrei raccontare decine e decine di altri episodi, uno più divertente dell’altro, ma oggi preferisco tenerli per me, in quell’immagine di famiglia imperfetta che per sedici anni ha avuto l’onore di ospitare un piccolo re. Vi pare poco?

Ciao Murphy!

10 motivi per detestare la Tombola

 

1.  C’è sempre qualcuno che interrompe per chiedere: “E’ uscito il ventitreeeeee?”.

2.  C’è chi dice: “Tombolaaaaaaa! Noooo, stavo scherzando, paaauraa?”.

3.  E c’è chi ripete: “Ma hai detto 63 o 73?”
“63? E dalli, io ho il 62 e il 64”

4. La nonna novantenne che vince tutto: ambo, terno, quaterna, cinquina e tombola nonostante non ci senta (quasi) un piffero.

5.  Chi prende cinque cartelle e ci mette 5 minuti di orologio a controllarne i numeri. E poi perde.

6. Chi non ci sta ad essere battuto dalla nonna ed esamina accuratamente che i numeri vincenti siano usciti nella stessa fila.

7. Chi urla: “Amboooo!” al primo numero estratto.

8. La nonna, col suo gruzzoletto di fianco, che sentenzia:
“Eitt’hora è? Immohi non giogausu prusu” (-che ora è? non si gioca più-),  perchè sta per iniziare Carlo Conti .

9. Chi chiede un piccolo riepilogo ogni 3 minuti e pretende che siano riletti i 45 numeri già usciti.

10. Chi insinua che si nasconda un baro dietro al banditore:
“Mah, strano che nella tua cartella siano usciti ben 2 numeri di seguito…”
“Ascolta, non stressare, vuoi farla tu? No? Allora zitto. VENTICINQUE.”
“Ternuuu!!! Doha innoi” (-dai qua-)
“Eh nonna, ancora?? Metti a Rai1, va”.

Una visita speciale

Premessa. Non so perché questa volta ho deciso di trattare un argomento così profondo a dispetto del taglio più frivolo che ho dato a questo blog. Sentivo la necessità di esprimere le belle sensazioni di questi ultimi giorni e non mi sono chiesta se era giusto o meno scriverle in questo contesto… l’ho fatto e basta.

Spero non vi dispiaccia troppo.

 

 

Da piccola i miei genitori mi portavano spesso in questa enorme chiesa, dove dall’altare maggiore spiccava una bellissima signora che con la sua figura rassicurante e allo stesso tempo imponente, riempiva i grandi spazi sottostanti di una percettibile serenità.  

 

Ero piccina, non conoscevo ancora la sua storia, le sue gesta, la venerazione che tutti i sardi  provano per Lei. Sapevo solo che dovevo incrociare lo sguardo di Bonaria per provare un senso di protezione; ogni volta era così, e questo mi bastava.

 

Ora sono cresciuta, e la mia fede verso Bonaria è cresciuta anch’essa e continua a crescere con me. So che io e la mia famiglia dobbiamo tanto a questa Signora venuta dal mare, e una certezza ferma nella mia vita è che il suo sguardo continuerà a seguirmi, sempre.

 

Continuo a recarmi spesso nel suo bellissimo santuario, e ogni volta che devo percorrere quei pochi scalini sulla destra dell’altare provo delle emozioni indescrivibili, le stesse che ho provato in questi giorni, stavolta nel contesto diverso del mio paese.

 

Da tempo è in corso un pellegrinaggio nelle Diocesi sarde, stavolta è toccato a noi.

Abbiamo così accolto la Madonna di Bonaria (una copia in quanto l’originale non può essere spostata) nella nostra chiesa e mai ho visto un tale senso di devozione nei miei compaesani.

Ragazzi, bambini, adulti di ogni età affollavano la chiesa anche nelle ore più impensabili, e dimostravano una volta di più che la figura di questa Signora crea un’attrazione senza eguali. Sono stati due giorni intrisi di una forte commozione,  non li scorderò mai.

