Tre Passi Avanti

Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo… (o quasi!)

Saggio di fine anno

L’odissea di un sabato sera snervante: Saggio di fine corso della nipotina che ha appena concluso il primo anno di danza classica.

 

Ore 17.30: Una soffiata alquanto attendibile giunge alle orecchie di mia sorella: per prendere i posti migliori è necessario arrivare con largo anticipo.

I miei “Non credo sia necessario… ragioniamo!” si sbattono contro un muro di gomma.

 

18.30: La bimba viene accompagnata a teatro per le ultime prove e si decide (verdetto non democratico) di aspettare direttamente lì fino all’apertura dei cancelli.

Aspettare fuori, al sole senza un briciolo d’ombra, che neanche il fan più sfegatato di Orietta Berti oserebbe fare per un suo concerto.

 

19.00/20.00: Intrattenere il nipotino di 7 anni che sta iniziando a dare in escandescenza. Fortunatamente un gioco sul telefonino della mamma, con pianeti, aerei e armi varie riesce a distrarlo per lungo tempo.

Genitori e parenti iniziano ad arrivare copiosi. Si intuisce che la soffiata è stata udita, purtroppo, da più orecchi. L’attesa inizia a farsi insopportabile.

 

20.00: Si sparge la notizia dell’imminente apertura del primo blocco di cancelli, decine di macchine seguono la prima con accelerate e sgommate che farebbero impallidire lo stesso Raikkonen. Naturalmente non c’è un’unica fila dritta ma si crea un vero imbuto con occhiatacce verso l’autista affianco.

Stupore e malumore generale quando inizialmente fanno passare solo chi ha il Pass. Notizie varie si spargono per tutto il parcheggio, la folla inizia a rumoreggiare, nelle menti di alcuni prende forma l’idea di come scavalcare la Zona Rossa ma poi la calma fortunatamente ritorna.

Le macchine iniziano a scaldare i motori.

Mia sorella sta dietro all’unico autista di buon cuore che lascia la precedenza a tutti.

La serata si prospetta alquanto incandescente.

 

20.10: Riconoscimento rigoroso al primo blocco, ricerca dei nomi sulla lista manco fossimo dei terroristi (oddio, vista la frenesia era facile far cadere le sentinelle nel dubbio) e nipotino che urla verso di me: “Dove sono le munizioni?”.

Risata isterica in macchina e prima figura di m**** archiviata.

 

20.15: Arriviamo di fronte al cancello del teatro. …Chiuso.

Il caldo e il sole hanno lasciato il posto ad un freddo gelido e tutti cercano di rintanarsi nei posti più riparati.

Il primo intasamento ci ha fatto perdere tutto il vantaggio che avevamo creato arrivando 2 ore prima. Davanti a noi, ora, ci sono persone appena arrivate, lucide, fresche e riposate. Si cerca di passare avanti per recuperare posizioni, senza guardare in faccia bambini, anziani, e donne incinte.

 

20.30: Apertura dei cancelli, controllo biglietti e di corsa (nel vero significato della parola) verso le poltroncine, pronti a schivare mamme che con gran slancio, tirano la borsa dall’ingresso per cercare di centrare i primi posti e tener occupate le poltrone in attesa della cavalcata.

Becchiamo la 3^ fila senza aiuti subdoli.

 

20.45: Un simpatico presentatore preso chissà dove ma sicuramente non in Sardegna apre il saggio con un piccolo discorso. 2 cose doveva dire e 2 ne ha sbagliate.

Inizia il gran ballo, bambine che corrono di qua e di là sul palco senza una meta precisa, in totale confusione e senza un motivo apparente. Ma non importa… applausi scroscianti e genitori entusiasti.

Quando tutto sembra scorrere come da prassi, ecco il colpo di scena.

5 donzelle dai 20 ai 40 anni compaiono al centro del palco: dai vestiti eleganti e dallo sguardo fiero si capisce che intendono danzare seriamente.

Credo che questo sia ciò che Alessandra Celentano abbia in mente come inferno.

Lo stesso Yanku sarebbe stramazzato a terra ancor prima che le ballerine muovessero un dito. 

 

20.50: Riecco il caro presentatore per informarci della pausa tecnica di 10 minuti per cambio di scenografia. Un po’ di curiosità aleggia nell’aria.

 

22.15: Si spengono le luci e si alza il sipario.

Un tappeto appeso c’era e un tappeto appeso c’è. Mistero.

Il cambiamento scenografico riguarda dunque il riposizionamento di questo arazzo? La prima fila è convinta che sia stato spostato 10 cm più a destra, la seconda dice invece che è stato abbassato 15 cm più in giù, la terza inveisce ironicamente contro il presentatore malandrino.

Rinizia la solfa.

 

22.20: Il presentatore ci ha preso gusto e rieccolo nuovamente fuori: viene annunciato un altro cambio di scenografia.

La temperatura a teatro inizia a farsi insopportabile. Facce sempre più umide di sudore, make up che non reggono più,  abbandoni di giacche e scarpe; inizia la squallida battaglia tra il sonno e la lucidità.

 

22.30: Si riprende. Dopo 10 minuti di pausa il tappeto è ancora lì al suo posto.

 

00.00: Gran finale con saluti della maestra di danza.

Rispunta da un angolo l’ormai noto presentatore per dire la sua, coriandoli che scendono dal cielo, grida di bambini che si rincorrono per tutto il teatro e genitori in estasi.

Gran casino, gran casino, gran casino e caldo.

 

00.40: Metto piede in casa e bacio il pavimento con un unico pensiero nella mente.

 

Fortunatamente il saggio è solo una volta all’anno…

 

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3 pensieri su “Saggio di fine anno

  1. La prossima volta consiglio di portare nella borsetta del gas lacrimogeno gh… 😛
    Comunque…Accidenti…Il problema è che NON sò essere egoista, è questo che mi frega ogni volta…

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  2. Ti dico solo che questo sbattimento l’ho subìto in fila per vedere il concerto dei Placebo!! E pure al Metarock con gli Afterhours e i 30 seconds to mars… per fortuna i presentatori non erano previsti.

    Ma quanta gente c’era al saggio???

    Mi piace

  3. che brutta esperienza 😉

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