Tre Passi Avanti

Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo… (o quasi!)

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23 luglio 1994

Il mio amato cagnolino, oggi avrebbe compiuto 20 anni.

Chicco...Adoro questa foto che lo rappresenta nel modo a lui più congeniale, pronto ad abbaiare per qualcosa che, evidentemente, non gli andava bene, ed erano tante.

Ha sempre ambito al ruolo di padrone di casa, in costante competizione con mia madre che fu costretta a cedergli lo scettro diverse volte. Gli era stato proibito di salire sul divano nuovo e apparentemente sembrava aver accettato questa regola. Peccato che solo dopo diverso tempo, insospettiti, scoprimmo che non aspettava altro di vederci uscire fuori di casa per salirci sù… Fu necessaria un’azione a sorpresa per coglierlo sul fatto: dopo aver chiuso il portoncino a chiave (riconosceva bene il rumore della serratura), nel silenzio più assoluto rientrammo in casa e lui era lì, addormentato tra i cuscini ben sistemati, e sapendo di essere stato scoperto non ci fece le solite feste ma rimase imbronciato per diverso tempo… lui, il colpevole! Ci aveva fregati, di nuovo.

O come quando iniziò a giocare con il suo sonaglio preferito alle 4 di notte, svegliando tutti e facendo infuriare mia mamma che, per punizione, gli ritirò il giochino per una settimana intera.

Potrei raccontare decine e decine di altri episodi, uno più divertente dell’altro, ma oggi preferisco tenerli per me, in quell’immagine di famiglia imperfetta che per sedici anni ha avuto l’onore di ospitare un piccolo re. Vi pare poco?

Ciao Murphy!

Erriquez e Fry Moneti

Fuochi

 

Cosa succede ad ottobre in queste lande?

Ottobre: sinonimo di feste, svago e divertimento… Sì, per noi sì!

Come ho più volte spiegato, ad ottobre si festeggiano varie ricorrenze religiose che sfociano poi in un programma civile con fuochi d’artificio e serate musicali. Insomma, per dirla chiara, si assiste ad un vero risveglio musicale/culturale e perché no, pure religioso, con la folla che si riversa sulla piazza, sulle strade e al luna park arrivato in paese per la ricorrenza.

 

Il programma di quest’anno è stato molto più interessante degli altri anni, non tanto per il concerto principale della domenica, quanto per la serata del venerdì…

 

Venerdì… Che serata fantastica è stata quella del venerdì!!!

Allora.

Il programma prevedeva l’esibizione di una bella realtà musicale genere rock/folk made in Sardegna: gli Almamediterranea.

 

Gli avevo già sentiti dal vivo, e anche stavolta non posso che confermare la loro immensa bravura, la loro spontaneità e simpatia, l’energia che sanno trasmettere le loro canzoni e il fatto che riescano a farti ballare dall’inizio alla fine.

Mentre cantavamo le canzoni conosciute, ci lasciavamo trasportare dalla musica contagiosa e commentavamo i musicisti, ecco che sale un nuovo componente che ci ricorda qualcuno…

Sul palco è appena salito Fry” Francesco Moneti dei Modena City Ramblers!!!!!! Capite??

Io e Sara molliamo il resto degli amici e corriamo sotto al palco per guardarlo da vicino, applaudirlo, esultare e fotografare l’evento, con lei che non riusciva a tenere ferma la fotocamera dall’emozione e io che ero super contenta e non potevo credere ai miei occhi.


Dopo esserci riprese dalla strepitosa sorpresa, abbandoniamo il posto in prima fila per raggiungere le amiche che si erano tenute lontane quando, ad un tratto, sentiamo un vociare piuttosto curioso seguito dall’entrata di in un altro personaggio in scena… … …

Erriquez, direttamente dalla Bandabardò, qui davanti a noi.

A questo punto abbandoniamo definitivamente il resto delle amiche (che poi, stanche di aspettarci ci raggiungeranno) e riconquistiamo il posto davanti alla transenna che avevamo lasciato poco prima, posto che non abbandoneremo più fino alla fine del concerto. E via a ballare ed acclamare Erriquez, bravissimo come sempre, che ha cantato Manifesto, la famosissima Beppeanna, e la nuova canzone composta insieme agli Alma: La caffettiera di Cocò.


