Scene dei… crimini

Serata molto divertente quella di ieri, una festa organizzata in poco tempo e che ha visto la partecipazione di alcuni gruppi della mia zona.

Come solitamente accade da queste parti, quando viene organizzata qualcosa all’ultimo momento, la gente che vi partecipa è molto poca, quasi a voler collegare l’improvvisazione dell’evento come qualcosa di necessariamente scadente e noioso.

La serata non è stata niente di tutto questo, e si è data la possibilità a diversi ragazzi di far sentire la loro musica (e il loro livello di comicità grazie a siparietti molto… originali!) a un paese con una mentalità un po’ troppo ristretta in questo campo; allo stesso tempo è stata data a noi una serata in più per uscire e per sentire della musica che non fosse necessariamente legata ai balli latino americani e alla musica sarda.

 

A chiudere i festeggiamenti, domenica ci penseranno i Pap’n Skar (ditemi che ho scritto giusto...!), che ho scoperto essere quelli che hanno fatto saltare i nervi a mezza Italia ogni volta che passava in tv uno spot Tim e di cui, sinceramente, in paese potevamo fare a meno.

Ma che faranno mai questi 2 ragazzi?

Per il loro genere di musica non credo sia necessario un gruppo che li supporti (non ne ho la più pallida idea), ma poi, avranno intenzione di cantare tutta la sera “Stasera la luna ci porterà fortuna”? Spero di no, anche perché dalle previsioni pare che domani sia un’altra giornata nuvolosa, e del loro talismano portafortuna potrebbe non esserci traccia.

 

Qualche anno fa, rimanendo sullo stesso genere, avevo visto l’esibizione di Neja (questo l’ho scritto bene!)…

Spettacolo tristissimo.

L’organizzazione aveva lasciato le sedie di fronte al palco e, come è giusto che sia, erano state occupate soprattutto da anziani… Riuscite ad immaginarvi la scena con la cantante circondata dai ballerini che cercava di far alzare le mani al pubblico e li invitava a muoversi un po’?

Naturalmente le signore erano immobili nelle loro sedie e faticavano anche ad applaudire.

In quel momento mi sono vergognata per lei.

 

Sempre in tema di serate, questa settimana ho assistito all’esibizione di Sergio Sgrilli, il comico di Zelig, che mi ha fatto morire dalle risate.

Bravissimo, con il suo accento toscano, non è riuscito subito a conquistare il pubblico per via di alcune battute (per me invece divertentissime) che, forse, non sono piaciute a tutti… o sarà stato semplicemente per via del freddo? Mah, probabilmente non lo sapremo mai!

Alla fine comunque è riuscito a prendere in mano lo spettacolo e a dare il meglio di sé affrontando un argomento a noi molto vicino e chiudendo con una bella parolaccia in sardo che, visto il contesto, ci stava tutta. E bravo Sgrilli!

 

A presto!!

 

Giorni di festa

Non ho più avuto un momento libero per aggiornare il blog, ma vi assicuro che la mancanza di tempo non è dovuta a una mia iscrizione al fan club di Gigi, a una lettura approfondita dei tarocchi da parte del Mago Joseph o a un ascolto irrefrenabile delle canzoni di Mariottide. Niente di tutto questo!

 

E’ solo che nel mio paese siamo nel pieno di festeggiamenti religiosi con tutto ciò che ne consegue, luna park, feste, uscite, fuochi d’artificio, bancarelle e tutto ciò che serve per rianimare un paese in piena catalessi. Così non potevo certo non partecipare a questo “risveglio” di massa, anche a costo di sacrificare gli aggiornamenti del mio blog e le letture dei vostri…

 

Ma come non resistere al fascino della bandierine colorate di fronte alla tua camera, che mosse dal vento fanno un casino allucinante in piena notte, o ai botti sparati in strada che ogni volta ti fanno saltare dalla paura, al mal di piedi dovuto ai tacchi alti, alle urla dei bimbi festanti che per l’occasione non vanno neanche a scuola e te li trovi dappertutto più pestiferi che mai?

E no, nessuno può opporsi a questa allegria che ogni anno, alla seconda domenica di ottobre, invade il mio caro paese e si allungherà per il resto del mese. Un’ultima boccata d’aria che segna ufficialmente la fine dell’estate e al termine ci farà piombare in un lungo letargo che finirà solo col avvicinarsi del Natale. Bisogna gustare ogni momento, insomma.

