La preistoria parte V: l’età del Ferro

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Statua di guerriero, Mont’e Prama (Cabras)

Agli inizi del I millennio la Sardegna sembra registrare diversi mutamenti rispetto alla precedente epoca della civiltà nuragica. I cambiamenti non riguardano solo l’economia, l’arte e l’architettura ma investono l’intera civiltà a tal punto che gli studiosi pensano non si possano catalogare in una fase tarda dell’età nuragica, quanto piuttosto in un’epoca differente.

Tuttavia va evidenziato come le caratteristiche dell’età del Ferro (IX – VIII secolo a.C.) non emergono con chiarezza e anzi, le esperienze maturate nell’età del Bronzo continuano ad essere mantenute e integrate con quelle dei nuovi tempi. La Sardegna in questa fase subisce l’influenza dei popoli del Mediterraneo, la presenza costante dei Fenici e ancora dei Cartaginesi, vede l’emergere di una struttura sociale più articolata, la formazione di nuove aristocrazie.

Il cambiamento più significativo nel campo dell’architettura è che, a partire dal X – IX secolo a.C., non vengono più edificati nuovi nuraghi. Quelli già esistenti vengono riutilizzati, in diversi casi vengono ristrutturati e anche in parte demoliti per modificare la destinazione d’uso: Genna Maria di Villanovaforru, San Pietro di Torpè, solo per citarne alcuni, da torri diventano luoghi di culto.
Alla fine del IX secolo a.C. la struttura esterna di difesa del nuraghe di Genna Maria viene demolita e le pietre riutilizzate per costruire le capanne del villaggio: segno evidente del cambiamento dei tempi che non rendevano più necessaria la presenza della fortificazione.
Il nuraghe diventa così simbolo di culto, come dimostrano i modellini di nuraghe rinvenuti in tutta l’isola nei luoghi sacri e nelle “capanne delle riunioni”.

Anche l’architettura civile registra importanti novità, come documentano i villaggi di Barumini e di Serrucci. Le capanne circolari con un solo vano vengono sostituite da capanne di varie forme, costituite da uno spazio centrale intorno al quale sono presenti dai sei agli otto vani (come a Barumini).
Tra il IX e il VIII secolo a.C, in alcuni villaggi della Sardegna centro-meridionale – Monte Olladiri e Monte Zara a Monastir, Santa Anastasia a Sardara -, vengono utilizzati mattoni crudi per la costruzione delle capanne, mentre a Barumini viene realizzata una rete stradale e le prime fognature.

Per quel che riguarda l’architettura funeraria, così come per i nuraghi, neanche le “tombe dei giganti” vengono più edificate: si preferisce tumulare i defunti nelle grotte, riutilizzare gli antichi ipogei, e la sepoltura individuale sostituisce quella collettiva.
A Cabras, a Mont’e Prama, in un’area delimitata da lastre infisse a coltello, sono state rinvenute una trentina di tombe individuali con pozzetto conico coperto da una grande lastra di arenaria. I defunti erano stati sistemati seduti, la testa protetta da una piccola lastra e il viso rivolto a oriente. 

I monumenti legati al culto – templi a pozzo, fonti sacre, tempietti a megaron – sebbene costruiti nel Bronzo recente hanno restituito reperti che risalgono in gran parte all’età del Ferro, a testimoniare che gli edifici sacri sono stati utilizzati con soluzione di continuità in varie epoche.

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Madre dell’ucciso

Legati al sacro come ex-voto, i bronzetti sardi costituiscono il più importante simbolo artistico dell’età nuragica. Le statuine, ritrovate in gran numero nei pozzi sacri e nelle “tombe dei giganti”, raggiungono un’altezza massima di 35 cm e rappresentano capitribù, arcieri, guerrieri, sacerdoti e sacerdotesse, suonatori di flauto (forse anche di launeddas), pastori, contadini. Non mancano neppure le figure femminili con il loro bambino tra le braccia, e non si può non menzionare la “Madre dell’ucciso”, una donna seduta che sostiene in grembo un giovane guerriero. E ancora figure surreali, come guerrieri con occhi e braccia raddoppiati, doppi scudi ad augurare maggior forza durante i combattimenti.
Anche gli animali sono ben rappresentati: tra i tanti sono numerosi i buoi, daini, mufloni, volpi, colombe mentre le circa 130 navicelle ritrovate documentano la conoscenza della navigazione da parte delle popolazioni nuragiche.
I bronzetti sardi sono documenti preziosissimi per gli studi sull’età nuragica; grazie a essi si è potuta conoscere la stratificazione sociale dell’epoca, la quotidianità dei popoli nuragici, gli oggetti utilizzati, dalle armi agli strumenti musicali.

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Modello nuraghe, Mont’e Prama

Un’importante scoperta, che ha permesso di arricchire il patrimonio artistico della prima età del Ferro, è stata quella fatta a Mont’e Prama (Cabras), dove sono state rinvenute numerose statue in arenaria di altezza variabile (dai 2 ai 2,50 metri) raffiguranti arceri, lottatori, fanti con elmo, spada e scudo.
Migliaia sono i frammenti ritrovati durante le campagne di scavo (peraltro ancora in corso) e a oggi, le sculture ricomposte sono 38: cinque arcieri, quattro non definiti, sedici pugilatori, tredici modelli di nuraghe.

A questi ritrovamenti si possono sommare anche altri strumenti di bronzo, come quelli di uso comune (asce, falci, seghe,…), armi (pugnali, spade,…), gioielli (bracciali, anelli, parti di collana), oggetti personali (rasoi, spilloni, specchi,…) indicativi di una grande abbondanza di metalli nell’isola.
Sarà proprio la notevole presenza di piombo, rame e argento ad attirare i navigatori da varie aree del Mediterraneo e a far maturare l’incredibile abilità tecnica delle popolazioni nuragiche, capaci di produrre oggetti talmente raffinati da essere esportati nella penisola.

In questa epoca la ceramica presenta nuove forme ed è decorata con motivi geometrici, mostrando una forte analogia con i manufatti della penisola.
Fra le ceramiche più caratteristiche sono da segnalare i vasi piriformi (a forma di pera) con decori raffinati, diffusi nella Sardegna meridionale, e le brocche askoidi (con la forma dell’askos greco).

 


Per approfondire l’argomento si consiglia la lettura:

  • “Storia della Sardegna 1. Dalle origini al Settecento”. A cura di M. Brigaglia, A. Mastino, G.G. Ortu
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