La presenza di Erriquez e Fry Moneti è stata una cosa del tutto inattesa, quindi vi lascio immaginare lo stupore nel vederli sul palco!

Tutti e due hanno collaborato con gli Almamediterranea nel loro nuovo lavoro “Male e Bene” e dovendo fare un concerto il giorno dopo a Sassari (stavolta in via ufficiale) per promuovere il disco, hanno pensato bene di fare un salto anche nel mio paese per accompagnarli in questa data.

Alla fine della serata, abbiamo fatto una piccola chiacchierata con Fry Moneti (con foto di rito), simpaticissimo, disponibilissimo, carinissimo e dolcissimo (ma con i complimenti posso continuare ancora, eh) che continuava a domandarci “Ma siete di qui?” e noi che continuavamo a dirgli “Sì” e che poi ci ha spiegato “i perché e i come” di questa sorpresa.

 

Abbiamo dovuto aspettare un po’ di più per incontrare Erriquez che continuava a parlare con mezzo mondo, ma alla fine siamo riuscite nell’impresa, con presentazione, baci e foto che non potevano mancare, anche per lui valgono gli stessi complimenti di Fry, fantastico!

 

Per gli Alma che dire… Più li sento più mi piacciono, spero davvero che riescano ad arrivare sempre più in alto e farsi conoscere sempre di più perchè si meritano tutto il successo possibile.

Tra l’altro Roberto (voce e chitarra) si è pure offerto come fotografo, spero che la foto sia venuta bene anche senza il suo aiuto…

 

E per Fry, Erriquez e gli Alma, se mai passaste da queste parti… beh, a voi un immenso grazie per la bellissima serata che ci avete regalato!!!

 

Ma la festa non finiva il venerdì.

La giornata di sabato ha visto come protagonisti “Is cantadores”, di cui ora non ricordo bene i cognomi ma basta dire che è un trio famosissimo in Sardegna perché una rete del digitale terrestre li manda in onda 12 ore su 24 ripetendo a rotazione la stessa manifestazione…

In due parole, la serata prevede una sorta di gara dialettale in cui dopo aver scelto un tema, i poeti iniziano a decantare strofe rigorosamente in sardo alternandosi sul palco.

 

Domenica, il giorno principale di festa ha visto l’esibizione di Povia e dei suoi cartelloni, con balletti, mosse, mimica e riferimenti che non vi dico.

Ah sì, poi tra un doppio senso ed un altro, ha anche cantato.

Povia: l’Incapace, Ma tu sei scemo, Meglio averci dato un taglio – e le più famose ma meno indicative – I Bambini fanno OOh, il Piccione e Luca era gay.

Un grazie sentito va anche a Povia per aver consumato una birra Ichnusa, un gesto piccolo ma importante contro la crisi economica che non ha risparmiato neanche la Sardegna.


La serata di lunedì è stata (probabilmente) a sfondo sociale. 4 presunti disoccupati (non mi so dare altra spiegazione) sono stati scelti dall’ufficio di collocamento e mandati a forza sul palco con due strumenti, due microfoni, due cappotti bianchi, un gilet e una sciarpa, per quella che doveva essere la serata di liscio. Il freddo e il vento hanno completato lo scenario già desolante di suo.

 

In fin dei conti però è stata una bellissima festa, molto ben organizzata  e per questo ben riuscita.

E che continuerà nei prossimi fine settimana.

Cosa vogliamo di più?

So’ soddisfazioni…

.

E questa è la conferma di come tre Vips sconosciuti ai più (ma non a noi, sia chiaro) possano diventare protagonisti di una missione che tutto può sembrare ma sicuramente non utile per le sorti nostre o dell’umanità.

 

Direttamente dalle preziose mani di una ragazzetta che in questo blog è alquanto conosciuta, che qualche settimana fa, rinchiusa nella sua camera per interminabili ore quatta quatta lesta lesta ha scribacchiato nel suo quadernetto le vicende riportate qualche post più sotto, ecco a voi la trash-cronaca della missione della  trash-reporter riguardante il trash-feticcio del trash-cantante.

 

http://www.daveblog.net/2008/11/14/missione_trashreporter.html

 

  Congratulazioni a Saretta per l’importante traguardo

.

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Un Anno di Blog

Era l’8 maggio di un anno fa quando decisi di aprire il mio blog.

