Il tifoso sconfitto

calcio...

Oggi, in una classica domenica di campionato, ho maturato un pensiero profondo che merita di essere condiviso.

Lo scrivo ora, dopo l’ennesima sconfitta immeritata: è troppo facile fare il tifo per le grandi squadre, potersi rallegrare, cioè, all’occorrenza, per uno scudetto, per una qualsiasi coppa, per un’ottima posizione in classifica.
Tifare per la Juve, per l’Inter, per il Milan significa provare euforia, felicità, qualche volta un po’ di rabbia quando si interrompe il record di vittorie consecutive. Poi, se dovesse andar male una stagione, andrà sicuramente meglio la prossima, se non c’è la Champions, c’è la Uefa. Insomma, si può scegliere per cosa gioire, un motivo ci sarà sempre.

Per me… tutto è diverso. Io seguo il Cagliari. Afferrate il concetto?
Qualcuno di voi vorrà ben compiangermi (è così facile), immaginando le sofferenze di una disgraziata che puntualmente vede la sconfitta materializzarsi all’ultimo minuto con la fortunata di turno e con la classifica che … sì, niente, insomma: non si smuove neppure a pagarla; e vorrà pure indignarsi pensando alle ingiustizie del calcio, ai torti arbitrali nei confronti delle piccole, alla svendita dei calciatori migliori, che tanto male possono causare a una povera tifosa di basso rango. Ebbene, accomodatevi, c’è posto per tutti. Ma badate bene, non si tratta propriamente di autocommiserazione.
E allora?

Voglio semplicemente soffermarmi sulla figura del sostenitore.
In questa vita costellata da ripetitive sconfitte calcistiche, ho scoperto che ci sono tifosi e tifosi: quelli che soffrono (sempre) e quelli che gioiscono (spesso).
In questa moltitudine di emozioni è possibile trovare i veri appassionati. Saranno mica quelli che conoscono solo l’ebbrezza della vittoria? Assolutamente no. L’idea che mi sono fatta è che i veri amanti del calcio andrebbero ricercati nella prima categoria, che chiameremo degli sconfitti, perchè loro nel seguire la propria squadra ricevono ben poco in cambio e sicuramente non vengono ricompensati con continue vittorie e coppe.

Siamo noi che conosciamo benissimo il sapore amaro della sconfitta, con quel triplice fischio che è quasi sempre una condanna. Non alziamo nessuna coppa al cielo, a parte quella del gelato, e a fine stagione festeggiamo solo per esserci ancora, soddisfatti per aver allontanato anche stavolta lo spettro della B.
E come siamo lunsigati dei complimenti sulla Gazzetta quando riusciamo a fermare una Grande, con tanto di salvataggio ossessivo degli articoli sul Pc!

Ecco, le nostre emozioni sono così diverse da chi twitta con Buffon o con Totti, perchè noi twittiamo con Cossu o con Brighenti, che al massimo escono con le cugine della velina. E non gliene importa a nessuno.
E se Radja comunica di essere passato alla Roma, i tifosi gli augurano il meglio, sperando che fra una quindicina d’anni possa venire a chiudere la carriera proprio qui. Mica siamo così stolti da pensare di ricomprarlo più in là per rafforzare la squadra… no, no, vai, diventa un campione goditi il successo e poi, se non hai altro da fare, ricordati di noi. E quanta emozione nel vedere che lo stesso Radja mentre si appresta ad affrontare le partite che contano, indossa un calzino con il simbolo della vecchia squadra. Brividi e relativi ringraziamenti per questo gesto così intimo e profondo. Portaci con te Radja, non nel cuore, sarebbe troppo, in un piede ci va bene comunque.

Eh sì, ci facciamo tenerezza da soli, noi grandi tifosi di una piccola squadra, che per vedere un replay della partita alla Domenica Sportiva dobbiamo aspettare le 2 di notte. Per sentire che poi, la nostra vittoria era dovuta a un calo fisico degli avversari, a poca concentrazione, a un modulo sbagliato: insomma, non siamo noi a vincere, sono gli altri a perdere.
Ma noi siamo pochini, contiamo poco,
non come l’Inter o la Roma che sono squadroni con tifosi sparsi per l’Italia, loro!