 

E’ stata lei a scegliere la Sardegna come dimora, diventandone la Patrona massima.

 

La Madonna approda a Cagliari il 25 marzo del 1370 quando una nave spagnola nel bel mezzo di una tempesta, è costretta a gettare il carico per salvare l’equipaggio. Quando viene lanciata una pesante cassa, la tempesta si placa improvvisamente. Il baule misterioso giunge sulla spiaggia ai piedi del colle di Bonaria dove, dal 1335, i frati dell’Ordine della Mercede officiano in una chiesa donata dal re Alfonso d’Aragona.

Le prime persone sul posto tentano inutilmente di aprire la cassa, fino a quando un bimbo consiglia di chiamare i Frati delle Mercede che, aiutati, portano il baule di legno fino alla chiesa. E qua, dinnanzi a numerosi fedeli, riescono ad aprirlo senza il minimo sforzo, scoprendo al suo interno il simulacro della Madonna che teneva sulla mano destra una candela accesa.

Da quel momento la storia di Bonaria raggiunge ogni angolo della Sardegna diventando luogo di pellegrinaggio, in primo luogo tra i marinai che la invocano prima di partire in mare.

 

La stessa città di Buenos Aires deve il suo nome a Bonaria: Buenos Aires è infatti la traduzione di Bon-Aria. I Conquistadores, partiti dal colle di Cagliari per approdare nelle terre del Sud America, scampati a una violenta tempesta durante il viaggio, diedero il nome della Madonna di Bonaria alla città appena fondata, per sciogliere il voto fatto durante la tormenta.

 

La devozione alla Madonna è visibile nell’importante museo che sorge nel chiostro della Basilica, dove, tra gli innumerevoli ex voto, si trovano le corone d’oro offerte dal re Vittorio Emanuele I e da Maria Teresa, e la grande ancora d’argento donata dalla regina Margherita di Savoia come ringraziamento per il successo della spedizione polare di Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi. Uno degli ex voto più famosi riguarda una piccola navicella d’avorio, tutt’ora appesa di fronte alla statua, che segna misteriosamente i venti che soffiano sul golfo di Cagliari, dando un’importante indicazione soprattutto ai marinai che prima di attraversare il mare facevano (e fanno) visita alla Madonna.

 

Sono stati 3 i Papi che hanno reso omaggio alla Santa: Paolo VI nel 1970 e Giovanni Paolo II nel 1985, oltre a Benedetto XVI arrivato a Cagliari il 7 settembre, che ha donato alla Santa la “Rosa d’Oro”, collocando Bonaria tra gli otto santuari mariani più importanti al mondo. 

Saggio di fine anno

L’odissea di un sabato sera snervante: Saggio di fine corso della nipotina che ha appena concluso il primo anno di danza classica.

 

Ore 17.30: Una soffiata alquanto attendibile giunge alle orecchie di mia sorella: per prendere i posti migliori è necessario arrivare con largo anticipo.

I miei “Non credo sia necessario… ragioniamo!” si sbattono contro un muro di gomma.

 

18.30: La bimba viene accompagnata a teatro per le ultime prove e si decide (verdetto non democratico) di aspettare direttamente lì fino all’apertura dei cancelli.

Aspettare fuori, al sole senza un briciolo d’ombra, che neanche il fan più sfegatato di Orietta Berti oserebbe fare per un suo concerto.

 

19.00/20.00: Intrattenere il nipotino di 7 anni che sta iniziando a dare in escandescenza. Fortunatamente un gioco sul telefonino della mamma, con pianeti, aerei e armi varie riesce a distrarlo per lungo tempo.

Genitori e parenti iniziano ad arrivare copiosi. Si intuisce che la soffiata è stata udita, purtroppo, da più orecchi. L’attesa inizia a farsi insopportabile.