 

La festa è iniziata venerdì sera. Un folto gruppo di persone sedute di fronte al palco che ascoltano una commedia sarda divertentissima, interrotta continuamente dalle risate del pubblico.

Doveva essere così… molto probabilmente era questa l’immagine che si era formata nelle menti dei componenti del Comitato e nei pensieri della gente…!

La verità è che ci siamo ritrovati di fronte a una tragedia che ripercorreva qualcosa di Eleonora D’Arborea. La vita? No. I pensieri? No. Le azioni? Neanche. Non ho la minima idea di cosa volessero rappresentare.

Dopo una prima parte dove cercavo seriamente di ascoltare il dramma (e di capirci qualcosa), per una sciocchezza causata da un fraintendimento con Sara, abbiamo iniziato a ridere e non abbiamo smesso fino alla fine, riuscendo persino a distrarre un signore della fila vicino, che ha iniziato a ridacchiare dopo aver sentito una mia battuta (cosa che poi si ripeterà 2 giorni dopo in chiesa, stavolta con una signora).

Fatto sta che questa rappresentazione teatrale è stata un vero fiasco, con pochissime persone ad ascoltare solo perché in questo modo avevano un posto per sedersi.

 

Sabato era la volta della classica gara poetica dialettale, dove tre poeti/cantanti (is cantadores) trattano un argomento richiesto dal pubblico e lo improvvisano. Qualche anno fa con il mio gruppetto avevamo tentato di proporre un tema ma c’è stato subito impedito… perché, che male c’è a proporre “L’isola dei Famosi”? Fallimento a parte, noi che di sardo stretto ne capiamo ben poco, sappiamo bene che il sabato è il giorno dedicato all’altra piazza, ossia al luna park con la musica assordante, le risate, i pettegolezzi, le chiacchiere e gli incontri.

 

La domenica è invece il giorno più impegnativo, la messa solenne con la musica delle launeddas, con “sa sraba” (botti rumorosissimi esplosi dal sagrato della chiesa), processione con tanto di cavalieri, gruppi folk e tanta gente… Pranzi che non finiscono più, la folla in giro dal pomeriggio, fuochi d’artificio e per finire la serata in piazza, divertentissima (e stavolta davvero) grazie al gruppo teatrale de Lapola, che ci ha fatto morire dal ridere dall’inizio alla fine grazie ai personaggi di Katy Manca, Sant’Andrea Frius, On. Splendido, Romeo e  Giulietta etc. etc. Bravi davvero, e non hanno niente da invidiare ai comici più affermati di Zelig (d’altronde anche Geppi Cucciari era partita proprio da qui).

 

Oggi ci aspetta un’altra serata poi qualche giorno di pausa, poi un’altra festa nei dintorni e poi di nuovo qua… insomma, un periodo festaiolo.

Come ogni anno sono stati 4 giorni molto divertenti, tra annunci importanti con relativi segreti da mantenere, figli presunti, risate a non finire, qualche malumore, case magiche, foto a suggellare i diversi momenti…

Insomma, a atrus annus!

Do Re Mi

E’ con sommo piacere che Vi annuncio che in questi giorni ho ripreso in mano la chitarra classica e non solo per darle una pulitina come potrebbero credere i malpensanti.

Ebbene sì, questo avvenimento che potrebbe sembrare irrisorio per molti è invece un episodio molto importante per la sottoscritta e, come tale, non potevo non renderne partecipi i Miei Lettori che sono rimasti a casa, lontani dalle mete turistiche mondane.

 

  • Sei brava?” – Non proprio, o almeno dovremo prima approfondire la scala di misurazione in cui il termine brava può essere accettato.-
  • Conosci tutti gli accordi?” – Sì, se lasciamo perdere quelli di difficoltà media e alta. Ma scusate, non fate troppo i pignoli e non soffermatevi sulle piccolezze, please!-
  • “Sapresti suonare gli spartiti di un canzoniere?” –Ma certo, se il canzoniere lo conosco già a memoria e gli accordi sono stati riveduti e corretti-

 Ma allora perché c…. rompi?” 

Mah, per il semplice motivo che suonare è prima di tutto una passione, con il corso ci ho speso dei soldi che devono essere giustificati, devo far conoscere al mondo intero che questa blogger è persino una… musicist no, cantant no… ex aspirante apprendista musicale!