Ed è verissima questa cosa, gli appassionati di Juve e Inter sono in ogni angolo. E che rabbia sentire i tuoi concittadini “Ah, ma io tifo Juve”, quando Torino non sanno neppure dov’è: e li vedi festeggiare di fronte alla tv quando lo squadrone vince e con che orgoglio fanno sventolare la bandiera bianconera sul balcone, in uno sperduto paese della Sardegna… Felicità a me sconosciute, queste! Eh già, tu sei un grande, caro mio, tu che vai a cercare la facile vittoria e puoi vantarti con gli amici “Vi abbiamo schiacciato anche stavolta”, ma che senso ha?

Forse non c’è proprio nessun senso nel mondo del calcio, dove le piccole giocano per stare in basso e le grandi sono sempre lassù, dove i vincitori sono sempre gli stessi e gli altri stanno lì a guardare. Dove ciò che conta sono i soldi, i grandi nomi, i titoli e le vittorie. Ma ogni volta che la partita sta per iniziare, pensi che davvero i giocatori sono 11 per parte, che realmente il pallone è rotondo, che forse oggi è la volta buona per fare qualche punticino e chissà che non si riesca a fare un passo avanti in classifica. E ci ricadi di nuovo, accendi la radio e senti il benvenuto del cronista: cori in sottofondo, fischio dell’arbitro e si riparte. Rete!

Non era la nostra, chiaramente. Abbiamo perso anche stavolta, siamo abituati è vero, però…
Che faccio, cambio??

Non ci penso proprio.

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2013 in review

E anche quest’anno ecco il gradito regalo di WordPress, che ha stilato il bilancio 2013 del mio amato blog.
Come tutti potete constatare, anche se tutti deve a questo punto mutare di significato, TrePassiAvanti è diventato un piccolo spazio dimenticato dalla blogosfera: poche visite, pochi commenti, pochi articoli, insomma il nulla nella grande e sterminata piattaforma di WordPress. Per capire un po’ di cose, in barba al titolo che ci sovrasta, niente passi in avanti ma solo uno all’indietro, almeno stavolta.
Il mio blog è nato nell’ormai lontano maggio 2007 -su quel meraviglioso mondo di semplicità che per molti anni fu Splinder- con il vecchio nome di “Tra sogno e realtà” con un piccolo riferimento al Liga nel sostituire il mio Sogno al suo Palco. E io, badate bene, su Splinder mi trovavo un sacco bene: avevo scoperto diversi blog degni di interesse, la mia reale amica che già da diverso tempo aveva trovato casa lì, tante persone con cui dialogare virtualmente, insomma proprio un bel posticino a portata di blogger medio-piccolo.
Ma ecco che un brutto giorno Splinder decise di chiudere baracca e burattini e mi ritrovai qui, in questo spazio infinito, perchè no, importante e altolocato, ma troppo dispersivo per il mio timido e tremante blog. E dovetti pure cambiar nome, visto che gli ultimi diventeranno anche i primi ma chi tardi arriva male alloggia e l’alloggio già di altri era! Addio a “Sogno e Realtà” e benvenuto “Tre Passi Avanti”, nome ottimista, allegro, positivo con riferimento stavolta alla Bandabardò. E’ sempre rimasto lo stesso il sottotitolo, “Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo”, in omaggio, ora e sempre, agli Afterhours. Nel frattempo, i vecchi amici splinderiani che hanno traslocato su WordPress, si sono allontanati e i loro blog privi di parole sono diventati tristi e malinconici in attesa di un aggiornamento o di un semplice invio che ormai dubito si riproponga. E quanto è difficile trovare nuovi spazi interessanti, in questo enorme contenitore di pensieri!
Io, come posso, cerco di tenere in vita questo mio piccolo mondo, nutrendolo spesse volte con cibo spazzatura di cui un po’ mi vergogno, innaffiandolo con bibite gassate di dubbio valore, e ogni tanto, ma solo ogni tanto, con qualche pietanza di media qualità di cui vado fiera, e che mi dà la giusta spinta per far sopravvivere questo blog, che dopo 6 anni di navigazione oceanica, sembra divenire poco alla volta un po’ più robusto.
Riporto il mio passo alla pari, e auguro a tutti i nostri diari virtuali un 2014 colmo di articoli, di soddisfazioni, di conferme e di commenti, nella speranza che chiunque passi da queste parti, viva un anno davvero sereno e felice.

Buon 2014, mondo!