Da allora ho avuto il coraggio di scrivere 60 post (e per una pigrona come me posso assicurarvi che questa è una cifra impressionante), ho ricevuto 962 commenti (e chi se lo aspettava!) e 8124 visite.

 

Detto questo, devo rivolgere un ultimo pensiero.

Devo utilizzare la parola forse più semplice, banale e più bella della lingua italiana e va rivolta a voi.

A chi, dall’altra parte dello schermo, ha dedicato del tempo alla lettura delle mie strampalate e confuse parole, appoggiando o in altri casi contraddicendo le mie idee.

 

Grazie ai commentatori più assidui e a quelli più restii, a chi è passato di qua e a chi ci capiterà in futuro, a chi è arrivato per sbaglio e a chi, ormai, mi legge da un anno.

 

A tutti voi Grazie.

 

C’era una volta…

 

Questa è la storia di un paio di scarpe azzurre, rigorosamente eleganti, che trovammo per caso sullo scaffale di un negozio e che divennero il simbolo concreto delle nostre ansie e preoccupazioni per diverso tempo.

 

Entrammo lì per caso, in un giorno qualunque di un mese qualsiasi, un po’ per curiosare un po’ per commentare e capitò tutto all’ improvviso, senza nessun avvertimento che ci avesse potuto preparare alla stangata.

Ovviamente c’era anche Lei, l’unica che tra di noi acquistasse veramente e si ingraziasse il commesso sempre sorridente, che tra cumuli di vestiti, maglie e gonne riusciva sempre a trovare la taglia giusta senza neanche aver bisogno di cercare più di tanto.

Tutto scorreva come al solito insomma, tra risate e commenti, tra magliette bianche e rosse, pantaloni lunghi e corti, gonne rosa e rosse, e scarpe nere, bianche, marroni e… celesti.

La nostra Lei era riuscita a scovare in mezzo a cataste di capi e calzature un paio di scarpe celesti col tacco alto, orribili quanto basta, pronunciando queste poche ma inquietanti parole: Eccole, saranno simili. Ci staranno proprio bene.”

 

-Così, senza batter ciglio-.

 

Non poteva essere, dai… ognuna di noi cercava negli occhi dell’altra un accenno di ripugnanza, orrore, non fu difficile interpretare le nostre sensazioni e tutte, capita la battuta, esplodemmo in una fragorosa risata tanto da far voltare il commesso che, solitamente, si faceva tranquillamente i cavoli suoi.

Mentre ci davamo pacche sulle spalle, complimentandoci con la Lei per lo scherzetto che voleva farci, prese le scarpette raccapriccianti in mano e accompagnò il gesto con Perché? Sarà celeste!”.

 

-Gelo-.

 

Il sole si oscurò e un vento di Maestrale iniziò a soffiare; in un momento di totale impassibilità Sara iniziò a ripetere filo e per segno una strofa di una mai sentita canzone  del D’Alessio, la radio interruppe “Vertigo” degli U2 e mise “Doppiamente Fragili” della Tatangelo, il commesso iniziò a parlare un italiano scorrevole, riuscendo a scandire la sua prima frase con l’utilizzo di un verbo coniugato, lasciandoci poi gentilmente sole dentro al negozio per cercare anch’egli di superare il trauma fumando una sigaretta. No, anzi, diciamo che c’era il vento e non riuscì neanche ad accenderla, sprecando un’intera scatola di cerini (poteva comunque ricomprarli facilmente, era ormai capito da tutti).

 

-Dunque era vero.-

 

L’attaccamento morboso della nostra Lei verso il suo colore preferito era arrivato davvero a questo punto? Possibile che noi non c’eravamo mai accorte di questa sua propensione pericolosissima verso il celeste? Oddio… i sintomi c’erano tutti.

Stiamo parlando di Lei, dunque non c’è da meravigliarsi, anzi… strano sarebbe stato il contrario.

Dopo aver arricchito metà dei tabacchi della zona, il commesso rientrò in negozio pronunciando il suo primo congiuntivo e noi, con lo sguardo basso e trascinando le gambe abbandonammo quella fonte di perdizione che fu, per un pomeriggio, quel terribile scaffale bianco.

