La preistoria parte IV: l’età nuragica

nuraghe
Nuraghe Arrubiu, Orroli

L’origine dell’età nuragica è collocabile tra la fine del Bronzo antico e la prima età del Ferro, quando l’isola conobbe importanti trasformazioni socio-economiche che diedero vita a una nuova civiltà.

Il simbolo più conosciuto della civiltà degli antichi sardi è il nuraghe, maestosa costruzione in pietra, unica nel suo genere. Disseminati nell’isola a migliaia, attualmente se ne contano tra i 7/8000 e sono parte integrante del paesaggio. Ma i nuraghi non sono l’unico emblema dell’età nuragica: accanto a loro villaggi, santuari, templi a pozzo, tombe megalitiche, ceramiche e i “bronzetti” a testimoniare la straordinaria produzione metallurgica dell’epoca.

I nuraghi possono essere divisi in due gruppi: protonuraghe e nuraghe a tholos; simili nella costruzione si differenziano nella forma, nella divisione degli spazi interni e forse nell’utilizzo.

Il protonuraghe è l’antenato del nuraghe.
Dall’architettura piuttosto semplice, presenta una struttura muraria rozza e dalle modeste dimensioni (fino ai 10 metri), vari ingressi e planimetria irregolare: circolare, triangolare, poligonale o ellittica. E’ assente la camera circolare tipica dei nuraghi a tholos ma non mancano corridoi, vani-scala, nicchie e piccole stanze. Un’altra differenza è l’imponente struttura muraria rispetto agli spazi interni. A oggi se ne contano circa 500, ma secondo una recente proiezione il numero dovrebbe attestarsi tra i 1200 – 1500 esemplari.

tholos
Struttura a tholos

Il nuraghe a tholos, nella sua forma più elementare presenta un’unica torre tronco-conica superiore ai 20 metri di altezza. Al suo interno può ospitare fino a tre camere circolari costruite con la tecnica “ad aggetto”, ovvero con un progressivo restringimento verso l’alto di filari di pietre fino a chiuderne la volta. Si otteneva così la tipica struttura a tholos, nome greco per identificare queste pseudocupole.

scala a elica
Scala a elica

Una scala intramuraria a elica permetteva di raggiungere i piani superiori e il terrazzo. Anche in queste strutture possono essere presenti nicchie, celle, ripostigli sia nella camera che nella scala. Il nuraghe monotorre è largamente presente in tutto il territorio sardo.

Il nuraghe polilobato è, al contrario, il meno diffuso.
Alla torre semplice, con il tempo o in contemporanea, venne addossato un bastione con un numero variabile di torri aventi lo scopo di difendere il mastio centrale. Questo bastione, in molti casi, è circondato da una cortina muraria esterna a racchiudere ampi spazi destinati a uomini e animali.

Solitamente il nuraghe era circondato dall’abitato, anche se sono numerosi gli esempi di villaggi senza nuraghe e di nuraghi totalmente isolati.

capanna
Capanna delle riunioni

Le capanne erano anch’esse circolari, con la base in pietra e copertura conica di frasche, molto simili a quelle che vengono tutt’ora costruite dai pastori sardi (chiamate pinnettas o coiles). Al loro interno potevano essere presenti nicchie, stipetti e il focolare.
Caratterizzava il villaggio nuragico la cosiddetta “capanna delle riunioni”, dove probabilmente avevano luogo le assemblee degli anziani o dei capi (ipotesi che si ricollega alla presenza di un sedile in pietra).

Parallelamente allo sviluppo dei nuraghi e dei villaggi sorgevano le tombe dei giganti, sepolture megalitiche  che potevano raggiungere i 30 metri di lunghezza. Proprio queste dimensioni hanno favorito la nascita della celebre leggenda, secondo cui all’interno di queste costruzioni fossero stati inumati i resti di uomini giganti, un popolo che in un tempo antichissimo avrebbe abitato l’isola. In realtà, esse derivano da sepolture antiche dette allées couvertes (corridoi coperti), composte da un corridoio rettangolare costruito con grandi pietre e, sul davanti, da un’esedra con al centro una stele di notevoli dimensioni. Alla sua base un portello (probabilmente ad indicare la porta dell’Oltretomba) che si collega col corridoio, destinato ad accogliere i defunti.
La forma della tomba dei giganti, nonostante le continue modifiche che porteranno anche alla scomparsa della stele e della struttura dolmenica, rimarrà invariata nel tempo e diverrà la tomba caratteristica di questo periodo storico.

Un altro simbolo dell’età nuragica, sorto nelle fasi finali dell’età del bronzo, è il pozzo sacro, legato al culto delle acque. I templi a pozzo generalmente sono composti da un vestibolo frontale (trapezoidale o rettangolare) che conduce alla scala discendente con copertura a gradoni. La scala si immette nella camera sotterranea, con volta a tholos, che custodisce la vena sorgiva o raccoglie l’acqua piovana. Tutto attorno è presente un recinto circolare o ellittico a delimitare lo spazio sacro.
Ciò che differenzia le fonti sacre dai pozzi è l’assenza della lunga scalinata, costituita al massimo da pochi gradini.

Nell’età nuragica è presente anche un’altra costruzione, meno nota rispetto le precedenti per la scarsa diffusione. Si tratta del tempietto a mégaron, caratterizzato da una pianta rettilinea con pareti laterali più lunghe rispetto al muro in cui si apre la porta.

Per quel che riguarda la decorazione della ceramica, questa presenta motivi incisi su vasi biconici o cilindroidi con orlo a tesa, ancora in fase di studio.
Alla fine del Bronzo medio la ceramica viene decorata a “pettine”: tegami ornati nella superficie interna da motivi impressi con uno strumento dentato, rinvenuti nella Sardegna centro-settentrionale e più raramente nella parte meridionale.

Nell’ambito della produzione metallurgica si segnalano i lingotti a forma di pelle di bue (detti ox-hide) e vari utensili in bronzo, come pinze, martelli e palette, asce a margini rialzati spade e pugnali.

navicella)
Navicella di bronzo

Durante l’età nuragica la Sardegna non rimase isolata, al contrario: ebbe contatti con l’area tirrenica, il mondo miceneo, la Spagna, e ancora con Lipari e la Sicilia.
D’altronde, come testimoniano i numerosi ritrovamenti di navicelle di bronzo, gli antichi sardi avevano un’evidente familiarità con la navigazione.

 

[Segue…]

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