Tre Passi Avanti

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

A San Francisco cable car holds 60 people. This blog was viewed about 610 times in 2013. If it were a cable car, it would take about 10 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

Alluvione in Sardegna

Tutta la fascia orientale della Sardegna ha una caratteristica che la distingue dal resto dell’isola: piove pochi giorni all’anno, ma quando succede, in una manciata di ore si possono raggiungere facilmente i 100 o 200 mm e arrivare, in determinati casi, a superare abbondantemente i 300 e i 400 mm. Le basse pressioni in transito sul nord Africa apportano piogge molto abbondanti e se seguono certe dinamiche, sono potenzialmente dannose. A complicare le cose c’è poi l’orografia: lo Scirocco fa impattare le nubi cariche d’acqua con le montagne scatenando nubifragi violenti e spesso localizzati. Nel frattempo, se il vento che soffia impetuoso da sud-est ingrossa il mare,  lo sfociare dei fiumi viene ostacolato e le acque vengono respinte nella valle.

Ora. Che il Presidente della Regione vada a dire in tutti i programmi televisivi, che quello accaduto il 18 novembre è un avvenimento che in Sardegna può succedere ogni mille anni, ci fa come minimo storcere il naso, perchè così dicendo vuol far scaricare tutte le responsabilità a un evento meteo che poi, così raro, non è.

Vediamo qualche numero, prendendo in considerazione solo i picchi massimi rilevati nell’isola.

Alluvione ottobre 1951. La madre di tutte le alluvioni, così come viene ancora definita. Cantoniera Pira de Onni: 1354 mm (in 4 giorni consecutivi); Flumendosa I salto: 1322 mm (in 4 giorni); Jerzu: 1040 mm (in 4 giorni); … Paesi del Sarrabus isolati per giorni, con i rifornimenti arrivati tramite elicotteri, storica visita del Presidente Einaudi ripresa dai documentari Luce.

Alluvione novembre 1993.  Muravera e Sarrabus costiero: 440 mm

Alluvione novembre 1999. Uta: 345 mm

Alluvione dicembre 2004.  Villagrande Strisaili: 590 mm (in 6 ore)

Alluvione ottobre 2008. Capoterra: 400 mm (in 3 ore)

Alluvione 18 novembre 2013. Villagrande Strisaili: 545; Villanova Strisaili 522.

Insomma, la matematica non è un’opinione, e tralasciando tutte le numerose alluvioni precedenti agli anni ’90 per la mia mancanza di dati, gli eventi alluvionali più violenti sono riscontrabili a cadenza non decennale ma addirittura quinquiennale. Ma in nessuno dei casi precedenti si è arrivati a contare 17 morti.

Quindi, Presidente, la colpa di ciò che è accaduto è solo della pioggia? Non sarà mica dei condoni fatti dai precedenti governi, che hanno trasformato scantinati in appartamenti abitati da tanti cittadini, e terreni alluvionali privi di valore, trasformati magicamente in terreni fabbricabili? E dell’allerta di criticità elevata neppure presa in considerazione, ne vogliamo parlare?

Perchè se nel momento dell’emergenza, non possiamo di certo spostare case condonate e strade -e quindi parlare di abusi territoriali è alquanto inutile- perlomeno sarebbe necessario avvisare l’intera popolazione di ciò che sta per succedere, chiudere scuole, uffici pubblici, strade a rischio, non tanto per limitare i danni, quanto per salvare vite umane. Non crede?

Se la popolazione è avvisata del pericolo imminente (e quello che stava per succedere, osservando un semplicissimo modello meteo, era spaventoso e prevedibile), si preoccuperà di abbandonare momentaneamente le abitazioni a rischio, non circolerà nelle strade e nei ponti pericolosi (che dovrebbero essere chiusi), non andrà a prendere i bimbi dalle scuole (anch’esse chiuse). So benissimo che con i sè ed i ma non si fa la storia, ma la nostra rabbia deriva dal fatto che gran parte di quelle 17 vite potevano essere salvate, se solo ci fosse stato qualche accorgimento in più.

Anche lo stesso avviso di allerta che viene dato è troppo generico. Gran parte di noi solo in questa occasione ha capito che ci sono diverse scale di pericolo, ma ogni volta che c’è un’allerta meteo, questa viene data senza particolari distinzioni. Perchè non spiegare in modo chiaro cosa dobbiamo aspettarci? Invece, sia che siano previsti 50 mm o 300 mm, il comunicato è sempre uguale, e di fronte alla mancanza di avvisi più concreti, la gran parte dei cittadini non adotta i giusti comportamenti. Cosa possiamo fare, allora? La risposta è semplice, dobbiamo far da noi. E’ vero che dovremo avere il diritto ad essere informati, ma abbiamo anche il dovere di informarci, e grazie a internet possiamo farlo facilmente.