 

Passarono giorni, settimane e mesi e la curiosità mista all’ansia si faceva sempre più insopportabile, le domande non trovavano risposta, gli indizi non si facevano trovare, il vento riprese a soffiare e la paura si fece sempre più concreta, anche perché lo scaffale era rimasto orfano di quelle orribili scarpe celesti.

 

29 marzo 2008.

Arriviamo appena in tempo, prima che tutto sia iniziato.

La nostra Lei è già lì, io sono ancora lontana e un raggio di luce non mi permette di capirne subito il colore, ma qualunque sia, avrà fatto la sua scelta più ragionevole, è giusto così.

I miei occhi iniziano ad abituarsi alla luce più tenue e ora la vedo bene. Inizio a sorridere e non riesco a smettere, eppure dovrei, mi trovo pur sempre in Chiesa!

Non si sarebbe mai piegata alla tradizione, ci avrei scommesso, è una “dolce”, carinissima sposina in rosa.

Noi, le amiche storiche, siamo sedute in banchi diversi, ci cerchiamo con gli sguardi (come al solito) durante tutta la cerimonia, d’altronde la Lei la conosciamo dalle elementari, le avremmo perdonato anche il celeste, il nostro incubo durato quasi un anno, ma alla fine ha risolto la situazione da sola.

Ora gli sposi stanno per uscire dalla Chiesa, tutti gli invitati pronti a lanciare il riso, noi ci mettiamo in prima linea, vogliamo vedere se la nostra Lei prende a urla gli eventuali invitati che esagerassero con i lanci. Non accade nulla, l’emozione l’ha resa più tranquilla.

 

Scende lo scalino all’entrata della piazza, solleva il vestito giusto il tanto per non inciampare, e noi, riusciamo a intravedere le scarpette.

Sono sul beige rosato, le nostre preoccupazioni erano infondate…

 

Fu così che quel paio di indescrivibili scarpe celesti protagoniste dei nostri più malvagi, scellerati e lugubri pensieri uscirono dignitosamente dalla scena e chissà, magari proprio in questo momento, staranno ornando una bella fanciulla che, grazie al cielo, non ci è dato conoscere.

 

E vivemmo tutti noi una bellissima giornata, felici, contenti e… rasserenati.

 

Auguri!

 

 IMGP0563

 

P.s: avrei voluto postare una foto dove ci sono pure io, ma Sara non ha ricevuto l’autorizzazione (ha chiesto lei alle altre, io in realtà non dovrei neanche avere il blog). Se mettessi una foto per un tot di tempo, per poi ritoglierla dopo un’ora o due, non sarebbe corretto, vero?

 

 

Ai tempi di Mauro Repetto…

Ho passato l’intero pomeriggio di domenica a risistemare quaderni, libri e album da disegno che andavano dalla prima elementare fino alle superiori.

 

Non è stato un vero e proprio viaggio tra i ricordi, anche perché ero pur sempre sotto la minaccia di un: “Muoviti o getto tutto al fuoco”, che non lasciava presagire nessun tipo di vacanza, villeggiatura o semplicemente gita emozionale, tranquilla e in pace, verso l’infanzia.

 

Non ho potuto però tralasciare la lettura dei miei primi pensierini (scritti a 6 anni) rigorosamente inventati che già denotavano una sorta di pazzia nella sottoscritta, con la maestra che incuriosita si informò con un misto di invidia della bella vita avventurosa che si conduceva in famiglia.

 

Il tema sulla nonna, fantastico aggiungo, nella quale la descrivo come una dolce e cara nonnina a cui purtroppo “E’ morto il marito ma è contenta ugualmente” ed è veramente una brava persona “Almeno credo, perché compra sempre qualcosa ai marocchini”.

 

La mia totale mancanza di propensione al disegno, facilmente individuabile sia dai primi scarabocchi fatti all’asilo fino alle “opere” del corso di artistica dove per me il vero concetto di arte era semplicemente un foglio bianco.

Con un po’ di vanto devo dirvi che non ero niente male nell’Astrattismo, anche perché era facile fare 2 macchie di colore e dare un’interpretazione mistica che lasciava di stucco la mia prof di artistica che ci credeva davvero, nonostante la ritrosia degli altri docenti che cercavano, invano, di farla rinsavire.