 

Inizierò il post facendo un breve excursus sulla mia carriera da chitarrista, caratterizzate da dure lezioni, ore e ore di apprendimento nella più severa disciplina senza mai aver tempo per 2 chiacchiere o due risate con i compagni di corso, oggi anch’essi grandi chitarristi a livello rionale.

Tutto iniziò nel lontano 2000 quando decisi, assieme a due care amiche, di intraprendere il difficoltoso cammino verso l’arte più nobile, la musica, e piene di tanti buoni propositi ci iscrivemmo al corso.

I nostri migliori intenti però svanirono già dopo la seconda lezione, quando ci obbligarono a studiare “Marina” che poi, tra le altre cose, divenne il nostro cavallo di battaglia e sarà oggetto di risate e battute che continuano tuttora .

 

Fu questo, il periodo più proficuo della mia carriera musicale; accantoniamo per cortesia il mio primo vero debutto canoro all’età di 8/9 anni con la canzone  “Marco se n’è andato e non ritorna più” di fronte alla mia classe. Da quel momento in poi odierò la Pausini in ogni sua manifestazione e forma, tortellini inclusi.

 

La vita è piena di difficoltà, e questo si sa, e un grosso ostacolo si frappose tra me e lo studio della chitarra: il barrè. Lo ammetto, l’ho sempre detto.. Le difficoltà non fanno per me! Dopo aver abilmente raggirato il problema con un semplice cambio di accordi, il definitivo colpo del K.O. arrivò al momento di accordare la chitarra da sola, senza l’aiuto del maestro. Dopo estenuanti tentativi, coadiuvati da aggeggini vari, dovetti accettare la realtà dei fatti.. Suonare la chitarra scordata non è il massimo e, in attesa di momenti di apprendimento più fruttuosi, la appoggiai in un angolo della mia camera.

Dopo 5 anni era ancora lì, con espressione triste e solitaria e non chiedeva altro alle mie mani se non… una leggera spolverata. Ma qui si vede l’artista che c’è in me e con un atto estremo di coraggio (grazie anche alla rottura di un’unghia che mi ha costretto ad abbandonare la french manicure che adoro) ho ripreso il plettro in mano e sulle note di “Leggero” di Ligabue ho iniziato a canticchiare (e sì, il corso prevedeva anche lezioni di canto)…

 

…Leggero

nel vestito migliore

nella testa un po’ di sole

ed in bocca una canzone…

Sì, Non So, NO!

Estate, tempo di viaggi, vacanze e di gite fuori porta… Solitamente si parte con gli amici, si decide una bella meta dove trascorrere una o più settimane in pieno relax o divertimento sfrenato per mettere da parte lo stress del lavoro o dello studio.

C’è chi può permettersi di spendere un po’ di più e scegliere mete lontane, chi deve far ricadere la propria scelta sul territorio italico chi, esclusivamente sul territorio regionale. Io e il mio gruppo di amiche ricadiamo in questa ultima categoria, neanche tanto per una questione economica (un volo con molte compagnie è ormai divenuto accessibile) quanto, forse, per il fatto che, noi sardi abbiamo un’idea abbastanza contorta sul viaggio. Il non poter prendere un semplice treno per spostarci nelle varie parti d’Italia ed essere obbligati a prendere la nave o l’aereo ci ha sempre tenuti un po’ distanti, refrattari dal fare qualche giorno di vacanza che non rimanga confinato nella nostra terra.

Bene, detto questo, quanto è facile organizzare tra amici un’escursione –e non intendo alla Indiana Jones- a qualche km fuori zona per poter visitare monumenti, mostre, o anche fare dello semplice shopping?

Credo sia moooolto più semplice per ognuno di voi poter organizzare un viaggio a Capo Horn che per me riuscire a convincere il mio gruppo a staccare il sedere dalla sedia. E ne sono convintissima!

Avete in mente quando si sparge la voce di un evento particolare, un’apertura di qualche mostra interessante o semplicemente siete incuriositi da un monumento e vorreste andare a visitarlo e fate la fatidica proposta? Io ho ben in mente queste situazioni, anche perché per me si ripetono un giorno sì e l’altro pure.