In conclusione, Presidente, non nasconda le reali cause della tragedia dietro il termine a lei caro di evento meteo eccezionale, ma piuttosto si prodighi a capire il perchè e il come è avvenuto tutto ciò, si impegni a migliorare quel che non ha funzionato. E abbia il coraggio di trovare i responsabili senza il timore di perdere qualche voto in vista delle elezioni. Perchè i colpevoli di tutto quello che è successo il 18 novembre, hanno nomi molto più comuni di Cleopatra.

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22.09.13 Papa Francesco a Cagliari

Sono poche le persone che riescono a suscitare emozioni positive e profonde, e Papa Francesco è una di queste.

E’ venuto a trovarci nella nostra terra così tanto povera: povera economicamente, povera di lavoro, di futuro, e forse anche povera di speranza, ma ricca di coraggio, ricca di amore, di dignità, e di voglia di farcela.

C’ero anche io in mezzo a quella folla immensa. Mi sono commossa come tutti durante l’abbraccio ai disoccupati, ho seguito la messa dal maxischermo, ho passato ore e ore al sole ad aspettare sulle transenne della Carlo Felice, ho riso delle battute all’incontro giovani, e ho pensato tanto di fronte alle  sue riflessioni che ci esortano a guardare avanti, a non essere tristi, a lottare di fronte agli ostacoli della nostra vita e a riprendere in mano quel futuro che sembra così sfuggente.

Ho deciso di andare all’incontro del Papa un po’ per caso, per trascorrere una giornata particolare, forse per poter dire “Io c’ero”, ma senza aspettarmi un coinvolgimento emotivo. Ed è proprio qui che mi sbagliavo.

Sono rientrata a casa senza sentire la stanchezza di una situazione fisicamente pesante, e con la consapevolezza di aver realmente vissuto un intero giorno. Un giorno intero di emozioni che aleggiavano nel pensiero cardine delle sue parole: la promessa del cambiamento, che passa da noi, per diventare persone migliori di quelle che il tempo e gli eventi ci hanno fatto diventare.

 E dopo aver risvegliato questa speranza, non ha neppure chiesto un voto in cambio. Non ci siamo più abituati.

Continuità territoriale… questa sconosciuta

Luglio, mese di partenze e arrivi, di viaggi e di vacanze…

Probabilmente non mi muoverò da qui quest’anno, starò in Sardegna, in questa terra magnifica, per carità, ma il bisogno di scoprire nuovi posti è sempre presente e in questi mesi diventa quasi un piccolo tormento. Rivedo parenti e amici che ritornano nella loro amata regione, e che raccontano tutti estasiati i loro giri per il “continente” e, nei casi più fortunati, per l’Europa e per il mondo.

Qui anche una semplice gita diventa complicata.  Non voglio star lì a giustificare questo immobilismo che l’insularità ci costringe ad avere, ma è innegabile che noi senza l’aereo e il traghetto non possiamo andare da nessuna parte… E quando la tua vacanza contempla questi mezzi di trasporto, l’idea che si materializza nella tua mente non è più quella di una semplice gita di due giorni, ma diventa qualcosa di più impegnativo, un viaggio vero e proprio, una vacanza più complessa. Vuoi per motivazioni economiche ma ancor di più logistiche, non posso pensare di andare il sabato e la domenica a Firenze. Mi ci vorrebbe già mezza giornata per raggiungere l’aeroporto, perchè da noi non esiste una vera linea ferroviaria, i pulman sono carenti e seguono le strade più lunghe proprio per dare un servizio a tutti i paesini. Le nuove statali più veloci che non attraversano i paesi non vengono così percorse, e noi ci ritroviamo a percorrere 70 km di strada in due ore!

La continuità territoriale è ancora un sogno.

Non capisco perchè ai sardi non vengano date le stesse oppurtunità di mobilità come al resto degli italiani. L’isolamento non dipende dalla Sardegna, badate bene, perchè in questa condizione ci è nata e non può di certo modificarla. L’isolamento è colpa del governo che non ci permette di avere gli stessi diritti degli italiani che vivono dall’altra parte del mare. Perchè non posso andare a Firenze con poche decine di euro? Perchè non posso spostarmi nella Capitale senza dover fare un mutuo? Perchè devo seguire le assurde tratte dei traghetti nei pochi giorni stabiliti? Perchè non posso avere dei mezzi di trasporto pubblici che mi permettano almeno di avere una mobilità all’interno della mia isola?

