Su Nuraxi, Barumini

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Su Nuraxi, Barumini

Il paesaggio sardo è disseminato di costruzioni rotonde che agli occhi dei visitatori rappresentano l’elemento caratteristico di una terra e di una civiltà straordinaria. Sono l’emblema, sono la bandiera del popolo sardo, sono quegli elementi che rafforzano ulteriormente il fascino della Sardegna, oltre la natura selvaggia, oltre il mare.
I nuraghi sono parte integrante dell’isola.

A oggi, se ne contano almeno settemila e sono presenti in ogni angolo della regione, dalle coste fino alla montagna. Uno studio sulla loro distribuzione ha rivelato la presenza di un nuraghe ogni 4,81 km, addirittura un nuraghe per chilometro quadrato nella regione della Marmilla.

E proprio nella Marmilla, in territorio di Barumini, fa bella mostra di sè il complesso nuragico simbolo dell’antica civiltà dei sardi, meta ogni anno di decine di migliaia di visitatori: “Su Nuraxi”, ovvero “Il Nuraghe”.

La scoperta della reggia archeologica di Barumini è stata una delle più clamorose del XX secolo.
Il sito, frequentato da volpi e lepri che trovavano riparo nei cunicoli sotterranei, si presentava completamente sepolto sotto una collina artificiale che da sempre i locali chiamavano Su Nuraxi. Giovanni Lilliu, archeologo di fama internazionale e massimo conoscitore della civiltà nuragica, nonchè nativo di Barumini, condusse gli scavi dal 1951 al 1956 riportando alla luce l’imponente complesso.

Per quanto riguarda la sua realizzazione si possono distinguere diverse fasi evolutive riscontrabili dalle strutture e dalle tecniche usate per la sua costruzione. Il principale materiale utilizzato è il basalto, una pietra vulcanica molto resistente proveniente dal vicino altopiano della Giara.

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Ricostruzione “Su Nuraxi”

Nel Bronzo Medio (1500 – 1300 a.C.) venne costruita la torre maggiore (il mastio), un nuraghe semplice a tholos. Per dare un’idea della dimensione monumentale, basti sapere che la torre centrale si elevava, quando era integra, per 18,60 metri su una base di circa 10 metri di diametro (volume stretto e lanciato). Era costituita da tre camere sovrapposte comunicanti tra loro attraverso delle scale ricavate all’interno dello spessore murario.

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Cortile interno

Successivamente, nel Bronzo Recente (1300 – 1100 a.C.) fu costruito attorno al mastio il quadrilobo, un bastione composto da quattro torri minori che dovevano raggiungere i 14 metri d’altezza, disposte ai quattro punti cardinali. L’ingresso al bastione dava accesso ad un cortile, a forma di semiluna e provvisto di pozzo, che univa i vani delle varie torri. Tutte e quattro erano composte da due camere sovrapposte, anch’esse di pianta circolare con volte a tholos. Le camere a terra presentano delle feritoie, disposte su due ordini, in origine separate da un ballatoio ligneo.
E’ databile al Bronzo Recente anche la parte più antica del villaggio (del quale restano poche tracce) e la costruzione delle 3 torri dell’antemurale, la cintura muraria costruita per la difesa del quadrilobo.

Nel Bronzo Finale (1100 – IX sec. a.C.) l’antemurale venne restaurato e ampliato dalla costruzione di altre torri, mentre la struttura del quadrilobo venne rifasciata da un anello murario spesso 3 metri che andò ad occludere l’ingresso originario a terra, così sostituito da un nuovo ingresso sopraelevato, ricavato nella cortina muraria di Nord-Est. Questo intervento chiuse anche le feritoie delle torri del quadrilobo.

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Capanna con bacile

Attorno alla fortezza, il villaggio composto da almeno 50 capanne costruite tra la fase finale dell’età del Bronzo e la prima età del Ferro. Nelle abitazioni è spesso riconoscibile la cucina, il forno, il pozzo e il focolare. Altri vani, aventi sedili in pietra alla base della parete, possono essere identificati come soggiorno e quelli provvisti di nicchie sul muro potrebbero essere state stanze da letto. Due capanne in particolare presentano una panca e un grande bacino di pietra, forse legato al culto dell’acqua.
Anche a Barumini, come in altri complessi nuragici, è presente la capanna delle riunioni, un vasto edificio circolare caratterizzato da una panca anulare e da 5 nicchie. Il ritrovamento al suo interno di elementi riconducibili alla sacralità, fanno supporre che all’interno della costruzione avessero luogo le assemblee del villaggio. Nella fase del Bronzo Finale vennero costruite la maggior parte delle abitazioni di forma circolare, costituite da un unico ambiente e con copertura lignea di forma conica.
Il villaggio infine è stato circondato da una cortina muraria costruita nell’età del Ferro.

Nel V sec a.C. alla civiltà nuragica subentrò l’occupazione punica e tra il II – I sec. a.C. l’insediamento venne riutilizzato anche dai romani, che usarono alcuni ambienti come luogo di sepoltura. La struttura continuò ad essere abitata fino al III sec. d.C. e successivamente frequentata occasionalmente fino al periodo alto-medievale, VII sec. d.C.

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Villaggio nuragico

Gli scavi e le scoperte avvenute a Barumini sono state di vitale importanza per gli studi sulla civiltà nuragica, in quanto il fortilizio e il villaggio di capanne presentavano una stratigrafia architettonica e culturale esemplare. Nei vari livelli si potevano leggere e ricostruire le vicende quotidiane, di vita e di lavoro d’una tipica comunità nuragica.

L’importanza del sito “Su Nuraxi” è testimoniata anche dall’interesse dell’UNESCO che, nel 1997, ha riconosciuto il complesso archeologico sardo Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Che il periodo nuragico sia stato qualcosa di eccezionale, lo dimostra la grandiosa manifestazione artistica dei bronzetti, la maestosità delle statue di Mont’e Prama, i solenni monumenti di culto, la prepotente originalità dell’architettura.
La guida che ci ha accompagnato alla scoperta de “Su Nuraxi” ha introdotto la visita con una frase emblematica: “Mentre in Sardegna si realizzavano i nuraghi, nel resto del Paese si costruivano palafitte…”.
Credo basti questo per spiegare l’importanza di quel raggio di luce che fu la civiltà degli antichi sardi nella preistoria.


Per approfondire l’argomento si consiglia la lettura:

  • “Su Nuraxi di Barumini”, Giovanni Lilliu e Raimondo Zucca
  • “Sardegna nuragica”, Giovanni Lilliu
  • Fondazione Barumini

 

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