Tre Passi Avanti

Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo… (o quasi!)

Storie italiane

Immagina di abitare in un luogo affetto da un grave problema.
Cosa pensi di fare?

Scegli di parlarne mettendo in conto la pericolosità della parola o preferisci la serenità del silenzio? L’effimera tranquillità o l’inquietudine opprimente?

Perché qualsiasi cosa tu scelga, finirai o col rendere concreto un problema rimasto fino ad ora nebuloso, oppure allontanarlo dalla tua testa, farlo scomparire momentaneamente come un banale incubo che poi, così comune, non è.

Scegli di parlare? Bene.

Siamo in un luogo incantevole; bel mare, belle spiagge, natura, storia e diversi poligoni militari sparsi un po’ ovunque, perché noi, il contributo alla salvaguardia della Patria lo diamo eccome, anche senza aver bisogno di sventolare bandiere. Ma i tricolori ci sono comunque, perché l’amore per l’Italia qua è reale. E probabilmente per quei poligoni, uno in particolare, si muore pure.
Da lungo tempo tra gli abitanti che vivono nelle zone adiacenti alla base militare si registra un numero impressionante di malattie e decessi dovuti a patologie tumorali alla quale vanno aggiunte nascite di animali deformi, senza che nessuno sappia quale sia la causa. Un’ipotesi ci sarebbe, eccome, ed è quella che spaventa più di tutte: uranio impoverito, utilizzato nelle segretissime azioni militari fatte periodicamente nel poligono. Esiste un’inchiesta portata avanti dalla Procura, che sta indirizzando le sue indagini proprio in tal senso. Le ultime indiscrezioni parlano addirittura della base utilizzata come discarica radioattiva; armamenti di ogni genere, addirittura interi camion carichi fatti esplodere all’aria aperta con buona pace della popolazione e della natura.

Hai parlato… Sai che succede?

La già fragile economia della zona sta risentendo pericolosamente del clima di paura che prima rimaneva confinato ma  che ora si sta espandendo: la voce corre, e l’ignoranza pure. Turisti che disdicono prenotazioni, prodotti agricoli che non vengono più accettati negli ingrossi e chissà cos’altro.
Se sei favorevole all’inchiesta vieni tacciato di essere, nell’ordine:
un pacifista (chiaramente uno sfigato);
un vecchio comunista (non muoiono mai…);
un egoista (perché tu non ci lavori lì, e non pensi a chi mangia grazie alla base);
uno sconsiderato (non sai che male stai facendo al tuo paese…).

Vuoi star zitto?

Sì, se credi sinceramente che la base in tutto questo non c’entri nulla. Quindi inizi una tua indagine personale sciorinando dati, numeri e nuove possibili teorie che si colleghino alle “vere” cause di queste patologie, e in questo caso vieni additato come fascista, militarista e pure berlusconiano. Oppure ti affianchi alla linea del procuratore ma preferisci che il problema venga tenuto nascosto.
E non va meglio.

Perché la cosa più brutta del silenzio è l’angoscia che riesce a provocarti. Tu vedi, capisci esattamente ciò che succede intorno a te ma non puoi dir nulla, perché grazie a quel poligono guadagni quegli spiccioli che ti permettono di andare avanti, e se parli rischi quel lavoro o minacci quei pochi interessi che hai in una zona già abbastanza povera di suo.
Ma sai pure che non puoi mettere in pericolo il bene più prezioso, la salute tua e dei tuoi cari.

Lotti per il tuo diritto alla vita e metti a repentaglio tutto ciò che hai o stai zitto e speri che quello che è capitato agli altri non capiti anche a te? 

Qualsiasi cosa tu scelga di fare, sei spacciato. Altro non sei che una povera vittima.

E su quelle bandiere che sventolano per i 150 anni dell’Unità d’Italia, soffermi un attimo lo sguardo chiedendoti se davvero quei colori ricambino il tuo rispetto e se l’affetto che nutri per lei sia poi così meritato.
Perché c’è un colpevole. C’è qualcuno che ti ha messo i piedi in testa e pensa che la tua incolumità non sia poi così importante. C’è qualcuno dietro quella bandiera che ha assassinato un angolo di terra bellissimo, una macchia mediterranea incantevole con un mare verde smeraldo da favola, chilometriche spiagge bianche macchiate dal dubbio. C’è qualcuno che ha tradito una comunità intera, che ha minato il tuo diritto alla salute, che ti ha mentito e non ha pensato minimamente alle sorti di una piccola parte di terra italiana.
Qualcuno ti ha rubato tutto questo. E noi abbiamo il diritto di sapere chi è. 

.

 

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6 pensieri su “Storie italiane

  1. anonimo in ha detto:

    "Nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario".
    George Orwell

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  2. anonimo in ha detto:

    la verità passa attraverso tre evoluzioni…..
    l'osteggiamento a tutti i costi
    la ridicolizzazione……
    l'assoggettamento a verità comune.

    Schopenauer immaginava bene…..

    eppure sarebbe così semplice…..basterebbe essere uniti, interessarsi veramente della persona che ci sta accanto….anche se non la conosciamo!!!!!
    Avremmo un potere infinito…….

    sasco3

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  3. Contro un nemico più grande come questo, che da tanti anni è responsabile di pagine nere della vita di chi lo chiama "stato" o "mafia" o semplicemente "disonesti", è sempre buona cosa parlare e cercare di svegliare le coscienze altrui. Il problema di cui parli è molto grave e merita che in molti ne vengano a conoscenza.

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  4. Per chi volesse approfondire l'argomento, un servizio di Rai News 24:

    http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=22587 

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  5. Bentornata!!! Era ora! 🙂
    Per amore della propria terra non bisogna mai stare zitti, anche se ci si attira l'antipatia di molti! Fai benissimo a parlarne!!!

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  6. …e chi l'avrebbe mai detto… la cosa che più mi stupisce è questa difesa a tutti i costi del diritto al lavoro (?) e la salvaguardia dell'economia. Che poi, se quella base è così fondamentale sotto questo punto di vista mi domando come mai questo paese non navighi nell'oro! Se ci fosse una ricchezza potrei persino arrivare a capire che i soldi offuscano la mente anche per decidere di non indagare su una cosa simile. Ma non abbiamo mai avuto niente e continuiamo a svendere tutto per un piatto di lenticchie. Oggi il poligono è finito sotto sequestro. Non sono uscita di casa… ci saranno già persone disperate pronte a dirci che i posti di lavoro sono a rischio. Uh, ma guarda. Rischiamo di non andare mai a rifare i letti ai militari… Che amarezza. Che rabbia. Che delusione. Che giramento di balle.

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