La preistoria parte III: l’età del Rame e l’età del Bronzo

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Tomba di Bingia ‘e Monti

Con il rallentamento del commercio dell’ossidiana, con la nascente metallurgia e con il frantumarsi delle grandi civiltà del Neolitico, anche in Sardegna inizia la crisi di quell’unità culturale che aveva caratterizzato la cultura di Ozieri.
L’età del Rame (3200 – 2200 a.C.) vide sorgere nuove culture, non sempre fortemente distinte: la cultura di Filigosa, Abealzu, Monte Claro e del Vaso campaniforme.
Le culture di Abealzu e di Filigosa sono state spesso associate in passato, visto che venivano differenziate solo per la produzione vascolare. Studi recenti invece hanno individuato ulteriori discrepanze sia nei contenuti religiosi che negli aspetti socio-economici e materiali.
Nella cultura di Filigosa si registra la ristrutturazione dell’altare a ziqqurat di Monte s’Accoddi, un dromos -corridoio- viene aggiunto nelle tombe ipogeiche, mentre continua l’architettura funeraria dolmenica. Le ceramiche perdono la particolare decorazione della cultura di Ozieri a favore di superfici lisce, non ornate.
La cultura di Abealzu è caratterizzata dalla costruzione di capanne con più vani, tombe dolmeniche, statue-menhir e produzione vascolare a “fiasco”, a “colletto” e tripode (vasi con appoggio), sempre priva di decori.
Se le culture Filigosa e Abealzu evidenziano molte analogie con la cultura di Ozieri, altrettanto non si può dire per quella di Monte Claro che rappresenta una rottura con le epoche precedenti rivelando caratteristiche di forte originalità.
Questa cultura può essere divisa in quattro facies distinte, corrispondenti alla regione dell’Oristanese, Nuorese, Sassarese e Campidanese. Le differenze sono molteplici e riguardano i rituali funerari, la produzione vascolare, le strutture abitative e difensive.
Per fare un esempio, mentre nella Sardegna meridionale sono presenti sepolture in ipogei, ovvero tombe di pietra “a cassa”, in vaso oppure in fossa, le grandi muraglie megalitiche sono limitate alla parte centro-settentrionale dell’isola.
Durante la cultura di Monte Claro, la Sardegna è investita dalla diffusione della corrente culturale del Vaso campaniforme, caratterizzata  dalla ceramica ornata a fasce orizzontali sovrapposte, e che sarebbe perdurata fino al Bronzo antico. I ritrovamenti di materiali si sono avuti soprattutto nei complessi funerari che riutilizzavano tombe preesistenti, mentre più raramente sono stati individuati in ambienti insediativi. Questi oggetti erano utilizzati per marcare lo status sociale dei defunti, probabilmente personaggi di rilievo.
Da evidenziare l’importante ritrovamento avvenuto nella tomba di Bingia’e Monti a Gonnostramatza, all’interno di una struttura ipogeica, con la deposizione di scheletri di vari individui in ciste litiche costruite all’interno della tomba, accompagnati da punte di freccia in ossidiana, pugnali in rame, bicchiere a campana, vasi tripodi, bottoni, parti di collana e, in un caso, una collana in oro, che evidenzia la presenza di un defunto distinto.
In Sardegna l’età del Rame è un periodo di grande vitalità. Verranno costruiti grandi luoghi di culto, pensiamo a Monte d’Accoddi o al santuario di Biriai, eccezionali fortificazioni, muraglie megalitiche, costruzioni che denotano un senso di insicurezza e necessaria difesa, esigenza assente nel Neolitico.

L’età del Bronzo (2200 – X secolo a.C.) può essere divisa in due fasi: la cultura di Bonnànaro nella sua fase iniziale, che si raccorda all’età del Rame, e la cultura di Bonnànaro II o facies di Sa Turricula nella fase finale, che costituisce l’inizio dell’età nuragica.
La cultura di Bonnànaro è identificata con le sue ceramiche senza ornamenti, caratterizzate dalla tipica ansa a forma di ascia. E’ fortemente legata alla cultura del Vaso campaniforme e i ritrovamenti sono avvenuti attraverso i reperti provenienti da tombe, in gran parte sepolture antiche riutilizzate.

[Segue…]

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