 

20.00: Si sparge la notizia dell’imminente apertura del primo blocco di cancelli, decine di macchine seguono la prima con accelerate e sgommate che farebbero impallidire lo stesso Raikkonen. Naturalmente non c’è un’unica fila dritta ma si crea un vero imbuto con occhiatacce verso l’autista affianco.

Stupore e malumore generale quando inizialmente fanno passare solo chi ha il Pass. Notizie varie si spargono per tutto il parcheggio, la folla inizia a rumoreggiare, nelle menti di alcuni prende forma l’idea di come scavalcare la Zona Rossa ma poi la calma fortunatamente ritorna.

Le macchine iniziano a scaldare i motori.

Mia sorella sta dietro all’unico autista di buon cuore che lascia la precedenza a tutti.

La serata si prospetta alquanto incandescente.

 

20.10: Riconoscimento rigoroso al primo blocco, ricerca dei nomi sulla lista manco fossimo dei terroristi (oddio, vista la frenesia era facile far cadere le sentinelle nel dubbio) e nipotino che urla verso di me: “Dove sono le munizioni?”.

Risata isterica in macchina e prima figura di m**** archiviata.

 

20.15: Arriviamo di fronte al cancello del teatro. …Chiuso.

Il caldo e il sole hanno lasciato il posto ad un freddo gelido e tutti cercano di rintanarsi nei posti più riparati.

Il primo intasamento ci ha fatto perdere tutto il vantaggio che avevamo creato arrivando 2 ore prima. Davanti a noi, ora, ci sono persone appena arrivate, lucide, fresche e riposate. Si cerca di passare avanti per recuperare posizioni, senza guardare in faccia bambini, anziani, e donne incinte.

 

20.30: Apertura dei cancelli, controllo biglietti e di corsa (nel vero significato della parola) verso le poltroncine, pronti a schivare mamme che con gran slancio, tirano la borsa dall’ingresso per cercare di centrare i primi posti e tener occupate le poltrone in attesa della cavalcata.

Becchiamo la 3^ fila senza aiuti subdoli.

 

20.45: Un simpatico presentatore preso chissà dove ma sicuramente non in Sardegna apre il saggio con un piccolo discorso. 2 cose doveva dire e 2 ne ha sbagliate.

Inizia il gran ballo, bambine che corrono di qua e di là sul palco senza una meta precisa, in totale confusione e senza un motivo apparente. Ma non importa… applausi scroscianti e genitori entusiasti.

Quando tutto sembra scorrere come da prassi, ecco il colpo di scena.

5 donzelle dai 20 ai 40 anni compaiono al centro del palco: dai vestiti eleganti e dallo sguardo fiero si capisce che intendono danzare seriamente.

Credo che questo sia ciò che Alessandra Celentano abbia in mente come inferno.

Lo stesso Yanku sarebbe stramazzato a terra ancor prima che le ballerine muovessero un dito. 

 

20.50: Riecco il caro presentatore per informarci della pausa tecnica di 10 minuti per cambio di scenografia. Un po’ di curiosità aleggia nell’aria.

 

22.15: Si spengono le luci e si alza il sipario.

Un tappeto appeso c’era e un tappeto appeso c’è. Mistero.

Il cambiamento scenografico riguarda dunque il riposizionamento di questo arazzo? La prima fila è convinta che sia stato spostato 10 cm più a destra, la seconda dice invece che è stato abbassato 15 cm più in giù, la terza inveisce ironicamente contro il presentatore malandrino.

Rinizia la solfa.

 

22.20: Il presentatore ci ha preso gusto e rieccolo nuovamente fuori: viene annunciato un altro cambio di scenografia.

La temperatura a teatro inizia a farsi insopportabile. Facce sempre più umide di sudore, make up che non reggono più,  abbandoni di giacche e scarpe; inizia la squallida battaglia tra il sonno e la lucidità.

 

22.30: Si riprende. Dopo 10 minuti di pausa il tappeto è ancora lì al suo posto.

 

00.00: Gran finale con saluti della maestra di danza.

