Tre Passi Avanti

Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo… (o quasi!)

A te.

Image for Terremoto Abruzzo.

Non entrerò più nella casa grande dal portone rosso, col Bouganville a incorniciare l’ingresso e le rose bianche aggrappate faticosamente sul muro alla destra.

La pianta di limoni ombreggiava una parte del cortile e tutto intorno, quasi a voler ingentilire la rudezza dei muri, i fiori dai mille colori nell’aiuola rialzata. Quanto era bello quel piccolo angolo di paradiso.

Era questo quello che scorgevo da una piccola fessura sul portone. E poi iniziava il rituale che era sempre lo stesso. Suonavo il campanello, mi aggrappavo con i piedi alla sporgenza del cancello e con un salto riuscivo ad andare oltre il ferro che mi impediva la visuale. E la vedevo arrivare, col passo lento, facendo attenzione ai pochi scalini che ci separavano.

Ciao nonna, come stai?

Era l’archetipo della nonna da fiaba, quelle con i capelli grigi, gli immancabili occhiali, la vocina dolce, il fazzoletto sulla testa perfettamente ripiegato. Magari poteva essere stata una mamma severa, una zia impicciona, una vicina chiacchierona, ma a me non riguardava. Come nonna, badate bene, non si poteva chiedere di più. E io avevo avuto questa fortuna, ricoprivo il ruolo della nipotina e lei era la mia nonna perfetta.

Come nelle fiabe, bastava chiedere qualcosa e questa grazie a lei si materializzava. Certo, non potevo chiedere una carrozza di zucca o un pesciolino d’oro, ma i dolci quelli li chiedevo e quelli magicamente arrivavano, e le mani che me li porgevano erano le sue.
E se la Ferrero è diventata quello che è, sono convinta che un po’ lo debba anche a mia nonna.

Sì è vero, le nonne delle fiabe amano fare le torte in casa e non parliamo dei biscotti caldi appena tolti dal forno!
Ecco, questo non lo faceva, ma se ci fosse stata una nonna delle fiabe bravissima nell’ordinare e comprare i dolci più buoni al mondo, sì, ancora una volta sarebbe stata la persona giusta per la parte.

Non abitava in un castello, ma in una bella casa sarda che è stata la cornice del nostro cammino insieme.

Le sere d’estate le passavamo in quel cortile con l’albero dei limoni, punto di ritrovo per zii e cuginetti venuti da tutta l’Italia. Chiacchiere, risate, qualche immancabile zanzara. La casa si rianimava, si riempiva di voci, era tutto così bello, così familiare.
Non me l’ha mai detto, ma sono sempre stata certa che la sua stagione preferita fosse l’estate. Poi arrivava un altro autunno, gli zii partivano, i cugini crescevano, qualcuno passava le vacanze altrove e ancora una volta restavamo di nuovo solo io e lei.
E io un po’ ero felice: tornavo a essere la sua nipotina preferita.

C’era una stanza, nella sua casa, a cui teneva particolarmente.
Da piccola mi prendeva per mano, mi portava nel salotto e lì, sopra la credenza una grande biscottiera con dentro le caramelle. Ma stavolta non erano i dolci ad attirare la mia attenzione. No, era quella scrivania sulla sinistra che mi interessava. Era così bella, e soprattutto c’era quella strana scatola grigia arricchita da tanti tastini bianchi con delle lettere che ancora non conoscevo. Che magnifico gioco sembrava essere. Seppi più tardi che era la macchina da scrivere di mio nonno. Al di sotto della macchina ancora i fogli e i suoi ultimi appunti. Quanto avrei voluto curiosare tra le sue carte in quei momenti. Quanto avrei voluto conoscerlo davvero, continuo a ripetermi oggi.
Perchè io, di nonno, non ho mai avuto un ricordo nitido; come in un sogno riappare nella mia mente seduto in una grande sdraio, con una copertina a proteggergli le gambe. Io che lo saluto dandogli la mano e lui che sorride, no anzi, ride. L’unica immagine che ho di mio nonno è quella di lui che ride. Nient’altro. E’ poco, sì, ma è davvero bella.

Mia nonna se ne è andata il giorno di Ferragosto, nella sua stagione preferita.
Come nelle fiabe, lei è stata la nonna perfetta, io nel mio ruolo di nipote cresciuta non ho saputo fare altrettanto. Ma neanche le fiabe sono come le vorremmo.

Quella casa così piena di ricordi, che ha costituito una parte importante della mia vita, è stata venduta poco dopo. Stanno già ristrutturando: cadranno muri, ne innalzeranno altri. Quel giardino non sarà più il giardino della mia infanzia.
Sarà il giardino di altri bambini, altri ragazzi costruiranno i propri ricordi, e i miei continueranno a vivere solo dentro di me.
Qualche tempo fa sono capitata in quella strada, e mentre camminavo lungo il muro esterno non sono riuscita a trattenere le lacrime.

Il portone rosso c’è ancora, tu non ci sei più.

.

 

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Un pensiero su “A te.

  1. Bellissimo ricordo ❤

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