Antifascisti sardi durante gli anni del consenso

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Con l’impresa d’Africa il fascismo raggiunse l’apice del consenso.
Questa affermazione può ben riferirsi alle altre regioni dell’Italia, ma non alla Sardegna dove gli episodi d’opposizione al regime subirono addirittura un aumento, nonostante alcune buone annate agrarie, l’alleggerimento della pressione della manodopera a seguito della mobilitazione militare e l’estendersi dei lavori pubblici. A tal proposito va ricordato che la politica di bonifica integrale, in Sardegna riguardò solo 90 mila ettari sugli 890 mila programmati.

Alla diminuzione della malaria si aggiunse la fondazione di nuove città nella zona della bonifica: Mussolinia (l’attuale Arborea), dove i lavori di risanamento in realtà erano iniziati già nel primo dopoguerra, e Fertilia (8 marzo 1936). Lo sviluppo  dell’industria carbonifera del Sulcis, conseguenza dalla politica autarchica, porterà alla fondazione di Carbonia (12 dicembre 1938) e all’arrivo di masse di contadini e di pastori.

Proprio nel distretto minerario si moltiplicarono gli episodi di opposizione al fascismo, dove la classe operaia, rinforzata dalla sua stessa crescita, si contrappose allo Stato – datore di lavoro. A fianco della lotta sindacale vera e propria c’era anche l’azione del gruppo socialista, del gruppo anarchico e anche comunista: frequenti erano le denunce nei confronti di chi distribuiva stampa clandestina e svolgeva propaganda sovversiva. Sono questi gruppi che daranno vita alle manifestazioni di avversione al regime che raggiungeranno l’apice nella primavera del 1937, quando le “squadre d’azione” saranno costrette a ritornare in piazza per bastonare gli oppositori. Iglesias, addirittura, conobbe momenti e scontri quasi da guerra civile, e la stessa città fu sottoposta, per un non breve periodo, a un vero e proprio stato d’assedio.

Il complotto di maggior spessore vide coinvolto, a Cagliari, il gruppo comunista che nel 1936 fu accusato dalla polizia di ricostituire la sezione del PCd’I. Furono fermate 32 persone, tra le quali l’operaio Angelo Pinna (nato a Cagliari nel 1900), l’operaio delle saline Giorgio Bellisai (nato a Cagliari nel 1901), l’impiegato Francesco Fois (nato a Florinas nel 1885), il gasista Giuseppe Paluma (nato a Cagliari nel 1912) e, accanto a molti giovanissimi, alcuni capi storici del PCd’I cagliaritano come Manunza, Lay, Albino Norfo (2 anni di reclusione per attività sovversiva nel 1930) e Giovanni Pinna (3 anni di confino nel 1927). Il 27 ottobre 1937 il Tribunale Speciale assolse la maggior parte degli imputati, nove invece riceveranno in tutto 33 anni di reclusione.
Nello stesso periodo la polizia denunciò un complotto “antinazionale” di un gruppo di comunisti-sardisti guidati da un contadino di 19 anni, Antonio Tinti di Monserrato, e da un muratore di 20, Mario Corona anche lui di Monserrato. Il 19 aprile 1939 il Tribunale Speciale li condannò a 5 anni di carcere, e insieme a loro condannò alla stessa pena Silvio Floris, ventenne di Bolotana, e a un anno Sebastiano Tosciri, di 23 anni, falegname di Macomer.

Nel 1939 fu la volta di Carmelo Floris (nato a Olzai nel 1891), pittore, che venne fermato al confine di ritorno da Parigi: all’interno della sua valigia a doppio fondo venne rinvenuto materiale di propaganda di GL che Lussu gli aveva affidato. Fu condannato a 5 anni di confino, scontato tra le Marche e le Tremiti sino al 1942. Venne privato anche della medaglia d’argento al Valor Militare della Prima guerra mondiale.

 


Per approfondire l’argomento si consiglia la lettura:

  • “L’antifascismo in Sardegna”, a cura di Manlio Brigaglia, Francesco Manconi, Antonello Mattone e Guido Melis.

 

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