Rispunta da un angolo l’ormai noto presentatore per dire la sua, coriandoli che scendono dal cielo, grida di bambini che si rincorrono per tutto il teatro e genitori in estasi.

Gran casino, gran casino, gran casino e caldo.

 

00.40: Metto piede in casa e bacio il pavimento con un unico pensiero nella mente.

 

Fortunatamente il saggio è solo una volta all’anno…

 

Ai tempi di Mauro Repetto…

Ho passato l’intero pomeriggio di domenica a risistemare quaderni, libri e album da disegno che andavano dalla prima elementare fino alle superiori.

 

Non è stato un vero e proprio viaggio tra i ricordi, anche perché ero pur sempre sotto la minaccia di un: “Muoviti o getto tutto al fuoco”, che non lasciava presagire nessun tipo di vacanza, villeggiatura o semplicemente gita emozionale, tranquilla e in pace, verso l’infanzia.

 

Non ho potuto però tralasciare la lettura dei miei primi pensierini (scritti a 6 anni) rigorosamente inventati che già denotavano una sorta di pazzia nella sottoscritta, con la maestra che incuriosita si informò con un misto di invidia della bella vita avventurosa che si conduceva in famiglia.

 

Il tema sulla nonna, fantastico aggiungo, nella quale la descrivo come una dolce e cara nonnina a cui purtroppo “E’ morto il marito ma è contenta ugualmente” ed è veramente una brava persona “Almeno credo, perché compra sempre qualcosa ai marocchini”.

 

La mia totale mancanza di propensione al disegno, facilmente individuabile sia dai primi scarabocchi fatti all’asilo fino alle “opere” del corso di artistica dove per me il vero concetto di arte era semplicemente un foglio bianco.

Con un po’ di vanto devo dirvi che non ero niente male nell’Astrattismo, anche perché era facile fare 2 macchie di colore e dare un’interpretazione mistica che lasciava di stucco la mia prof di artistica che ci credeva davvero, nonostante la ritrosia degli altri docenti che cercavano, invano, di farla rinsavire.

 

Se nel lato artistico non ero capita, riuscì ad ottenere grandi soddisfazioni, come il resto della classe, per il lato tecnico. Famose restano tuttora le Abbondanti Descrizioni dei Triangoli Equilateri, ogni giorno, per 3 anni, la sola cosa che facevamo; le misurazioni nel cortile della scuola (che tra l’altro è stata pure distrutta; piccolo particolare: studiavamo dentro un grande edificio fatto d’amianto) con l’obbligo di girovagare fin quando non suonava la campana.

Un grande, prof. Dessì merita la citazione in questo blog.

Con lui, era sempre ricreazione!

 

Le mie prof di lettere che sia alle medie sia alle superiori non hanno saputo darmi quelle basi che forse mi avrebbero reso la vita un po’ più semplice in facoltà, ma che in compenso hanno saputo darmi degli ottimi spunti sul pettegolezzo e sul gossip che effettivamente, pensandoci bene bene, mi sono comunque servite per questo blog.

 

Aver sistemato i miei quaderni, leggiucchiato qualche frase, mi ha fatto ricordare quanto meravigliosa sia stata la mia infanzia, quanti amici e quante persone abbiano fatto parte della mia vita da allora, alcune con il tempo si sono allontanate e oggi rimangono solo ricordi e foto, altre amicizie sono state piacevolmente ritessute negli ultimi tempi e altre mai messe in discussione.

Ma perché tutto non può essere facile come allora?

 

Io un giretto in 4^ o 5^ elementare lo farei volentieri, se non fosse altro per non comprare più quaderni con le copertine degli 883 (con Mauro Repetto incluso) o con le tizie di Non è la Rai.

 

Sì, il viaggio è assolutamente necessario.

I miei primi…

24 Anni

😀

Mannaggia…!

Dicembre, lo confesso, è il mese che preferisco.

Tutto ciò che ha a che vedere col Natale mi rende felice, dalle prime pubblicità di ottobre ai classici film e cartoni animati in tema, dalle lucine che brillano dappertutto, alle passeggiate tra le vetrine e ai vari compleanni.

