Nuraghe Arrubiu, Orroli

nuraghe
Nuraghe Arrubiu, Orroli

Se “Su Nuraxi” può essere definito il nuraghe più famoso al mondo, al “Nuraghe Arrubiu” spetta invece il primato del complesso archeologico più grande e imponente finora scoperto in Sardegna. “Nuraghe Arrubiu” è infatti l’unico nuraghe pentalobato conosciuto, sebbene alcuni modellini ritrovati a Mont’e Prama suggeriscano l’esistenza di costruzioni ancora più maestose formate da 8 torri.

Situato nella regione storica del Sarcidano, in territorio di Orroli, il complesso megalitico sorge su un altopiano basaltico denominato Pranemuru, a circa 500 metri di altitudine.
La struttura si estende per almeno 3 ettari ed è rimasta inesplorata fino agli anni Trenta, celata dai suoi stessi crolli e dalla fitta vegetazione, oggi quasi totalmente scomparsa.
Rare sono state le menzioni di questo nuraghe prima degli anni Cinquanta, data dei primi studi ufficiali che hanno reso possibile una descrizione più dettagliata del sito. Dobbiamo invece arrivare al 1981 per documentare le prime campagne di scavo che si sono susseguite negli anni e che hanno riportato il Nuraghe Arrubiu allo stato attuale.

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Ricostruzione Nuraghe Arrubiu

Il grande complesso archeologico è formato da una torre centrale che in origine doveva essere alta almeno 30 metri (oggi ne rimangono 14 metri). In questa torre, oltre ad ammirare la tholos perfettamente conservata (alta 9,65 metri, diametro 5 metri), si osserva la presenza di un vaso quadriansato deposto, molto probabilmente, durante un rituale. Si è ipotizzato che il vaso contenesse un liquido che, grazie a delle piccole fratture presenti nella ciotola, penetrava lentamente nel terreno, come offerta propiziatrice alle divinità. Poco tempo dopo però, la camera e il complesso furono abbandonati e sigillati a causa di un crollo delle strutture superiori. E’ evidente che il ritrovamento di questo vaso integro è oggi oggetto di interessanti discussioni e lascia aperta ogni tipo di ipotesi.
Attualmente della torre si conserva una parte della camera del primo piano, che doveva essere sovrastata da un’altra camera al secondo piano e da un terrazzo. La pianta della camera è irregolarmente circolare; presenti tre nicchie che si aprono ai lati e di fronte all’ingresso. Gli scavi hanno rivelato che sul pavimento sono stati accesi numerosi fuochi che hanno lasciato tracce di cenere e carbone.

Il nuraghe principale è circondato da un bastione a cinque torri, collegate l’una all’altra da possenti muraglioni rettilinei, con un cortile al centro.
Il pentalobato è a sua volta circondato da un’altra struttura murale, l’antemurale con sette torri, visibili solo in parte, e tre cortili.

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Capanna delle riunioni, Orroli

Sono ancora individuabili i resti di una terza cinta, rafforzata da altre quattro o cinque torri. Intorno, ma soprattutto lungo il lato meridionale, vi sono capanne a pianta rettangolare e circolare, di epoche diverse. Tra queste va evidenziata la costruzione più grande (diametro 10 metri), che probabilmente in origine fungeva da capanna delle riunioni. La riutilizzazione dell’edificio in età tardo-romana e alto-medievale, con la conseguente rimozione del materiale nuragico, non consente di accertare la destinazione d’uso iniziale.

Tra gli oltre 50.000 reperti rinvenuti, quello che desta particolare interesse è un vasetto miceneo ridotto in frantumi. Rispetto agli altri materiali di importazione micenea, questo risulta essere il più antico (1400 – 1300 a.C.) ed è anche quello rinvenuto più all’interno nell’isola. Due frammenti provengono dal cortile, uno dalla camera a livello del vespaio, mentre la gran parte sono stati trovati nell’andito. Da ciò si può dedurre che il vaso sia arrivato nel nuraghe Arrubiu quando la costruzione non era ancora completata e la rottura sia avvenuta a causa della caduta del vaso sulle pietre dell’andito. I frammenti sono stati spostati in seguito al movimento delle persone e della terra entro un raggio limitato e pochi sono finiti inglobati nelle opere di costruzione. Grazie a ciò si può stabilire che la torre e il cortile centrale, con il pentalobato, sono stati costruiti contemporaneamente, intorno al XIV secolo a.C.

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Torre C, nuraghe Arrubiu

Un’altra importante scoperta è stata fatta nel cortile centrale quando gli scavi del 1982 hanno riportato alla luce i resti di un ambiente di età romana.
Intorno al II secolo a.C., la popolazione locale romanizzata arrivò a regolarizzare l’area dei crolli, al di sopra della quale venne realizzato un pavimento con lastre di scisto. L’ambiente, frequentato fino al V secolo d.C., fu utilizzato per attività legate all’agricoltura, come dimostrano i reperti ritrovati. Una grande vasca rettangolare con un canale-versatoio era utilizzata, probabilmente, per pigiare l’uva; accanto presenti un contrappeso, la base di un torchio in basalto, numerosi bacili di varie dimensioni e ancora anfore vinarie, vasi con beccuccio e bicchieri in vetro, a testimoniare un’intesa attività legata alla vinificazione.
Davanti all’ingresso del bastione pentalobato è stato rinvenuto un secondo laboratorio enologico con altre due vasche, parti di un torchio e bacili.

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Licheni rossi, Nuraghe Arrubiu

Ma perchè il monumento è conosciuto con il nome di nuraghe Arrubiu?
Un sardo neppure si pone la domanda, se ha già avuto modo di osservare il complesso archeologico: “Arrubiu” significa infatti “rosso”, e rossi sono i licheni che ricoprono i grandi massi del nuraghe, conferendogli una colorazione caratteristica da cui il monumento prende il nome.


Per approfondire l’argomento si consiglia la lettura:

  • “Il nuraghe Arrubiu di Orroli”, Fulvia Lo Schiavo e Mario Sanges
  • “Sardegna nuragica”, Giovanni Lilliu

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