 

Se nel lato artistico non ero capita, riuscì ad ottenere grandi soddisfazioni, come il resto della classe, per il lato tecnico. Famose restano tuttora le Abbondanti Descrizioni dei Triangoli Equilateri, ogni giorno, per 3 anni, la sola cosa che facevamo; le misurazioni nel cortile della scuola (che tra l’altro è stata pure distrutta; piccolo particolare: studiavamo dentro un grande edificio fatto d’amianto) con l’obbligo di girovagare fin quando non suonava la campana.

Un grande, prof. Dessì merita la citazione in questo blog.

Con lui, era sempre ricreazione!

 

Le mie prof di lettere che sia alle medie sia alle superiori non hanno saputo darmi quelle basi che forse mi avrebbero reso la vita un po’ più semplice in facoltà, ma che in compenso hanno saputo darmi degli ottimi spunti sul pettegolezzo e sul gossip che effettivamente, pensandoci bene bene, mi sono comunque servite per questo blog.

 

Aver sistemato i miei quaderni, leggiucchiato qualche frase, mi ha fatto ricordare quanto meravigliosa sia stata la mia infanzia, quanti amici e quante persone abbiano fatto parte della mia vita da allora, alcune con il tempo si sono allontanate e oggi rimangono solo ricordi e foto, altre amicizie sono state piacevolmente ritessute negli ultimi tempi e altre mai messe in discussione.

Ma perché tutto non può essere facile come allora?

 

Io un giretto in 4^ o 5^ elementare lo farei volentieri, se non fosse altro per non comprare più quaderni con le copertine degli 883 (con Mauro Repetto incluso) o con le tizie di Non è la Rai.

 

Sì, il viaggio è assolutamente necessario.

Non si esce vivi dagli anni ’80

Coriandoli coloratissimi che volano dappertutto e di cui non riesci a liberartene neanche a pagarli, le stelle filanti che vengono soffiate dai bambini più piccoli e si attaccano alle scarpe, un mucchio di gente rigorosamente mascherata che ti saluta e ti abbraccia e tu, naturalmente non riconosci, essere coinvolta accidentalmente al centro di una battaglia di schiuma tra ragazzini urlanti, ed uscirne con i capelli (appena asciugati al limite della perfezione) completamente impiastricciati, fare una fila interminabile e, quando tocca a te, scoprire che hanno appena terminato le frittelle.  Tutto questo, per avere, anche quest’anno, un ulteriore conferma che rafforza le tue considerazioni più certe: il Carnevale è proprio una festa di M****.

 

Ho aperto la parentesi carnevalesca solo per Voi, per dovere di cronaca siamo a febbraio e dovevo pur accennare a questa festa che ci fa ritornare tutti piccini piccini (…), se fossi stata egoista, non ne avrei proprio parlato, questa festa non mi va giù…

Mi sono promessa che l’anno prossimo prenderò in considerazione l’eventualità di un travestimento in maschera, voglio sperimentare da dove si tiri fuori tutta questa gioia derivante dal mettersi addosso un pezzo di stoffa colorata, travestirti da qualcosa che nessuno capirà mai, aspettare per 4 ore che la sfilata inizi, lanciare mucchi di coriandoli in aria senza una motivazione apparente, salutare gente che non si conosce, e morire dal freddo.

Ne riparleremo (fortunatamente tra 12 mesi).



 

Bene, tra una zeppola ed un’altra, mentre guardavo la tv, ho sentito una notizia veramente inquietante, che mi ha tolto l’appetito e plasmato in me pensieri molto cupi.

 

Spinti dalla consapevolezza che in questo periodo di forte crisi politica ed economica il Paese avesse bisogno di un incoraggiamento morale e spirituale, 5 nostri connazionali hanno deciso di donarci la loro saggezza e il loro appoggio, rigorosamente in versi attorniati da qualche nota musicale come sottofondo.

È con gioia che vi consiglio di precipitarvi nel più vicino negozio di musica perché sono in arrivo loro… direttamente dal ristorante di Zio Marrabbio i Bee Hive torneranno ad allietarci le serate!!!

 


Un po’ di musica

TamuritaCosa c’è di meglio, in pieno inverno (che da me è sinonimo di monotonia pura), di una bella giornata dedicata alla musica dal vivo?