 

Il Natale è bello per quella magia che solo un periodo come questo può trasmetterti. Almeno a me succede così. Quando poi ci sono bambini in famiglia è chiaro che il Natale assume anche un aspetto particolare, rispetto a quello che vivresti in altre circostanze.

Dall’età di 16 anni mi ritrovo ad avere 2 nipotini (che poi sono diventati anche figliocci) che vengono a casa mia praticamente ogni giorno e hanno l’età più pericolosa per i tuoi poveri risparmi: credono ancora a Babbo Natale e hanno le idee ben precise su cosa vogliono.

 

Il fatto che siano convinti che io abbia la linea diretta con codesta personalità mi ha portato ad avere un grande potere che cerco di utilizzare a mio vantaggio per spendere qualche euro in meno…

 

Anche io, però, non sono immune da sbagli. L’aver visto, l’hanno scorso l’espressione malinconica del maschietto che scartando i regali a casa mia ha commentato l’enorme barca dei Pirati (che mi era costata una fortuna) con la frase: “Ma non è la Perla Nera di Jack Sparrow che avevo chiesto…” mi aveva spinto a pronunciare la frase: “Sicuramente Babbo Natale la porterà l’anno prossimo” frase questa che, come si può ben immaginare, viene ricordata alla perfezione dal nipotino che attende questa nave da un anno.

 

E con quello che costa questa “piccola imbarcazione”, nel periodo natalizio potrei spendere la stessa cifra per invitare Johnny Depp in carne e ossa come ospite per la cena di Natale, cosa che tra l’altro esaudirebbe il primo punto della mia lettera a Babbo Natale ma non quello del nipotino che, dovendo scegliere tra i personaggi della trilogia piratesca, preferirebbe senza ombra di dubbio un Kraken vero e puzzolente da tenere nella vasca da bagno.

 

Scartato il “caro” (e non in senso economico…) Johnny Depp, probabilmente dovrò investire i risparmi in una nave senza, chiaramente, tralasciare i desideri della nipotina.

 

La bimba ha una sorta di adorazione per Ciccio Bello da cui, però sarò esente da eventuali pensieri di acquisto. È da anni infatti che sto rispondendo alla richiesta della cara nipotina con un secco NO, ricordandole con un velo di finta commozione, che fui io a regalarle, per il suo primo compleanno, spendendo i risparmi di una vita, il famoso Ciccio Bello e dunque mi sarei impegnata di persona per far cambiare idea a Babbo Natale su un eventuale “doppione”. Se inoltre avesse voluto il famigerato Ciccio Bello Bua avremo provveduto manualmente ad addobbare il vecchio bambolotto con i cerotti e graffi necessari a fargli giustificare tale appellativo.

 

Il mio discorso logico ha fatto breccia e la lettera ha avuto un cambiamento. Un cane di peluche che parla, abbaia e lo si può tenere al guinzaglio.

È chiaro che una mia risatina sarcastica di fronte al faccino attonito della bimba era necessaria… “Scusa, ma cosa te ne fai di un cane finto quando ne hai 2 veri a cui, tra l’altro, non porti mai da mangiare e che ti hanno praticamente revocato il ruolo di Padroncina Onoraria rifiutando anche le tue carezze?. Dopo questa mia affermazione ragionevole, ha espresso una nuova richiesta: un Ciccio Bello che parla e non ricordo che altro faccia, ribadendo che questo: NON LO HA ed è impossibile fabbricarlo a mano!

 

Non poteva mancare una mia risposta: “Qua tanto non lo porta (a mo di cantilena), anzi, mi è stato detto che se proprio vuoi un nuovo Ciccio Bello vedrà di esaudire il tuo desiderio stampando la faccia di suddetta bambola in un bel pigiama” , per la 31esima volta ha cambiato la lista.