Fortunatamente esistono le compagnie low cost, tanto criticate e invise, che permettono a tanti di noi di varcare il “confine”. E non esistono lamentele sul fatto di dover raggiungere aeroporti lontani dalla destinazione, o tumultuose preparazioni di bagagli a mano… Siamo tutti esperti in materia! Purtroppo anche in questo campo la situazione non è ben chiara, con continue minacce di spostare i collegamenti in altre regioni, e con la paura costante di veder eliminate le tratte a noi più utili. La cosa alquanto curiosa è che grazie a queste compagnie, per noi è molto più facile ed economico raggiungere l’Europa che l’Italia!

La verità è che siamo una regione poco popolata, il che significa poco potere politico, e pochi voti da rendere. Ma ci siamo anche noi, e non solo nei mesi estivi quando le tratte aumentano vertiginosamente, e pure i prezzi, ma anche d’inverno, quando l’Italia ci sembra ancor più lontana. Perchè se noi chiamiamo Italia il resto del Paese, è perchè tante volte ci sentiamo dimenticati e quindi separati da essa, non solo fisicamente ma ormai anche mentalmente. E l’isolamento si può combattere, ma solo se lo si vuole.

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L’Italia finalmente libera

 

Resistenza

E fu scritto sui muri
anche se proibito,
diffusa sui giornali
anche se proibito,
gridata su tutte le piazze
anche se proibito.
Uno scriveva e moriva,
uno fischiava in un cinema e moriva,
un altro cantava e moriva.
Resistenza è la gente
che si dà la mano e muore
e vuole salvare le fabbriche
per il lavoro, vuole
la terra per il contadino,
campi puliti dalle mine
una volta per sempre,
le porte delle carceri spalancate alla libertà.
E che non sia proibito leggere
e che non sia proibito scrivere
nè cantare, nè lavorare in pace.

Renzo Nanni

Rossella è libera!

Mi vedo costretta a rettificare la notizia, purtroppo!

Ci avevo creduto… E’ che in tanti esultavano, mettevano la loro faccia sullo schermo, rendevano concreta quella che si è rivelata essere soltanto una lontana voce di corridoio, interpretata male. Verificare la fonte è la regola basilare del giornalismo, ancor più dovrebbe esserlo per il governatore della regione, che non si è neppure degnato di chiedere conferma alla Farnesina prima di apparire trionfante nei vari canali e farci illudere inutilmente. Speriamo che la prossima volta sia quella buona.

Forza Rossella, noi ci siamo!

Rossella libera

C’è una ragazza, priva di divisa e lustrini, che dal 23 ottobre si è vista negata la sua libertà senza che questo facesse troppo scalpore.

Bisognerebbe star in silenzio, ha detto qualcuno, dobbiamo evitare che diventi un ostaggio troppo noto, prezioso per i suoi detentori che potrebbero complicare la già delicata situazione.
Sarebbe più utile parlarne, ribattono altri, nel totale oblio la ragazza potrebbe al contrario diventare un peso inutile, con chissà quali conseguenze.

Il condizionale prevede l’esistenza di un margine di valutazione personale, e anche io, in questo piccolo spazio periferico della rete, ho deciso di scalzare dalla penombra la figura di Rossella Urru e degli altri cooperanti spagnoli, affinché i nostri governanti non si dimentichino di loro, e i volontari di pace possano così tornare a fare ciò che in questo momento è loro impedito.

Rossella lavora per una ONG, è coordinatrice del campo profughi per rifugiati saharawi di Hassi Raduni, in Algeria. Il 23 ottobre è stata portata via assieme ad altri due collaboratori, Ainhoa Fernández de Rincón e Enric Gonyalons, da una banda di uomini armati. Tralasciando la presenza di un unico video dalle immagini confuse, non si sono più avute notizie chiare riguardo ai tre sequestrati. Il tempo passa, il ricordo e la speranza no.

Rossella, Ainhoa ed Enric sono operatori di pace, rischiano la propria incolumità per amore del prossimo, lottano ogni giorno nella miseria e nella disperazione per rendere meno amaro il destino dei fratelli che sono nati nella parte più sfortunata del mondo.

Se non a loro, a chi dovrebbe essere data tutta la nostra stima, la nostra solidarietà, la nostra ammirazione?

Rossella, non mollare!