 

È quello che è successo ieri in paese, una vera maratona musicale che ha visto la partecipazione di vari gruppi, tra i quali i Tamurita, gli Almamediterranea (sì, si scrive tutto attaccato…), i Tuned, Quelli tra palco e realtà, i C.s.i., i 5TONsHZ (dovreste sentire la voce incredibile della cantante) e tanti altri.

Il concerto, realizzato a scopo benefico per aiutare una bimba con un grave problema di salute, è stato dunque, oltre che un divertentissimo avvenimento, anche un’occasione per aiutare una famiglia in forte difficoltà… insomma, si è riusciti ad unire l’utile al dilettevole.

 

La serata, iniziata alle 17 e finita tardissimo, è stata innanzitutto una bella opportunità per sentireSergio -Tamurita- della bella musica, dar spazio alle band della zona, risentire (e rivedere!) con piacere Sergio dei Tamurita e avere una bella conferma riguardo gli Almamediterranea, la BandaBardò versione regionale (chissà se mi permetterebbero questo accostamento…).

 

Aggiungo inoltre, mi sembra giusto annotarlo, che stavolta la serata non prevedeva la presenza di balli di gruppo, liscio e quant’altro, né solitari fisarmonicisti buttati sul palco, né cabarettisti, questo per farvi capire che si trattava di una serata ben diversa dalle solite, con musica di tutt’altro genere e dunque con un pubblico più giovane. Insomma, come si usa dire da queste parti, vista la rarità di serate musicali di questo tipo, un chiodo nel muro potevamo pure appenderlo!

 

Il filo conduttore del concerto era quasi sempre lo stesso, rock rock e rock (ma anche hip-hop e folk) con canzoni reinterpretate e in vari casi inedite, gli Almamediterranea che hanno fatto ballare (e cantare) la piazza con Beppeanna e Sardabanda (non vorrei aver sbagliato il titolo…) e il gran finale con i Tamurita e la loro musica contagiosa (dovrebbero iniziare una tournee a breve in tutta l’Italia, perciò se doveste sentire il loro nome nelle vostre città, vi consiglio di andare a sentirli, ne vale la pena).

 

Per quel che mi riguarda, mi sono divertita un casino, io adoro la musica e lì in mezzo mi trovavo proprio bene. Peccato solo che per un motivo o per l’altro mancavano diverse persone (una, tramite cell, però era come se ci fosse)… Ma come si fa a non uscire proprio in questa occasione? Mah, se tutte le domeniche fossero così, per me sarebbe veramente fantastico!

Certo, un po’ stancante stare lì in piedi dalle 17 fino all’una, mangiare qualcosa al volo e rischiare una polmonite visto il vento e il freddo, ma tutto questo è niente di fronte a della bella musica.

 

Spero che la stessa allegria, la stessa gioia che si provava ieri in piazza grazie alla musica, arrivi presto anche nel cuore della piccola e della sua famiglia, che ogni applauso e ogni parola a lei dedicata possa esserle di conforto in questo momento buio.

La musica può avere anche questo potere? Io credo di sì…

Attorno al falò…

Passate tutte le feste natalizie, l’unica festa di paese che ci separa dal Carnevale (che poi quest’anno ho scoperto arriva prestissimo!) è su “Fogu Fogoni” (che sarebbe il fuoco di Sant’Antonio).

 

Al contrario di tutti gli altri posti che festeggiano il Santo come vuole il calendario (il 17 gennaio), qua lo si celebra il sabato successivo e in questo senso non credo che possiamo vantare una tradizione particolare, solo preferiamo farlo di sabato per far partecipare più gente (eh sì, non sembriamo, ma in fondo siamo un paese di furbacchioni). Al contrario di questa, una vera tradizione è quella che la mattina si faccia il fuoco in casa, con i tizzoni ardenti presi proprio dal falò che dovrebbe rimanere ancora acceso fino alla mattina.

Naturalmente, ormai sono solo gli anziani a seguire ancora questo rito…

 

Il fuoco viene acceso dal sacerdote che arriva in processione e contemporaneamente iniziano i fuochi d’artificio. Devo constatare, ahimé,  per l’ennesima volta che il mio caro paesino non ha perso il vizietto di anticipare ogni avvenimento senza nessun preavviso… Così, anche stavolta, mi sono persa tutto il cerimoniale iniziale fidandomi dei cartelloni che, a caratteri cubitali, comunicavano l’accensione alle 19 (in realtà avvenuta 3 quarti d’ora prima) e non riuscendo neanche a vedere un solo fuoco artificiale.