 

Sulla Perla Nera (che poi è ancora in forse per un attaccamento dell’ultima ora verso l’Olandese Volante), probabilmente sarò costretta a cedere ma non transigo sul Ciccio Bello!

Sia chiaro che non mi muoverò dalla mia posizione…!

Ah, dimenticavo… io adoro i bambini!!

Giorni di festa

Non ho più avuto un momento libero per aggiornare il blog, ma vi assicuro che la mancanza di tempo non è dovuta a una mia iscrizione al fan club di Giggi, a una lettura approfondita dei tarocchi da parte del Mago Joseph o a un ascolto irrefrenabile delle canzoni di Mariottide. Niente di tutto questo!

 

E’ solo che nel mio paese siamo nel pieno di festeggiamenti religiosi con tutto ciò che ne consegue, luna park, feste, uscite, fuochi d’artificio, bancarelle e tutto ciò che serve per rianimare un paese in piena catalessi. Così non potevo certo non partecipare a questo “risveglio” di massa, anche a costo di sacrificare gli aggiornamenti del mio blog e le letture dei vostri…

 

Ma come non resistere al fascino della bandierine colorate di fronte alla tua camera, che mosse dal vento fanno un casino allucinante in piena notte, o ai botti sparati in strada che ogni volta ti fanno saltare dalla paura, al mal di piedi dovuto ai tacchi alti, alle urla dei bimbi festanti che per l’occasione non vanno neanche a scuola e te li trovi dappertutto più pestiferi che mai?

E no, nessuno può opporsi a questa allegria che ogni anno, alla seconda domenica di ottobre, invade il mio caro paese e si allungherà per il resto del mese. Un’ultima boccata d’aria che segna ufficialmente la fine dell’estate e al termine ci farà piombare in un lungo letargo che finirà solo col avvicinarsi del Natale. Bisogna gustare ogni momento, insomma.

 

La festa è iniziata venerdì sera. Un folto gruppo di persone sedute di fronte al palco che ascoltano una commedia sarda divertentissima, interrotta continuamente dalle risate del pubblico.

Doveva essere così… molto probabilmente era questa l’immagine che si era formata nelle menti dei componenti del Comitato e nei pensieri della gente…!

La verità è che ci siamo ritrovati di fronte a una tragedia che ripercorreva qualcosa di Eleonora D’Arborea. La vita? No. I pensieri? No. Le azioni? Neanche. Non ho la minima idea di cosa volessero rappresentare.

Dopo una prima parte dove cercavo seriamente di ascoltare il dramma (e di capirci qualcosa), per una sciocchezza causata da un fraintendimento con Sara, abbiamo iniziato a ridere e non abbiamo smesso fino alla fine, riuscendo persino a distrarre un signore della fila vicino, che ha iniziato a ridacchiare dopo aver sentito una mia battuta (cosa che poi si ripeterà 2 giorni dopo in chiesa, stavolta con una signora).

Fatto sta che questa rappresentazione teatrale è stata un vero fiasco, con pochissime persone ad ascoltare solo perché in questo modo avevano un posto per sedersi.

 

Sabato era la volta della classica gara poetica dialettale, dove tre poeti/cantanti (is cantadores) trattano un argomento richiesto dal pubblico e lo improvvisano. Qualche anno fa con il mio gruppetto avevamo tentato di proporre un tema ma c’è stato subito impedito… perché, che male c’è a proporre “L’isola dei Famosi”? Fallimento a parte, noi che di sardo stretto ne capiamo ben poco, sappiamo bene che il sabato è il giorno dedicato all’altra piazza, ossia al luna park con la musica assordante, le risate, i pettegolezzi, le chiacchiere e gli incontri.

