Tre Passi Avanti

Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo… (o quasi!)

I sardi e le deportazioni

KZ Auschwitz, Einfahrt

Nonostante i recenti studi sull’argomento, ancora incerte sono le informazioni sui sardi deportati durante l’occupazione tedesca in Italia.

Tra questi dobbiamo distinguere i soldati, dichiarati Internati Militari Italiani -IMI- che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si rifiutarono di combattere per la Repubblica di Salò e vennero internati in appositi campi di lavoro (Stalag per le truppe e Oflag per gli ufficiali), e i resistenti, perseguitati politici e razziali che furono inviati nei campi di concentramento gestiti direttamente dal partito nazista.

Fra i 700.000 militari italiani deportati dopo l’armistizio, circa 12.000 provenivano dalla Sardegna.

Il numero così alto di internati sardi, era dovuto in maggior misura alla lontananza dell’isola dal fronte di guerra in cui si ritrovarono i militari dopo l’8 settembre.
Dopo il caos provocato dall’armistizio, mentre il re e il governo abbandonavano la capitale per riparare a Brindisi, i tedeschi procedevano a una sistematica occupazione di tutta l’Italia centro-settentrionale. Abbandonate a se stesse, con ordini contradditori, gran parte delle truppe sbandarono senza riuscire a opporre una tenace resistenza. Molti furono i soldati che tentarono di ritornare nelle proprie case, ma per i sardi che dovevano attraversare il mare, non c’era nessuna possibilità. In migliaia cercarono di raggiungere Civitavecchia attraversando l’Italia o i Balcani, ma imbarcarsi era impossibile. Nel porto laziale si assisteva così al dramma dei soldati sardi, affamati, abbandonati e privati della speranza di raggiungere l’isola. Tanti cercarono la via delle montagne, unendosi ai partigiani, solo una piccola parte scelse di arruolarsi nella Repubblica Sociale, molti vennero catturati dai tedeschi e deportati.
Anche in questi campi di prigionia le condizioni di vita erano difficilissime, si moriva per il freddo e la fame, e tanti non riuscirono a sopravvivere agli anni di reclusione forzata.

I sardi internati per motivi razziali e politici furono, secondo gli ultimi studi, circa 250.
A loro toccò la sorte peggiore, inviati nei campi di concentramento, almeno 91 morirono nei campi di Mauthausen, Buchenwald, Dachau e Flossenburg.
Importante ricordare che numerosi sardi diventeranno anche “Giusti tra le nazioni” per aver salvato anche solo un ebreo dalle deportazioni.

Furono solo tre gli ebrei deportati, tutte e tre donne:

  • Elisa Fargion, nata a Cagliari il 7 maggio 1891, coniugata con Gastone Levi, fu arrestata a Ferrara tra il 1943 e il 1944, e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Fu uccisa assieme al marito il giorno stesso del suo arrivo, a Bikernau. Si trovava sul convoglio di Primo Levi.
  • Vittorina Mariani, nata a Porto Torres il 17 maggio 1904. Arrestata a Milano nell’aprile del 1944 assieme a tre sorelle e a un fratello, riusciranno a sopravvivere al campo di concentramento di Bergen Belsen.
  • Zaira Coen, nata a Mantova il 4 ottobre 1879, nel 1919 aveva sposato il medico sassarese Italo Giuseppe Righi. Giunta a Sassari insegnò scienze alla Scuola normale femminile, all’Istituto Tecnico Lamarmora e al Liceo Azuni. Nonostante si fosse iscritta al partito e all’Associazione fascista della scuola, a seguito dei provvedimenti per la difesa della razza, fu dapprima sospesa e poi dispensata dall’insegnamento. Rimasta sola dopo la morte del marito, con l’armistizio la situazione si complicò. Nonostante le insistenze dei parenti sardi affinchè si nascondesse nell’isola, preferì raggiungere la sorella Ione, rimasta vedova, a Firenze. Nella città toscana vennero denunciate dal portinaio del loro stabile, arrestate, passarono per il campo di Fossoli prima di arrivare a Bikernau. Giudicate troppo anziane e quindi inabili per il lavoro, vennero immediatamente mandate nelle camere a gas.

Molto numerosi furono i partigiani e gli antifascisti che finirono nei lager nazisti. Tra questi ricordiamo:

  • Bartolomeo Meloni, nato a Cagliari nel 1900, ingegnere ferroviario a guida del CLN veneto, si rese protagonista di importantissime azioni di sabotaggio che ostacolarono le deportazioni dei soldati italiani. Arrestato, morirà a Dachau nel 1944.
  • Pietro Meloni, nato a Sestu nel 1899, con la moglie Rosa Tosoni diventa Membro del comitato clandestino del PCI. Partigiano comandante nel veronese, verrà arrestato assieme alla moglie. Trasferito nei campi di concentramento, morirà nel lager di Gusen nel marzo del 1945.
  • Gavino Gavini, nato a Sassari il 5 febbraio 1904, fu arrestato a Verona per aver danneggiato in modo irreparabile le biciclette e i pianoforti che doveva caricare su un treno diretto in Germania. Giunto a Mauthausen il 19 dicembre 1944, morirà a Gusen l’11 aprile 1945.
  • Antonio Cabras, nato a Cagliari, aveva 38 anni quando venne deportato a Mauthausen, il 13 gennaio 1944. Morirà nel campo di sterminio il 19 aprile 1945. Era un detenuto politico, probabilmente già schedato dai fascisti come oppositore.
  • Cosimo Orrù, di San Vero Milis, magistrato a Busto Arsizio e membro del CLN. Prima internato nel campo di Flossemburg, morirà nel lager di Litomerice tra il 1944 e il 1945, dopo aver subito innumerevoli atrocità da parte del capo-baracca.
    Medaglia d’oro della Resistenza.
  • Mario Ardu, nato a Lanusei il 4 dicembre 1905, maresciallo nel Reggimento di Artiglieria pesante, dopo l’armistizio abbandonò la divisa e si arruolò nella Brigata Manara, nel veronese. Durante un’azione di sabotaggio nel deposito del Lazzaretto, venne arrestato dalle Brigate Nere. Dapprima deportato nel campo di concentramento di Flossenburg, venne trasferito in quello di Hersbruck, dove fu oggetto di esperimenti da parte di medici nazisti. Muore il 2 dicembre 1944 all’interno del lager.
    Fu insignito della medaglia d’argento.

Altri riusciranno a salvarsi e a tenere viva la memoria, come Vittorio Bocchetta, Luigi Rizzi, Giuseppe Fideli, Pietro Tola, solo per nominarne alcuni.
Chissà quante altre storie di coraggio, di sofferenza e di altruismo si celano dietro quei numeri ancora incerti. Racconti di vita che meritano di essere resi noti, per tenere vivo il ricordo di quanti hanno vissuto il lato più tragico della nostra storia recente.

 

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