Va da sé che i commenti attorno al fuoco erano in gran parte rivolti a questo piccolo imprevisto, facendo notare che: “Kandu danti alluttu, ci vuriada fetti su predi…” in tono ovviamente sarcastico.

 

Nonostante tutto, la festa è molto carina. Niente di particolare s’intende, ma proprio il fatto che rimanga un avvenimento per pochi rende l’atmosfera intima.

Tra l’altro si cena pure, vengono offerti i panini con la salsiccia, le patatine fritte e le bevande che vengono consumate attorno al falò mentre, più il là, un famoso “cabarettista” di zona intratteneva la folla con balli di gruppo e karaoke.

 

IMGP0456 mod.Visto che a Natale mi sono auto-regalata la fotocamera digitale, potevo non approfittare dell’evento per fare qualche foto? Assolutamente no, così assieme al mio gruppetto (che però vista l’ora “tarda” si era già dimezzato…) abbiamo deciso di immortalare questi momenti vicino al fuoco…

Risultato: 30 foto e nessuna di queste venuta bene: chi era uscita da schifo, chi con gli occhi chiusi, e questa non andava bene perché dietro si vedeva la faccia di quello, e questa ho i capelli messi male, qua sto parlando…

Le uniche venute bene, secondo l’opinione di tutte, sono quelle che vedono per soggetto principale il fuoco, dunque, beccatevi solo questa.

 

See you soon!

Buon 2008

May God bless and keep you always,

May your wishes all come true,

May you always do for others

And let others do for you.

May you build a ladder to the stars

And climb on every rung,

May you stay forever young,

Forever young, forever young,

May you stay forever young.

May you grow up to be righteous,

May you grow up to be true,

May you always know the truth

And see the lights surrounding you.

May you always be courageous,

Stand upright and be strong,

May you stay forever young,

Forever young, forever young,

May you stay forever young.

May your hands always be busy,

May your feet always be swift,

May you have a strong foundation

When the winds of changes shift.

May your heart always be joyful,

May your song always be sung,

May you stay forever young,

Forever young, forever young,

May you stay forever young.

 

 

 

Possa Dio benedirti e proteggerti sempre

possano tutti i tuoi desideri diventare realtà

possa tu sempre fare qualcosa per gli altri

e lasciare che gli altri facciano qualcosa per te

possa tu costruire una scala verso le stelle

e salirne ogni gradino

possa tu restare per sempre giovane

per sempre giovane per sempre giovane

possa tu restare per sempre giovane

Possa tu crescere per essere giusto

possa tu crescere per essere sincero

possa tu conoscere sempre la verità

e vedere le luci che ti circondano

possa tu essere sempre coraggioso

stare eretto e forte

e possa tu restare per sempre giovane

per sempre giovane per sempre giovane

possa tu restare per sempre giovane

Possano le tue mani essere sempre occupate

possa il tuo piede essere sempre svelto

possa tu avere delle forti fondamenta

quando i venti del cambiamento soffiano

possa il tuo cuore essere sempre gioioso

possa la tua canzone essere sempre cantata

possa tu restare per sempre giovane

per sempre giovane per sempre giovane

possa tu restare per sempre giovane .

 

 

Mi sono permessa di rubare queste splendide parole scritte da Bob Dylan (e voglio inoltre precisare che la traduzione serve esclusivamente a me, so benissimo che tutti i miei Lettori conoscono alla perfezione l’inglese…) per augurarvi un Felice Anno Nuovo pieno di grandi soddisfazioni…

 

 

Un augurio particolare a chi ha avuto la pazienza di seguirmi assiduamente, Saretta, Chrysa, Lilith, Sharly, Inakea, Billy, Sagufo, Fantasy, Luca, Urlo, Scratty, Wu, Blur, Stefano, Belincitizen, Feowyn, Kic@, SorgereDelSole, a tutti quelli che ho dimenticato (scusate…), a quelli che mi leggono da poco, a quelli che si sono stufati di leggere e a quelli che sono passati qui per caso… grazie per il tempo che mi avete dedicato. 

 

 

 

Un bacione a tutti

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