 

La domenica è invece il giorno più impegnativo, la messa solenne con la musica delle launeddas, con “sa sraba” (botti rumorosissimi esplosi dal sagrato della chiesa), processione con tanto di cavalieri, gruppi folk e tanta gente… Pranzi che non finiscono più, la folla in giro dal pomeriggio, fuochi d’artificio e per finire la serata in piazza, divertentissima (e stavolta davvero) grazie al gruppo teatrale de Lapola, che ci ha fatto morire dal ridere dall’inizio alla fine grazie ai personaggi di Katy Manca, Sant’Andrea Frius, On. Splendido, Romeo e  Giulietta etc. etc. Bravi davvero, e non hanno niente da invidiare ai comici più affermati di Zelig (d’altronde anche Geppi Cucciari era partita proprio da qui).

 

Oggi ci aspetta un’altra serata poi qualche giorno di pausa, poi un’altra festa nei dintorni e poi di nuovo qua… insomma, un periodo festaiolo.

Come ogni anno sono stati 4 giorni molto divertenti, tra annunci importanti con relativi segreti da mantenere, figli presunti, risate a non finire, qualche malumore, case magiche, foto a suggellare i diversi momenti…

Insomma, a atrus annus!

Il Mio Cucciolo

Chicco13 anni fa, in una calda giornata settembrina, questo cucciolotto varcò la soglia di casa conquistandosi l’affetto di tutta la mia famiglia, inimicandosi 1/3 dei nostri parenti, conoscenti e amici e diventando il terrore di gatti, cani, piccioni, e di tutto ciò che si muovesse nel circondario.

Murphy (o Chicco, ma solo per i parenti più stretti) è il cane più dolce, più amorevole, più giocherellone che io abbia mai conosciuto, e a cui voglio un bene immenso… è il mio cucciolo, e non potrebbe essere altrimenti!

 

Murphy è un pechinese, piccolo, dall’aria bonaria che trae in inganno chiunque, soprattutto quel terzo di conoscenti che hanno avuto a che fare direttamente con lui…

Sì, proprio quello che pensate.

Can che abbaia non morde, si diceva un tempo, ma so per esperienza che questa frase è una grande sciocchezza… can che abbaia, infatti, morsica più forte degli altri e questo, Murphy, sembra saperlo.

 

Tutti, chi più e chi meno, possiamo vantare un piccolo morso… ma cos’è, questo, di fronte alla felicità e all’affetto che può darti un cagnolino?

Sì, fa un po’ male…

Sì, magari c’è chi ti chiede espressamente di allontanargli la belva prima di accomodarsi in casa, c’è anche chi preferisce star fuori per la fobia verso i cani (e verso il tuo, in particolar modo), ma ci si fa l’abitudine… in 13 anni!

La sua stagione preferita è, per l’appunto, l’estate quando i sandali, gli infradito e le scarpe aperte possono rendere il morso ancora più efficace… ha fatto una strage di alluci!

Ma è troppo teneroooo!!

 

Poi ci sono i malumori in famiglia, quando senti urlare tua mamma dal soggiorno “MuuuUUUUrPHHHHYyyyYY” e corri a vedere cosa ha combinato il cane per cercare di calmare la mamma… Oppure quando in piena notte il signorino non ha sonno e decide di giocare con il suo topolino di gomma e il suono rimbomba per tutta la casa, e sei costretta ad alzarti e levargli il gioco da bocca col rischio di venire azzannata…

Piccoli inconvenienti di convivenza.

 

Ma cosa c’è di più tenero, quando ti guarda con i suoi grandi occhietti, viene a svegliarti la mattina muovendo le coperte con la zampetta e fa i suoi versetti quando qualcuno non è ancora rientrato in casa? E’ un autentico amore.

 

Ricordo ancora il giorno che i miei genitori l’hanno portato a casa, appena entrato, per nulla intimorito, non ha fatto altro che girare tutto l’appartamento… e sono già passati 13 anni, 13 interi anni con lui; è cresciuto insieme a me, e anche se adesso, la vecchiaia lo porta a stancarsi molto presto e a isolarsi un po’, lui, per me, sarà sempre il mio dolce cucciolotto.

Ti voglio un mondo di bene, Chicco…!

 

P.s: Se potesse interagire con voi, lo farebbe volentieri… statene certi!  

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