Tre Passi Avanti

Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo… (o quasi!)

Lo squadrismo in Sardegna -2-

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L’eccidio di Portoscuso.

Tra le incursioni fasciste più violente ricordiamo quella di Portoscuso, avvenuta il 29 dicembre 1922.
Portoscuso in quegli anni era un piccolo centro agricolo, importante anche dal punto di vista industriale essendo inserito nell’area mineraria del Sulcis-Iglesiente; numerose erano le attività legate al traffico marittimo. I battellieri, con a capo i fratelli Fois, rappresentavano la maggiore organizzazione sindacale e politica del paese, di orientamento socialista.

La loro madre era stata la prima maestra del paese, mentre il padre rivestiva un ruolo importante nel settore del commercio. Era dunque una famiglia amata e molto conosciuta.

Luigi era il cassiere della Federazione, Salvatore aveva ben tre lavori diversi per mantenere la numerosa famiglia.
Quando Luigi riuscì, nel 1920, a entrare nell’amministrazione socialista di Portoscuso, iniziarono i primi problemi. L’ex-vicesindaco Santus, di orientamento liberale, spodestato nelle elezioni, divenne ben presto il loro nemico.
Santus capì che, sfruttando la situazione politica e il movimento fascista, avrebbe potuto facilmente riottenere il posto di sindaco che gli era stato negato nelle elezioni precedenti, così,  dopo la Marcia su Roma, costituì nelle cittadina una sezione del fascio, diventandone il segretario.

Per la spedizione punitiva i fascisti arrivarono da Iglesias e Gonnesa con le armi in mano. Gli obiettivi principali erano lo scioglimento dell’amministrazione comunale e dell’organizzazione socialista e l’intimidazione dei capi.

All’arrivo a Portoscuso, i fascisti si recarono al porto alla ricerca dei fratelli Fois.
Invitarono Luigi a seguirli presso la sede del fascio per consegnare i fondi e i registri della Federazione che sarebbe poi stata sciolta, ma lui si rifiutò. A questo punto i fascisti cercarono di trascinarlo via con la forza e immediato fu l’intervento del fratello Salvatore che, trovandosi anche lui nelle vicinanze, si lanciò contro gli aggressori brandendo una roncola e colpendo uno dei fascisti presenti, Leonardo Scameroni.

La reazione dei fascisti non si fece attendere: una scarica di colpi uccise i due fratelli.
Il giornale l’“Unione Sarda” di Sorcinelli, all’epoca di fede fascista, diffuse la falsa notizia di un’aggressione ai danni dei fascisti, accusando inoltre i fratelli Fois di essere a capo di un’organizzazione dedita allo strozzinaggio.

Le violenze continuarono anche dopo l’eccidio.
I fratelli superstiti furono costretti a scappare per le campagne, la popolazione venne intimidita per tutta la notte e alla madre e alla sorella fu intimato di non piangere i propri cari.

Neppure il giorno dei funerali ebbero pace. I fascisti si lanciarono verso il corteo funebre, obbligando le famiglie a ritornare nelle proprie case, lasciando proseguire solo i feretri. Le salme vennero fatte a pezzi prima di essere riconsegnate.

Tra il 30 e 31 dicembre anche l’amministrazione socialista fu sciolta, al suo posto prese potere un’amministrazione fascista con Santus nominato nuovo sindaco.
I primi mesi del 1923 la Federazione dei battellieri passava sotto il controllo fascista, con i familiari dei Fois costretti a consegnare i registri e i conti dell’organizzazione.

L’autorità giudiziaria ritenne opportuno non interessarsi dell’accaduto, ma i parenti dei defunti non furono dello stesso avviso. Approfittando di un dissidio fra i dirigenti dei fasci isolani, riuscirono ad ottenere dal magistrato l’apertura del procedimento legale. Gli autori del delitto vennero giudicati dai giurati di Cagliari e tutto il processo si svolse con eccezionali misure di ordine pubblico.
Il giorno del verdetto, un corteo di fascisti della città attendeva la notizia della liberazione, mentre a Iglesias si preparò un banchetto per festeggiare l’assoluzione.
Ma questo desiderio non si realizzò.

A differenza dell’omicidio di Efisio Melis, l’eccidio dei fratelli Fois venne condannato dai giudici all’unanimità. Il fascismo non accettò il verdetto emanato dalla giuria popolare anzi, lo considerò come un affronto al regime. L’on. Rocco, ministro di Grazia e Giustizia, intervenne direttamente giudicando la condanna un errore giudiziario. Dopo due anni, i condannati ottennero la grazia e furono rimessi in libertà.

Le violenze dei fascisti in varie zone dell’isola aumentarono il malcontento della popolazione. Il fascismo non veniva considerato un partito, ma un fenomeno di brigantaggio appoggiato dallo Stato.
Per modificare questo pensiero diffuso e aumentare i consensi, si decise di mutare la linea politica: venne inviato nell’isola il generale Gandolfo, prefetto munito di pieni poteri.


Per approfondire l’argomento si consiglia la lettura:

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