In questi casi, quando l’evento è fissato al MESE SUCCESSIVO tutti si dichiarano disponibili e anzi, addirittura fanno delle loro proposte e iniziano a parlare dei dettagli del viaggio, del modo in cui si vestiranno, orari di partenza ed eventuali acquisti programmati da tempo che grazie a questa gita diverranno finalmente concreti. Euforia ed entusiasmo pervadono tutti.

 

3 SETTIMANE PRIMA iniziano ad esserci perplessità sull’orario e soprattutto sul giorno di suddetta partenza per impegni improrogabili che si sono accavallati proprio per il giorno tipo, primo tra tutti appuntamento dall’estetista che proprio non si può rimandare o accompagnare mamme nonne e zie per il supermercato paesano.

 

2 SETTIMANE DALL’EVENTO e c’è sempre la solita amica che vorrebbe prorogare la “partenza” per aspettare l’arrivo del fidanzato che vorrebbe tanto venire con noi (?) e, per accontentarla, decidiamo di rimandare di un giorno, così siamo tutti più contenti.

Iniziano le prime defaillance immotivate e si moltiplicano i nostri sforzi per capirne il “perché”.

 

10 GIORNI PRIMA dal grande avvenimento sono aumentati esponenzialmente i Non So e diminuiti i Sì Ci Sarò. Motivi principali: il troppo caldo/il troppo freddo, inviti a pranzi/cene da parenti, comunioni/cresime, compleanni/anniversari/onomastici di parenti dal 3° grado in poi, mal di piedi, mal di teste, mal di gola etc. etc.

 

1 SETTIMANA PRIMA fidanzato sopraccennato è occupato causa lavoro (secondo la fidanzata) e dunque la coppia rinuncia fino a che sentiamo il suddetto ragazzo che non ne sapeva assolutamente nulla e dichiara la sua volontà di partire. Della serie io vengo lo stesso, se non vuoi venire rimani a casa e la già citata compagna inizia a innervosirsi davanti a noi che abbiamo scoperto il giochetto e va su tutte le furie col fidanzato che tra l’altro ci propone nuove mete per i prossimi mesi, va da sé mal digerite dalla girl.

I molteplici Non So da parte di alcuni restii a partire si sono trasformati in No, non se ne parla nemmeno.

 

4 GIORNI PRIMA si scopre che riuscendo a far slittare di un giorno la partenza si riesce a far rientrare nel gruppo Viaggiatori una nuova persona e dunque si decide di azzardare al giorno successivo.

Alcuni Sì Ci Sarò precedenti sono diventati, causa impegni nuovi e urgentisssssssimi Non So.

 

2 GIORNI ALL’EVENTO e iniziano ad esserci malumori tra la coppia di prima (naturalmente causati dalla ragazza) che mi rientrano nel gruppo Non So ma forse Sì. Contemporaneamente i Non so di qualche giorno prima sono diventati No, ho detto di no, non mi piace andare lì, chi mai ha scelto il posto, è brutto, l’orario non va bene, mi stanco, non ho voglia, lasciatemi fuori da queste gite, non ho soldi da spendere, devo fare la spesa, non riuscirai a farmi cambiare idea.

 

LA NOTTE PRIMA DI PARTIRE mandiamo sms per gli ultimi preparativi e scopriamo che…

La coppia: può succedere che abbia deciso affermativamente (ma è successo solo una volta) o che dica di No causa lavoro o compleanni a sorpresa o inviti a pranzo delle rispettive famiglie etc. etc.

I si sono concretizzati in No, in questo caso è l’influenza con 39,5 gradi di febbre e relativo elenco di medicinali per confermare la scusa motivata ed evitare l’eventuale ehm come posso dire.. INCAZZ no, arrabbiatura dei superstiti.

 

GIORNO DELLA PARTENZA: siamo rimaste in 2.

 

So che state pensando che tendo a esagerare sempre il tutto, ma è proprio così.  

Ma ora… qualcuno vuol scegliere la meta non più distante di 80 km e organizzarsi con noi?

Requisiti richiesti: pazienza, pazienza, pazienza, pazienza, pazienza, calma, calma, calma, calma, una buona dose di ironia, perseveranza, fermezza, disponibilità nel rinunciare alla gita un’ora prima della partenza e capacità di coniare nuovi neologismi per le situazioni più svariate che si verranno a creare durante l’organizzazione.

Però non dite che non vi ho avvisato, eh!!!